Il premier australiano Anthony Albanese ha annunciato di voler vietare il dynamic pricing, il sistema di prezzi dinamici praticato dalle piattaforme di ticketing per la vendita online dei biglietti di concerti ed eventi. La decisione del governo federale è arrivata in seguito alle rivelazioni del programma televisivo di giornalismo investigativo Four Corners, secondo cui Ticketmaster e Ticketek (le grosse società di vendita e distribuzione di biglietti per concerti, festival e grandi eventi) effettuano pratiche commerciali sleali e addebitano ai fan commissioni nascoste.
Dynamic pricing: cos’è e perché è criticato
Il significato letterale di dynamic pricing è tariffazione dinamica, ovvero una modalità di vendita dei biglietti che cambia in base ai picchi di consumo, come succede per l’acquisto dei voli aerei e le prenotazioni degli alberghi. Il sistema, sfruttato soprattutto dalle multinazionali di intermediazione come Ticketmaster, TicketOne e AXS, adatta automaticamente il prezzo in base alla richiesta, calcolandolo sulla queue (la coda digitale) di chi è in fila sul sito. È un algoritmo a regolare il prezzo del biglietto a seconda di quanto le persone sono interessate e disposte a pagarlo. La tattica è controversa e fa esplodere i prezzi quando aumenta la domanda, soprattutto quando vengono annunciati concerti molto attesi.
È il caso del tour di reunion degli Oasis: per vedere i fratelli Gallagher nelle 17 date che attraverseranno il Regno Unito e l’Irlanda nell’estate del 2025, i prezzi dei biglietti sui siti dei rivenditori autorizzati oscillano tra le 70 e le 500 sterline, più che raddoppiati rispetto alla base di partenza. Particolarmente significativo è il boom dei biglietti per i posti in piedi, schizzati da 135 a 337,50 sterline. Costi che nel giro del secondary ticketing superano le 1.000 sterline. Non a caso la CMA (Competition and Markets Authority, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) ha aperto un’indagine sulla vicenda. “Il dynamic pricing ha dimostrato di essere lesivo per i consumatori e rischia di essere in contrasto con i principi di equità e accessibilità sui quali si fonda il mercato unico”, hanno commentato in merito gli eurodeputati italiani Brando Benifei e Pierfrancesco Maran.
In realtà il dynamic pricing è nato proprio per contrastare il fenomeno del secondary ticketing, ossia l’acquisto in blocco di stock di biglietti da parte di persone o bot automatici che poi li rimettono in vendita a prezzi maggiorati su siti paralleli come Viagogo e Gigsberg. Gli addetti ai lavori considerano il secondary ticketing una delle cause che hanno reso i biglietti così costosi, insieme al rincaro dell’energia e dei carburanti e all’inflazione che hanno portato all’aumento esponenziale dei cachet degli artisti e dei compensi del personale tecnico, di spese di viaggio, allestimento dei palchi e commissioni di servizio delle piattaforme di vendita.
Cosa vuole fare il governo australiano
In Australia il dibattito sul dynamic pricing è diventato centrale in occasione della vendita dei biglietti per i concerti dei Green Day. L’enorme domanda per vedere dal vivo la band di Billie Joe Armstrong ha fatto impennare i prezzi dei biglietti da 100 dollari australiani a 500 dollari. In aggiunta, Ticketmaster e Ticketek applicano quelle che vengono considerate commissioni nascoste incluse nel costo complessivo del biglietto: per un ticket da 65 dollari, un addebito tra i 30 e i 40 dollari.
Questa pratica è un’abitudine consolidata negli Stati Uniti, dove si sono rivelati inutili l’appello del presidente Joe Biden e l’intervento dei parlamentari Daniel Carey e John Velis con il Taylor Swift Bill, proposto per contenere i prezzi esorbitanti dei biglietti dell’Eras Tour di Taylor Swift, venduti fino a 1.500 dollari. La legge è stata approvata soltanto dal Minnesota e in nessun altro Stato. Allo stesso modo a nulla è valso il tentativo di intervento per l’ultimo tour di Bruce Springsteen: una parte dei biglietti ha superato i 5.000 dollari, da un prezzo di partenza intorno ai 200.
Artisti come Neil Young e i Cure si sono apertamente schierati contro i prezzi dinamici e le hidden fees che spingono i prezzi alle stelle. Lo storico gruppo dark wave ha scelto di tenere i biglietti ad un prezzo politico per il loro primo tour statunitense in sette anni: 20 dollari. Per evitare quanto accaduto in passato, cioè passare per piattaforme che applicano commissioni addirittura superiori al costo del biglietto, la leggendaria band britannica ha negato il permesso di usare il dynamic pricing, scegliendo biglietti non trasferibili. “Gli artisti che si nascondono dietro al management sono stupidi o mentono”, ha detto il cantante Robert Smith al Times parlando dei colleghi che dichiarano di ignorare le modalità di lavoro di promoter, management e rivenditori.
“Dai biglietti dei concerti alle camere d’albergo fino agli abbonamenti in palestra, gli australiani sono stufi delle aziende che utilizzano tattiche subdole che rendono difficile la disdetta degli abbonamenti o aggiungono costi nascosti agli acquisti”, ha affermato il governo federale in una nota. Il piano dell’esecutivo Albanese è intervenire con misure severe, dai concerti dal vivo agli eventi sportivi. Per ora non è ancora chiaro in che modo.
La prima mossa concreta è arrivata dal governo dello Stato federato di Victoria: l’amministrazione ha deciso che i concerti degli Oasis del 2025 saranno considerati un major event, quindi i biglietti saranno protetti dalla legge anti-bagarinaggio considerata per questo tipo di eventi. La legislazione in materia prevede che i biglietti non si possono rivendere ad un valore superiore al 10% di quello iniziale. Chi infrange questa norma incappa in multe salate.
Il dynamic pricing nei concerti è illegale?
Formalmente no, purché non vengano violate le disposizioni vigenti in materia di tutela dei consumatori. D’altronde è difficile intervenire nelle dinamiche del libero mercato che vedono coinvolte una domanda, un’offerta e un prezzo che dovrebbero regolarsi a vicenda. La domanda per la musica dal vivo resta intensa: ci sono sempre più persone che, dopo le chiusure e le cancellazioni durante gli anni della pandemia, sono disposte a sborsare molto più di 100 euro per assistere al concerto del proprio artista preferito. Quando la richiesta è clamorosa, scattano le maggiorazioni e in diverse situazioni le speculazioni.
La materia è delicata perché coinvolge tutti i player dell’industria musicale: artisti, agenti, promoter e rivenditori. Complice il drastico calo delle vendite dei dischi con la fruizione immateriale via streaming, i concerti sono ormai centrali per la sostenibilità economica del music business. Michael Rapino, l’amministratore delegato di Live Nation, ha dichiarato agli azionisti che l’azienda prevede di espandere il dynamic pricing perché rappresenta “un’opportunità pluriennale per continuare a far crescere i nostri ricavi e i nostri profitti”.
L’acquisizione di Ticketmaster da parte di Live Nation è considerata da molti analisti una delle operazioni di M&A più controverse dell’industria musicale. La multinazionale statunitense, che ha chiuso il 2023 registrando un fatturato record di quasi 23 miliardi di dollari, ha specificato in risposta a Four Corners che Ticketmaster non stabilisce i prezzi né li adegua con un algoritmo al rialzo o al ribasso in base alla domanda. A comporre il prezzo sono gli artisti, i promoter e le venue. La società sottolinea che le commissioni sono ben visibili al momento dell’acquisto e servono a sostenere “servizi essenziali, tra cui sviluppo e innovazione tecnologica, assistenza clienti, sicurezza e conformità, tutti servizi che richiedono investimenti significativi”.









