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Enel: dopo cessione asset in Argentina azione al test delle resistenze

La centrale elettrica Central Puerto a Buenos Aires, ceduta da Enel

A Piazza Affari è un inizio di settimana all’insegna della cautela per il titolo Enel che al giro di boa di metà seduta si muove nei ditorni della parità. La compagnia elettrica italiana ha sottoscritto nei giorni scorsi, tramite la controllata Enel Argentina, un accordo per la cessione all’azienda energetica Central Puerto del 75,7% detenuto da Enel nella società di generazione termoelettrica Enel Generación Costanera. Contemporaneamente la società guidata da Francesco Starace ha firmato l’accordo per la cessione a Central Puerto del 41,2% detenuto nella società di generazione termoelettrica Central Dock Sud, il cui perfezionamento è previsto entro il primo trimestre dell’anno in corso. Il corrispettivo totale per la cessione delle partecipazioni nelle due società ammonta a 102 milioni di dollari.

Costanera è la più grande centrale termoelettrica dell’Argentina, costruita con una capacità totale di 2.305 MW, mentre Dock Sud, che gestisce una centrale a gas a Buenos Aires, ha una capacità installata pari a 870 MW. Grazie a queste nuove cessioni prosegue quindi la dismissione degli asset no core da parte dell’azienda, nell’ambito di quel processo che dovrebbe portare da una parte Enel a tagliare in maniera importante il debito da 21 miliardi di euro e dall’altra a rifocalizzarsi sui mercati strategici.

 

Azioni Enel: analisi tecnica e strategie operative

Le quotazioni di Enel fanno ancora fatica ad allontanarsi dai minimi delle ultime settimane situati in area 5,30 euro, dove trovano il sostegno rappresentato dai livelli massimi di novembre. Nel breve periodo rimane fondamentale non perdere questi supporti, per evitare una prosecuzione delle correzione che avrebbe un prossimo obiettivo situato sulla soglia dei 5 euro, i minimi toccati dall’azione nel dicembre del 2022. Nel caso in cui anche questi supporti non riuscissero ad arrestare le vendite si avrebbe un ulteriore indebolimento della struttura grafica con possibili discese in direzione dei 4,75 euro e successivamente in direzione dei 4,50 euro.

Al contrario sarà solo con il superamento dei 5,40 euro, dove transita la trendline ribassista che parte dai top di gennaio 2023, che i corsi potrebbero spingersi in direzione dei 5,50 euro. Con la rottura di questi livelli il titolo potrebbe prima andare a chiudere il gap down lasciato aperto il 23 gennaio, in occasione dello stacco del dividendo in area 5,635 euro, e successivamente mettere sotto pressione i top di gennaio 2023 situati sui 5,80-5,82 euro. Nel caso in cui anche queste aree resistenziali dovessero essere lasciate alle spalle, si avrebbe una ripresa del trend rialzista partito nell’ottobre dello scorso anno con possibili allunghi verso la soglia psicologica dei 6 euro e a seguire in direzione dei 6,30 euro, che rappresentano i top degli ultimi 11 mesi.

AUTORE

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Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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