Dow Jones: split azionario basterà a Google, Amazon e Tesla per entrare?

Dow Jones: split azionario basterà a Google, Amazon e Tesla per entrare?

Dow Jones: split azionario basterà a Google, Amazon e Tesla per entrare?

In questo 2022 3 big tech di Wall Street hanno annunciato lo split azionario, ovvero Google, Amazon e Tesla. Il gigante del motore di ricerca e il colosso e-commerce suddivideranno le loro azioni con un rapporto 20 a 1, mentre il pioniere delle auto elettriche probabilmente manterrà lo stesso profilo di 2 anni fa, quando frazionò le azioni con un rapporto 5 a 1. 

Alla fine dell’operazione tutti e 3 i titoli sarebbero quotati a un prezzo che va da circa 140 a 220 dollari, stando alle quotazioni attuali. Un livello di prezzo che in teoria permetterebbe di accedere all’indice Dow Jones Industrial Average. 

Le 3 aziende tecnologiche contano molto su questo, non tanto per il riflesso positivo (molto limitato) che potrebbe esserci sul titolo in Borsa. Oltre 13.000 miliardi di dollari investiti sono indicizzati o confrontati con l’S&P 500, di cui Google, Amazon e Tesla fanno parte, mentre il numero per il Dow è appena di 37 miliardi di dollari. La ragione fa più riferimento a una questione di immagine, come se la presenza nell’altro indice americano contribuisse a dare maggiore lustro all’azienda.

 

Dow Jones: cosa occorre per farvi parte

Ma quanto sono le probabilità effettive di finire dentro il benchmark così ambito? Questo è incerto, perché le logiche seguite dai gestori dell’indice sono diverse rispetto a quelle relative all’S&P 500 o al NASDAQ. Il presupposto è che il Dow pondera le azioni in base al prezzo, gli altri 2 in funzione della capitalizzazione. Quindi, la differenza qui è molto marcata. 

Una volta effettuata la suddivisione delle azioni, in teoria sia Google che Amazon e Tesla potrebbero rientrare. In questo momento infatti il prezzo minimo che si rileva nell’indice è di meno di 50 dollari e appartiene a Walgreens Boots Alliance, mentre quello massimo riguarda le azioni UnitedHealth, che quotano oltre 500 dollari. 

Nel merito dei pesi massimi in parola, i gestori del Dow non si sono espressi, ma hanno fornito una spiegazione della metodologia applicata in un’email, che recita come la selezione dei titoli non sia regolata da regole quantitative, ma in funzione dell’eccellente reputazione e della crescita sostenuta della società, nonché dall’interesse per la stessa da parte degli investitori. L’email inoltre sottolinea come il peso maggiore nell’indice sia dato al prezzo dei titoli, a differenza dell’S&P 500 che presta maggiore attenzione alla capitalizzazione.

 

Dow Jones: cosa sarebbe successo se vi fossero stati Google, Amazon e Tesla in questi anni

Il Dow Jones negli ultimi anni ha sottoperformato gli altri indici come l’S&P 500 e il NASDAQ, per la mancanza di titoli orientati alla crescita. Infatti, considerando il quinquennio passato, il Dow è aumentato di circa il 69%, il principale indice di Wall Street del 94% e il benchmark tecnologico del 143%. 

Allo stesso modo l’espansione dei multipli è stata molto più limitata nel Dow. Quest’ultimo 5 anni fa scambiava intorno alle 16 volte i guadagni attesi e ora negozia a circa 18 volte, con un incremento del 13%. Il NASDAQ invece è passato da 20 a 28 volte, registrando una crescita del 37%. 

Se Google, Amazon e Tesla fossero stati presenti nel Dow Jones nel periodo di tempo considerato, le cose sarebbero andate diversamente. Infatti, la presenza di Google avrebbe portato a multipli di 21, con una capitalizzazione più che raddoppiata, 443 miliardi di dollari vs i 210 miliardi attuali, e una crescita degli utili prevista per il 2022 dell’8% rispetto al 6%. La situazione sarebbe molto simile se si fosse aggiunto Amazon, con un price/earnings che sarebbe di 22, un valore di mercato di 436 miliardi di dollari e guadagni attesi in aumento dell’8%. Se fosse stato inserito il titolo Tesla invece avremmo multipli per ben 24 volte, una capitalizzazione media di 415 miliardi di dollari e profitti stimati per l’anno in corso del 9%.

 

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