Donald Trump: tutti i punti chiave del suo discorso al Congresso

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Non ci sono state grandi sorprese rispetto alla linea politica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel discorso di fronte al Congresso riunitosi in seduta congiunta. L’inquilino della Casa Bianca ha ribadito la sua posizione su temi chiave come dazi, chip, tasse, economia e guerra, suscitando gli applausi scroscianti dei repubblicani e cartelli, fischi e interruzioni da parte dei democratici. Con il suo partito che controlla entrambe le camere, Trump può fare la voce grossa ed è intenzionato a portare a casa la sua agenda politica ed economica.

All’esterno del Congresso, un clima rovente a livello economico e geopolitico, mentre le Borse risentono degli umori altalenanti degli investitori. Wall Street ha chiuso ancora una volta in rosso e ora l’indice S&P 500 perde l’1,76% da inizio anno, aggravando la sua sottoperformance rispetto ad altri mercati come quello europeo. Le Borse del Vecchio continente appaiono oggi ben intonate, trainate dai titoli del settore Difesa dopo il piano di riarmo da 800 miliardi di euro proposto dalla Commissione europea.

 

I punti chiave del discorso di Donald Trump

Donald Trump ha toccato diversi temi nella sua ampia testimonianza nell’aula parlamentare statunitense, accendendo discussioni non solo tra i legislatori ma anche tra economisti ed esperti di mercato. Ecco le questioni più importanti affrontate:

 

Dazi

L’attenzione non poteva che essere massima sulle tariffe americane sui beni di importazione straniera. Dal 4 marzo sono in vigore prelievi generalizzati del 25% per Canada e Messico, e del 20% per la Cina. Ciò ha scatenato le vendite a Wall Street, ma Trump ha chiarito che la reazione del mercato non indebolisce la sua determinazione sui dazi. A suo avviso, la nuova tassa sulle importazioni porterà a migliaia di miliardi di entrate per gli Stati Uniti. “I dazi servono a rendere l’America nuovamente ricca e grande. Ci sarà un po’ di disturbo, ma ci va bene”. Su questo punto, quindi, il presidente USA è stato glaciale. Più possibilista la riflessione del segretario al Commercio Howard Lutnick, che ha aperto a trattative e a una parziale sospensione delle tariffe per Canada e Messico.

 

Chip

Trump è entrato a gamba tesa sul Chips and Science Act, la legge bipartisan da 52 miliardi di dollari del 2022 sui semiconduttori dell’amministrazione Biden, chiedendone al Congresso l’eliminazione. “Il vostro Chips Act è una cosa orribile”, ha detto suggerendo di utilizzare “tutto ciò che è rimasto dei fondi assegnati al programma per ridurre il debito o per qualsiasi altra ragione”. Questo però è un tema rovente, perché molti progetti portati avanti dai suoi colleghi di partito per la costruzione di fabbriche di chip sfruttando i sussidi della legge sono stati già avviati.

 

Tasse

In campagna elettorale, il leader repubblicano ha conquistato gli americani votanti e Wall Street promettendo un taglio delle tasse alle società e l’estensione dei benefici fiscali ai privati introdotti nel 2017 e in scadenza quest’anno. Davanti al Congresso, ha ribadito la sua richiesta di non tassare il reddito di mance e straordinari, nonché i benefici della previdenza sociale. Inoltre, ha detto di voler rendere deducibili dalle tasse i pagamenti degli interessi sulle auto prodotte in America. In questo contesto, si è posto l’obiettivo ambizioso di pareggiare il bilancio nel prossimo futuro.

 

Economia

Nel ribadire che gli Stati Uniti torneranno ai fasti del passato con il progresso dell’economia e la creazione di posti di lavoro, Trump ha attaccato il suo predecessore Joe Biden sul fronte dell’inflazione. “Abbiamo subito la peggiore inflazione degli ultimi 48 anni, ma forse anche nella storia del nostro Paese”. In realtà, non è proprio così. Nel giugno del 2022, l’indice dei prezzi al consumo americano è arrivato a una crescita del 9,1% su base annua, ovvero al massimo di quattro decenni ma non di tutti i tempi.

 

Guerra

Non poteva mancare l’argomento guerra nel discorso di Trump, dopo l’incontro con il presidente dell’Ucraina, Volodymir Zelensky, nello Studio Ovale, definito dal leader ucraino “deplorevole”. Il 78 enne newyorchese ha detto di aver ricevuto un messaggio da Zelensky che l’Ucraina è pronta a firmare un accordo sulle terre rare e a porre fine alla guerra con la Russia. Una richiesta che si concilia con il desiderio di Trump e rafforza la posizione negoziale di Mosca.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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