Dopo oltre 10 anni di assenza, Edison prepara il possibile ritorno in Borsa. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’azionista di riferimento, il gruppo francese Edf, starebbe valutando la quotazione di una quota minoritaria della società energetica guidata da Nicola Monti. L’operazione, ancora allo studio, avrebbe iniziato a prendere forma prima della pausa natalizia e potrebbe entrare nel vivo a partire da metà febbraio, con l’avvio del cantiere per l’ipo e la selezione delle banche incaricate.
La sede di quotazione sarebbe Milano, anche se la società ha precisato che il processo di valutazione è in corso e che non è stata assunta alcuna decisione definitiva. Il piano allo studio prevederebbe il collocamento di una quota fino al 30% del capitale, con la definizione del consorzio di garanzia attesa, secondo alcune fonti, entro metà febbraio.
In questo articolo:
- I numeri di Edison e la possibile valorizzazione
- Le origini: Edison e la nascita dell’industria elettrica italiana
- Dalla nazionalizzazione alla nascita di Montedison
- L’uscita da Piazza Affari e l’arrivo di Edf
- Il gruppo Edison oggi, tra attività industriali e conti
I numeri di Edison e la possibile valorizzazione
I conti più recenti delineano una società con una redditività stabile e in crescita. A fine settembre i ricavi hanno raggiunto i 13,3 miliardi di euro, con un ebitda pari a 1,08 miliardi e un utile netto di 251 milioni. Su queste basi, le prime stime indicano una valutazione complessiva intorno ai 10 miliardi di euro. In caso di collocamento di una quota fino al 30%, l’operazione potrebbe tradursi per l’azionista di riferimento in un incasso compreso tra due e tre miliardi, in funzione della valorizzazione e della percentuale effettivamente offerta al mercato.
Nel corso della presentazione dei risultati del terzo trimestre, Edison era già intervenuta anche sulle indiscrezioni relative a una possibile vendita, chiarendo che il consiglio di amministrazione era stato informato dell’avvio, da parte di Électricité de France, di un processo di revisione strategica volto a valutare le opzioni sul livello della propria partecipazione, pur mantenendone il controllo. In sintesi, un’apertura al capitale, ipotesi già preannunciata dall’a.d. di Edison, Nicola Monti, che peraltro l’aveva ritenuta positiva.
Le origini: Edison e la nascita dell’industria elettrica italiana
La società generale italiana Edison di elettricità nasce il 6 gennaio 1884 su iniziativa di Giuseppe Colombo, figura centrale del panorama tecnico-scientifico milanese dell’epoca, che ne fu il primo amministratore delegato. Dopo un avvio complesso, la società trovò un sostegno decisivo nella Banca Commerciale Italiana. Con l’ingresso di Carlo Esterle nel consiglio di amministrazione e la sua nomina a consigliere delegato nel 1897, Edison avviò una fase di forte sviluppo, culminata nella realizzazione dell’impianto idroelettrico di Paderno d’Adda e nell’acquisizione delle principali concessioni e reti di trasporto del Nord Italia. Alla morte di Esterle, nel 1918, la guida passò a Giacinto Motta, che accelerò ulteriormente l’espansione industriale e finanziaria del gruppo, trasformando Edison in una delle maggiori potenze dell’industria italiana del tempo.
Dalla nazionalizzazione alla nascita di Montedison
Il secondo dopoguerra segnò una fase di transizione. Dopo il 1947, il miglioramento delle condizioni tariffarie consentì alle società elettriche di rafforzare i conti, fino alla svolta della nazionalizzazione dell’industria elettrica con l’istituzione dell’Enel nel 1962. Edison ricevette indennizzi rilevanti e avviò una profonda riorganizzazione, espandendo le attività in settori diversi dall’energia. Nel 1966 la fusione con Montecatini, l’importante e storica azienda chimica italiana fondata nel 1888 a Firenze, diede vita a Montedison, una delle più grandi operazioni di concentrazione industriale mai realizzate in Italia. Negli anni successivi, Edison continuò l’attività di autoproduzione di energia a servizio degli impianti industriali del gruppo. Rifondata come Edison spa nel 1976, la società beneficiò del nuovo quadro normativo degli anni Novanta, investendo in centrali ad alto rendimento e preparandosi alla liberalizzazione del settore. All’inizio degli anni 2000, Edison si affermò come secondo operatore italiano dell’energia e unico gruppo nazionale integrato nella produzione, nel trasporto e nella vendita di elettricità e gas naturale.
L’uscita da Piazza Affari e l’arrivo di Edf
Edison era quotata in Borsa dal 1979. L’uscita da Piazza Affari avvenne nel 2012, al termine dell’opa lanciata da Edf attraverso Transalpina di Energia, che portò il gruppo francese a detenere il 98,1% del capitale. A settembre di quell’anno le azioni furono revocate dalla quotazione, con il gruppo francese che consolidò il controllo totale della società, chiudendo una lunga fase di presenza sul mercato azionario italiano.
Il gruppo Edison oggi, tra attività industriali e conti
Negli ultimi anni Edison ha attraversato una profonda ristrutturazione, caratterizzata da cessioni selettive e da una rifocalizzazione sul core business. La società opera oggi nella generazione elettrica, nelle rinnovabili, nei servizi energetici e nel gas, con una struttura finanziaria radicalmente diversa rispetto al passato. A fine settembre 2025 la posizione finanziaria netta è positiva per circa 618 milioni di euro, risultato di dismissioni per circa 850 milioni che hanno incluso, tra le altre, Edison Stoccaggio, la centrale di Sesto San Giovanni e la partecipazione in Elpedison. Per l’intero esercizio, la società stima un Ebitda compreso tra 1,3 e 1,4 miliardi.
Edison si presenta così come un gruppo profondamente diverso rispetto a quello uscito dalla Borsa nel 2012: meno conglomerato, più focalizzato sull’energia e sulla transizione energetica, con conti solidi e una struttura patrimoniale rafforzata.









