EasyJet taglia le stime e crolla in borsa, la guerra si sente a bordo

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Anche se l’estate sembra ancora un lontano miraggio, il conto del conflitto in Medio Oriente è già arrivato. La compagnia britannica EasyJet ha comunicato una perdita semestrale stimata tra 540 e 560 milioni di sterline, con il titolo che ha ceduto fino al 9% in Borsa trascinando con sé Ryanair e Wizz Air. Carburante più costoso di 800 dollari a tonnellata rispetto a prima del conflitto, prenotazioni estive inferiori all’anno precedente e una domanda che ha smesso di pianificare con anticipo: tre segnali che il mercato ha letto come un allarme collettivo per il settore.

 

In questo articolo:

 

  • EasyJet, un primo semestre compromesso su più fronti
  • Voli, prenotazioni in calo e nuove geografie della domanda
  • Carburante, la copertura regge ma non per sempre

 

EasyJet, un primo semestre compromesso su più fronti

La perdita stimata tra 540 e 560 milioni di sterline per i sei mesi conclusi a marzo comprende componenti sia operative sia straordinarie. Sul fronte operativo, il conflitto in Medio Oriente ha generato 25 milioni di sterline di costi aggiuntivi per il carburante nel solo mese di marzo, una voce che si aggiunge alla pressione già esercitata dall’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime energetiche. Sul fronte straordinario, la compagnia ha dovuto stanziare 30 milioni di sterline in accantonamenti legali, una spesa non ricorrente che ha ulteriormente appesantito il risultato.

Il confronto con l’anno precedente è particolarmente sfavorevole: la perdita stimata supera di oltre 150 milioni di sterline quella registrata nella prima metà dell’esercizio 2024-2025. Va ricordato che il modello di business di easyJet, come quello degli altri vettori low cost europei, concentra la generazione di utili nella seconda metà dell’anno, il periodo che include la stagione estiva. I risultati semestrali completi saranno pubblicati il 21 maggio. 

La reazione dei mercati ha confermato che il problema non è circoscritto a easyJet: Ryanair e Wizz Air hanno accusato perdite significative nella stessa seduta. Un segnale coerente con quanto Wizz Air aveva già anticipato, comunicando una riduzione dell’utile netto annuale di 50 milioni di euro per effetto del medesimo contesto geopolitico.

 

Voli, prenotazioni in calo e nuove geografie della domanda

L’impatto del conflitto non si misura soltanto sui costi, ma anche sulla struttura della domanda. EasyJet ha comunicato che le prenotazioni estive sono inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: il 63% della capacità del terzo trimestre — aprile, maggio e giugno — risulta venduto, contro il 65% rilevato dodici mesi fa. Per il quarto trimestre, da luglio a settembre, le prenotazioni si attestano al 30%, con un orizzonte di visibilità che l’amministratore delegato Kenton Jarvis, nel corso di un incontro con i media,  ha definito inferiore alla norma. Il fenomeno più rilevante rilevato dal management è l‘accorciamento della curva di prenotazione: i passeggeri tendono ad acquistare i biglietti in prossimità della data di partenza, riducendo la capacità della compagnia di pianificare con anticipo i livelli di riempimento e ottimizzare i rendimenti per rotta. Questo comportamento, già osservato in contesti di incertezza macroeconomica, si accentua quando l’incertezza ha una componente geopolitica diretta.

Sul piano geografico, si registra uno spostamento della domanda dal Mediterraneo orientale verso quello occidentale. Destinazioni come Cipro, Egitto e Turchia hanno subito un calo di prenotazioni nelle settimane successive all’escalation del conflitto, anche se Jarvis ha segnalato una parziale ripresa su queste rotte nelle settimane più recenti. In parallelo, le prenotazioni verso destinazioni urbane e verso il Mediterraneo occidentale hanno registrato una dinamica relativamente più solida. A fare da controaltare c’è però la domanda nel breve termine, incluso il periodo pasquale, che è stata definita dal ceo come “continuamente positiva”, con un picco pasquale indicato come il più intenso mai registrato dalla compagnia. Le previsioni per i tassi di occupazione, ossia la percentuale di posti occupati da passeggeri paganti, nel quarto trimestre rimangono incerte. Jarvis ha indicato che l’evoluzione “dipenderà molto da come si comporterà il mercato a fine estate e da cosa succederà al conflitto nelle prossime due settimane”.

 

Carburante, la copertura regge ma non per sempre

La gestione del rischio carburante rappresenta uno degli elementi centrali del comunicato. EasyJet ha dichiarato di aver coperto il 70% del proprio fabbisogno per il resto dell’esercizio fiscale — che si conclude a settembre — a un prezzo di 706 dollari per tonnellata metrica. Questa posizione offre una protezione significativa nel breve termine, ma lascia esposta una quota rilevante del consumo alle fluttuazioni di mercato. Il prezzo spot del carburante per aerei si attesta attualmente a circa 800 dollari per tonnellata in più rispetto ai livelli precedenti all’inizio del conflitto: un incremento che, applicato alla quota non coperta, genera impatti di rilievo. La compagnia ha quantificato la propria sensitività al prezzo spot: ogni variazione di 100 dollari per tonnellata metrica si traduce in un effetto di 40 milioni di sterline sui costi per la componente non hedgiata. Le coperture in essere sono destinate a scadere progressivamente verso la fine dell’estate, aumentando l’esposizione della compagnia alla volatilità dei prezzi proprio nel momento di massima operatività.

La compagnia britannica ha escluso che vi siano al momento preoccupazioni sulla disponibilità fisica di carburante, respingendo le ipotesi di cancellazione dei voli avanzate dal ceo di Ryanair Michael O’Leary in caso di chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Il manager ha indicato visibilità operativa fino a metà maggio, senza criticità sulle forniture. Sul fronte della solidità finanziaria, la compagnia dispone di una liquidità di 4,7 miliardi di sterline, che il management indica come il principale presidio per affrontare il contesto operativo attuale e sostenere il percorso verso gli obiettivi di medio termine. La protezione offerta dalle coperture non azzera però il rischio sui prezzi. “Nel breve termine siamo protetti”, ha dichiarato Jarvis, “ma se il carburante rimarrà alto più a lungo, l’intero settore ne risentirà”.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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