EDF e le altre, la mano dello Stato nelle imprese strategiche - Borsa e Finanza

EDF e le altre, la mano dello Stato nelle imprese strategiche

EDF nazionalizzazione in vista

Il nucleare di Stato in Francia si chiamerà sempre di più EDF. L’azienda, già controllata dal governo francese con l’84% delle quote verrà ora completamente nazionalizzata, con buona pace dei fautori europei del libero mercato e delle privatizzazioni. Oggi l’ortodossia che vede lo Stato imprenditore come foriero di danni, sprechi, clientelismi è in ritirata di fronte a una serie di crisi – prima il Covid, poi la guerra Russia-Ucraina – che rischiano di spazzare via parte della forza industriale costruita dall’Europa a partire dal dopoguerra. Forza industriale che con la mano dello Stato ha in realtà molto a che fare visto che i più grandi conglomerati europei hanno spesso un’origine statale e vedono ancora una presenza dello Stato al loro interno. Si pensi per l’Italia a Fincantieri, a Enel, a Eni, a Leonardo (ex-Finmeccanica).

 

EDF salvataggio di Stato

Nel giro di un paio di giorni EDF, il gigante dell’energia nucleare francese, ha ricevuto due ottime notizie che ne hanno rischiarato un futuro opaco. La Commissione europea ha votato, non senza polemiche, a favore dell’inclusione di gas ed energia nucleare all’interno della tassonomia green mentre il primo ministro francese Elisabeth Borne ha confermato l’intenzione di rinazionalizzare la compagnia, ora controllata all’84%. Due notizie che il mercato ha dimostrato di apprezzare: l’azione EDF che prima navigava non distante dai minimi storici è balzata del 14% nel corso della seduta di mercoledì. In realtà è stato soprattutto l’annuncio della nazionalizzazione a spingere il titolo.
Le dichiarazioni di Borne sono solo una conferma di quanto già ventilato dal presidente francese Emmanuel Macron, accusato di aver aperto alla nazionalizzazione solo per rafforzare un esecutivo uscito traballante dalla recente tornata elettorale con la perdita della maggioranza assoluta in Parlamento. Una mossa che fa piacere ai sindacati e ad alcuni settori della destra e della sinistra francese hanno commentato alcuni analisti. In realtà il gruppo EDF necessita di interventi importanti per pensare di rilanciarsi. Interventi che possono essere effettuati solo da uno Stato che abbia le mani libere. Ecco quindi la “scalata” al gigante nucleare, gravato da 43 miliardi di euro di debiti e già ricapitalizzato ad aprile per oltre 2,5 miliardi. Con un valore di Borsa di circa 31 miliardi di euro, il costo dell’operazione di acquisizione del 16% della compagnia che ancora non è sotto controllo dello Stato si aggirerebbe intorno ai 5 miliardi di euro.

 

Il tempo delle nazionalizzazioni

La mossa di Macron si inserisce in un trend di nazionalizzazioni e di interventismo dello Stato in economia che ha preso avvio con la crisi dei mutui subprime nel 2008 e ha poi accelerato con il Covid-19 e lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. In un mondo non più globalizzato ma diviso in schieramenti si è compreso che tutelare da vicino le proprie risorse strategiche: energia, tecnologia, difesa è diventato oggi sempre più importante. E il primo ministro francese Borne lo ha manifestato con chiarezza affermando che

“dobbiamo avere il pieno controllo della produzione e del nostro futuro energetico. Dobbiamo garantire la nostra sovranità di fronte alle conseguenze della guerra e alle colossali sfide che ci attendono”.

La Francia non ha mai lasciato andare del tutto il controllo statale sulle sue migliori risorse industriali e non si è fatta scrupolo a nazionalizzare imprese per difenderle da attacchi esterni. Per esempio come accadde ai cantieri Saint Nazaire, tolti dalle mani di Fincantieri quando l’acquisizione della maggioranza dai coreani di Stx era ormai cosa fatta. L’Unione europea girò la testa dall’altra parte e farà lo stesso anche in questo caso, per cause di forza maggiore, e probabilmente anche per altri casi che si presenteranno nel prossimo futuro. Come per esempio il salvataggio del più grande distributore di energia tedesco Uniper mandato al tappeto dal taglio dei flussi di gas in arrivo dalla Russia.

 

Le big dell’energia sotto la mano dello Stato

Ma quali sono le big dell’energia quotate nelle quali lo Stato mantiene una quota o il controllo di maggioranza? Per quanto riguarda l’Italia tutte le società del settore quotate sul FTSE Mib hanno una presenza dell’amministrazione statale o locale.

  • A2a – Comune di Milano (25%); Comune di Brescia (25%)
  • Enel – Ministero dell’Economia e delle Finanze (23,585%)
  • Eni – CDP (26,369%); Ministero dell’Economia e delle Finanze (3,934%)
  • Hera – I comuni di Udine, Padova, Ravenna, Modena, Bologna, Imola e Trieste detengono il 46,9%
  • Italgas – Cdp (26,045%), Snam (13,5%)
  • Saipem – Cdp (12,553%), Ministero dell’Economia e delle Finanze (30,42%)
  • Snam – Cdp (31,038%)
  • Terna – Cdp (29,851%)

Per quanto riguarda gli altri paesi europei tra i nomi più noti ci sono:

  • Verbund – Austria 23,8% Citta di Vienna e 10,2% regione Tirolo
  • Cez Group – Repubblica Ceca 69,8% dl governo
  • Engie – Francia 23,6% governo francese
  • Orano (ex Areva) – Francia 45,2% governo francese
  • Gasunie – Olanda 50% Stato
  • PGE – Polonia 57,39% Ministero dell’Economia

Inoltre molte compagnie sono state privatizzate ma vedono la presenza dello Stato nel loro capitale mediante fondi sovrani o istituzioni come la Cassa depositi e prestiti italiana. Per esempio ciò accade per Repsol e Red Eletrica in Spagna o per Gaz de France in Francia.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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