Elon Musk prova l’assalto a OpenAI. Attraverso il suo avvocato Marc Toberoff, l’amministratore delegato di Tesla e SpaceX, ha presentato un’offerta al consiglio di amministrazione della startup americana focalizzata sull’intelligenza artificiale per 97,4 miliardi di dollari. “È ora che OpenAI torni a essere la forza open-source e orientata alla sicurezza che era un tempo. Faremo in modo che ciò accada”, ha scritto Musk nella dichiarazione.
L’offerta coinvolge altri importanti investitori, quali Valor Equity Partners, Baron Capital, Atreides Management, Vy Capital, 8VC, oltre al cofondatore di Palantir Joe Lonsdale e all’amministratore delegato di Endeavor, Ari Emanuel. Inoltre, vi è il sostegno di xAI, la startup di intelligenza artificiale creata proprio da Musk.
L’uomo più ricco del mondo ha intenzione di far tornare l’azienda quell’organizzazione no-profit di ricerca sull’AI (Artificial Intelligence) che ha cofondato nel 2015. All’epoca lasciò dopo tre anni, in quanto riteneva di non poter esercitare il controllo come avrebbe voluto. Ora è attratto da un’entità che nell’ultimo round di finanziamento è stata valutata 157 miliardi di dollari, ma sta per raccogliere altri 40 miliardi di dollari che le daranno una valutazione di 300 miliardi di dollari.
Su queste cifre, il valore di OpenAI sarebbe secondo, tra le società private, solo a quello di SpaceX proprio di Elon Musk, valutata circa 350 miliardi di dollari. Il punto è che, rispetto ai suoi asset reali, il consiglio direttivo ha un potere sproporzionato, con l’azienda controllata da una piccola entità che ha appena 2 dipendenti e 22 milioni di dollari in bilancio. Su questa sproporzione Musk gioca nel tentativo di far sua OpenAI.
La risposta dell’a.d. di OpenAI a Musk
Musk ha trovato pane per i suoi denti, perché l’amministratore delegato e cofondatore di OpenAI, Sam Altman, non ha alcuna intenzione di vendere. La risposta di Altman è stata ironica e tagliente allo stesso tempo. In un post su X, ha scritto: “No grazie, ma se volete compriamo Twitter per 9,74 miliardi di dollari”, ironizzando sulla cifra spropositata (44 miliardi di dollari) con cui Musk nel 2022 acquistò la piattaforma social. Da allora, X (ex-Twitter) è crollato a un valore di circa 19 miliardi di dollari, con le entrate dalla pubblicità diminuite di circa il 60% e il numero di utenti attivi precipitato del 30%.
Altman in questo momento sta effettuando una trasformazione di OpenAI per farla diventare un’azienda a scopo di lucro. Insieme a SoftBank e Oracle ha messo in piedi una joint venture chiamata Stargate per investire inizialmente 100 miliardi di dollari sulle infrastrutture AI, ma con l’importo che arriverà fino a 500 miliardi di dollari. Altman sa bene che una cessione di OpenAI a Musk aprirebbe le porte a un controllo totale del capo di Tesla e quindi ha bloccato qualsiasi negoziazione sul nascere.
Vecchi rancori…
Le schermaglie tra Musk e Altman risalgono a quando l’enfant prodige lasciò OpenAI e hanno continuato fino al botta e risposta sui social di questa settimana. A marzo dello scorso anno, Musk aveva citato in giudizio l’azienda tecnologica, accusando il management di non rispettare più il fine primario di quando è stata fondata, ossia di organizzazione no-profit.
Attraverso un dossier depositato presso la Corte Superiore della California per la Contea di San Francisco, Musk sosteneva che i principi fondamentali di OpenAI di favorire il progresso dell’intelligenza artificiale generativa open-source a beneficio dell’umanità fossero stati violati.
Per questo chiedeva un’ingiunzione per impedire lo sfruttamento a scopo di lucro della tecnologia. Tuttavia, tre mesi dopo i legali di Musk hanno ritirato la causa contro OpenAI e Altman, presentando istanza di archiviazione volontaria. Sembrava che i rapporti tra i due si fossero ristabiliti, ma ora potrebbe aprirsi un nuovo capitolo con sviluppi ancora da determinare.









