Economia globale: 3 fattori che potrebbero tenerla fuori da una recessione - Borsa&Finanza

Economia globale: 3 fattori che potrebbero tenerla fuori da una recessione

Economia globale: 3 fattori che potrebbero tenerla fuori da una recessione

L’economia globale dovrebbe entrare in recessione nei prossimi mesi, secondo le previsioni degli esperti. Quello che rimane in discussione è quanto un’eventuale contrazione sarà profonda. Il 2023 non si sta rivelando un anno facile da decifrare, perché si presta a moltissime variabili, che ancora sono in corso di definizione. Una di queste è l’inflazione. Fino a quando il costo della vita si manterrà alto, sarà difficile che le Banche centrali possano allentare la loro politica monetaria.

Tuttavia, alcune indicazioni positive stanno arrivando. Poco fa sono usciti i dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che hanno rilevato un calo dal 7,1% al 6,5% su base annua e una riduzione dallo 0,1% al -0,1% su base mensile. Questo è un segnale eloquente che l’inflazione si sta raffreddando e quindi la Federal Reserve potrebbe attenuare la stretta sui tassi. Se le stesse buone notizie arriveranno dall’Europa, è possibile che il nemico numero uno che ha caratterizzato tutto il 2022 riuscirà a essere domato quest’anno.

 

Economia globale: sarà davvero recessione?

L’inflazione più bassa potrebbe essere un pensiero in meno, ma basterà a scongiurare una recessione per l’economia globale? In realtà occorrerebbe tenere presente altri tre fattori, che sarebbero in grado di determinare il percorso economico degli Stati.

Il primo fa riferimento alle attività commerciali e dei consumatori negli Stati Uniti. La domanda si sta attenuando a causa dell’inasprimento delle condizioni finanziarie e creditizie, con la serie di rialzi del costo del denaro della Fed. Tuttavia, il mercato del lavoro in USA si mantiene resiliente. Il tasso di disoccupazione continua a sostare al minimo storico del 3,5% e, sebbene nel settore tecnologico stiano piovendo licenziamenti, in generale le aziende americane preferiscono magari non effettuare nuove assunzioni e tenere a bada l’aumento dei salari. Alla fine anche i consumi ne beneficeranno, se il mercato del lavoro non crolla. E questo servirebbe per tenere alta la domanda e far crescere l’economia.

Il secondo fattore allude alle temperature climatiche in Europa. L’inverno sta facendo un regalo inaspettato al Vecchio Continente, con il barometro che va su meno di quanto previsto. Anzi, si può dire che questo sia uno degli inizi della stagione invernale più caldi degli ultimi anni. Ciò è estremamente importante perché allontana la probabilità che si manifesti una crisi energetica. Lo stoccaggio a livelli elevati del gas in tutta Europa è un’altra garanzia in tal senso. Tutto questo serve per mantenere bassi i prezzi di gas naturale, petrolio ed elettricità, diminuendo il peso per famiglie e imprese, e quindi liberando risorse per consumi e investimenti. L’effetto benefico delle temperature più miti compensa almeno in parte l’atteggiamento aggressivo della Banca Centrale Europea in tema di politica monetaria, tutto volto ad abbattere l’inflazione inasprendo i tassi d’interesse.

Il terzo fattore riguarda la riapertura della Cina, dove la scellerata (secondo molti) politica zero Covid esercitata dalle autorità governative nel 2022 ha atterrato l’economia cinese. Pechino è intenzionata ora a lasciar correre il virus, nonostante il Paese stia registrando un numero di infezioni senza precedenti. Contestualmente, il Governo intende favorire le politiche per la crescita, dopo aver mancato gli obiettivi del PIL lo scorso anno (prevedeva il 5,5%, mentre le stime non vanno oltre il 3%). Il problema è che la popolazione cinese è scarsamente immunizzata al virus, essendo poco vaccinata o vaccinata male (il loro vaccino è poco efficace). Tuttavia, se il Dragone riuscirà a resistere alla tentazione di richiudere tutto, è lecito attendersi un rimbalzo dell’occupazione, della spesa dei consumatori e delle attività produttive.

In definitiva, questi tre fattori messi insieme sarebbero in grado di allontanare una recessione dall’economia globale, con riflessi positivi sui mercati finanziari. Quantomeno potrebbero fare in modo che la flessione non sia grave e non colpisca indistintamente tutti i Paesi e tutti i settori. Questo già sarebbe un gran risultato, viste le premesse fino a qualche mese fa.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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