Cosa è Divine, l’app social con l’archivio video di Vine voluta da Jack Dorsey

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Dopo aver venduto Twitter a Elon Musk, Jack Dorsey ha lanciato Bluesky (il social network “rivale” di X) e l’app di messaggistica senza connessione Bitchat. Ora è il turno di Divine, il reboot del classico Vine, la piattaforma di condivisione video fondata da Dom Hofmann, Rus Yusupov e Colin Kroll nel 2012, acquisita da Twitter per 30 milioni di dollari e poi chiusa nel 2017.

Dorsey ha soffiato l’idea a Musk: il patron di Tesla era stato il primo a rivelare l’intenzione di far tornare online l’archivio storico di tutti i video caricati sull’ormai defunto social, ma dopo l’annuncio iniziale non se ne era fatto più niente. Divine è stato finanziato dall’organizzazione no-profit and Other Stuff di Dorsey, attiva nel supportare progetti open source sperimentali che abbiano le potenzialità e la capacità di trasformare il panorama dei social media.

 

In questo articolo:

 

  • Il reboot di Vine è realtà: arriva l’app Divine
  • Chi c’è dietro il nuovo open network
  • Come funziona per i content creator di Vine

 

Il reboot di Vine è realtà: arriva l’app Divine

Amatissimo dagli utenti di Twitter della prima ora, Vine è stato un precursore di TikTok: Hofmann, Yusupov e Kroll erano stati i primi ad intuire la portata del formato video breve, oggi il più popolare sui social. L’app permetteva di postare filmati corti (per un tempo massimo di sei secondi) chiamati appunto vines e pubblicabili in loop, sia su Twitter che su Facebook.

La nuova app Divine consente l’accesso a oltre 100.000 video archiviati di Vine, ripristinati dal backup precedente effettuato prima della chiusura del social madre. Ma dietro Divine c’è dell’altro: dal viaggio nel passato ci si immerge nel presente e verso il futuro, con la possibilità di creare profili inediti e di caricare nuovi video, sempre di una durata massima di sei secondi.

La ripubblicazione dell’app si intreccia inevitabilmente con gli sviluppi dell’intelligenza artificiale: a differenza dei social tradizionali, dove i video generati dall’AI sono spesso etichettati in modo casuale, Divine segnala i contenuti sospetti attraverso un software messo a punto dall’organizzazione Guardian Project e impedisce la pubblicazione di quelli a base di AI. Da anni Dorsey è attento ai potenziali rischi associati al suo utilizzo per i social media, dal bias algoritmico alla manipolazione delle informazioni.

 

Chi c’è dietro il nuovo open network

Dietro Divine c’è l’attivista e programmatore Evan Henshaw-Plath, il primo dipendente di Twitter in assoluto (e direttore tecnico de facto) e oggi componente di and Other Stuff. Conosciuto con lo pseudonimo Rabble, Henshaw-Plath sostiene che “i social dovrebbero essere infrastrutture per la democrazia e non un modello di business per la sorveglianza”. È per questa ragione che sta lavorando da tempo alla decentralizzazione con progetti come nos.social (app costruita sul protocollo Nostr) e rights.social, una sorta di dichiarazione dei diritti dei social.

Henshaw-Plath ha analizzato l’intero archivio di Vine: centinaia di migliaia di video, salvati grazie a un backup del gruppo Archive Team. Sfortunatamente, il collettivo aveva salvato i contenuti come file binari di grandi dimensioni, dai 40 ai 50 giga, rendendo impraticabile la consultazione. Questa difficoltà l’ha spinto a verificare se fosse possibile estrarre le vecchie clip di Vine per usarle come base in una nuova app mobile.

Dopo aver trascorso mesi a scrivere script su enormi quantità di dati e a capire come funzionavano i file, Rabble è riuscito nell’impresa e ha ricostruito parte dell’archivio di Vine insieme ai commenti originali e alle informazioni sui vecchi utenti e sulle visualizzazioni. È Elon Musk a detenere i diritti delle librerie dei filmati originali credute perdute e invece rimaste intatte: X, infatti, possiede la proprietà di Vine, essendo inclusa nel pacchetto dell’ex Twitter.

Henshaw-Plath non è riuscito ad estrarre tutti i video, ma ha recuperato una buona percentuale di quelli più popolari. Il materiale circolato all’epoca, però, è immenso: Rabble ha rivelato in un’intervista concessa a TechCrunch che ci sono milioni di video incentrati sul K-pop che non sono mai stati nemmeno archiviati. In origine, Vine aveva oltre due milioni di utenti e qualche milione di creator; ora Divine ha 150.000200.000 video di circa 60.000 creator.

 

Come funziona per i content creator di Vine

Chi dal 2013 al 2017 ha pubblicato video su Vine detiene ancora il copyright dei propri filmati: è possibile verificare la titolarità dell’account dimostrando di essere in possesso dei profili social originariamente elencati nella biografia oppure inviare a Divine una richiesta di rimozione Dmca se si desidera che i propri contenuti vengano eliminati. Una volta recuperato l’account, si può scegliere se pubblicare nuovi video oppure caricare i vecchi che il processo di ripristino ha tralasciato.

Disponibile sia per iOS che per Android sul sito ufficiale, Divine è una piattaforma open source e basata sul protocollo decentralizzato Nostr. Gli sviluppatori possono configurare e creare le proprie app ed eseguire i propri host, relay e server multimediali, senza la necessità di finanziamenti da parte di venture capital o impegnativi team di programmazione. L’esportazione dell’archivio è avvenuta in modalità fair use perché i contenuti provengono da una raccolta online e i creatori ne detengono ancora i diritti.

“Il motivo per cui ho finanziato la no-profit and Other Stuff è per consentire a sviluppatori creativi come Rabble di mostrare cosa è possibile fare in questo nuovo mondo, utilizzando protocolli permissionless che non possono essere interrotti in base al capriccio di un proprietario aziendale”, ha dichiarato Dorsey in una nota. “Le persone vogliono avere potere decisionale sulle proprie vite e sulle proprie esperienze sociali: penso che ci sia una nostalgia per l’era del Web 2.0, per l’epoca dei blog, che ci ha dato il podcasting, l’era in cui si creavano comunità, invece di limitarsi a manipolare l’algoritmo”, ha aggiunto Henshaw-Plath. Non a caso il claim scelto per il badge assegnato ai video è Made by Humans: come l’esperienza che garantisce Divine.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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