Il dollaro Usa è in procinto di chiudere il suo mese migliore del 2025. A luglio il Dollar Index – benchmark che misura l’andamento del dollaro rispetto a un paniere delle principali valute – ha guadagnato il 3,21% (fino a ieri). La performance ha invertito sei mesi consecutivi in calo. Quest’anno il biglietto verde è stato messo sotto pressione dalle politiche commerciali e fiscali del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. I dazi hanno generato l’aspettativa negli investitori che l’economia americana potesse scivolare in recessione, mentre la riforma fiscale che prevede l’abbassamento delle tasse ha suscitato il timore che il deficit americano possa andare fuori controllo. Tutto questo ha pesato sul sentiment del mercato verso gli asset americani, in particolare verso il dollaro Usa. In questo articolo:
- Dollaro Usa: cosa ha determinato il risveglio
- È in corso un’inversione di tendenza?
Dollaro Usa: cosa ha determinato il risveglio
Gli operatori dei mercati valutari hanno apprezzato gli accordi commerciali che gli Stati Uniti hanno siglato recentemente con Giappone e Unione europea, che si uniscono ai compromessi già raggiunti in precedenza con Gran Bretagna e Cina. Ancora ci sono diverse questioni da definire, ma la sensazione generale è che il peggio sia ormai alle spalle. Il clima più disteso ha dato carburante al dollaro Usa, che ha mostrato segni di risveglio guadagnando posizioni sulle altre valute. Questa settimana hanno contribuito alla forza della moneta statunitense anche i dati sull’economia a stelle e strisce e la riunione della Federal Reserve.
L’economia Usa si è espansa a un ritmo del 3% nel secondo trimestre, il che ha allontanato anche il più remoto timore di una recessione nella più grande superpotenza mondiale. Quanto al meeting della Fed, la conferenza stampa del governatore della Banca centrale, Jerome Powell, a chiusura dell’evento ha confermato le impressioni degli ultimi tempi di investitori e analisti: i tassi di interesse probabilmente resteranno alti per più tempo rispetto a quanto si pensava fino a poche settimane fa. Le pressioni di Trump per tagliare il costo del denaro non hanno fatto breccia su Powell, che ha respinto anche le insistenze dell’ala più accomodante della Fed. Ora i trader scontano un taglio del costo del denaro una probabilità del 40% a settembre e dell’80% a ottobre, mentre prima della riunione quest’ultima probabilità era data al 100%. Tassi più alti fanno il gioco del dollaro, perché la divisa rende di più alimentando in questo modo la domanda degli investitori.
“Dopo un periodo di significativa debolezza, abbiamo visto il dollaro trovare forza nella resilienza dei dati economici statunitensi, nei progressi nelle negoziazioni tariffarie e nell’esaurimento delle vendite (del dollaro n.d.r.)”, ha detto Nathan Thooft, senior portfolio manager di Manulife Investment Management.
È in corso un’inversione di tendenza?
La domanda ora è cosa aspettarsi nei prossimi mesi, ossia se il dollaro Usa continuerà a eclissare le altre valute come ha fatto a luglio recuperando almeno un’altra parte delle perdite sostenute quest’anno. Già domani c’è un importante banco di prova con la lettura dei dati sull’occupazione americana di giugno. Un mercato del lavoro robusto potrebbe fornire ulteriore benzina al biglietto verde.
Secondo Nour Al Ali, strategist di Bloomberg, il dollaro “è pronto per ulteriori guadagni nelle prossime settimane”. A suo avviso, “i dati economici resilienti degli Stati Uniti, una Fed che non è pronta a tagliare i tassi di interesse e un’ondata di accordi commerciali alimentano un biglietto verde più forte”. Dello stesso parere è Ben Ford, strategist FX di Macro Hive, secondo cui “per vendere dollari contro un paniere di valute, occorrerà qualcosa di drastico da parte di Trump e un rallentamento macroeconomico statunitense”.









