Energy crunch: la Cina liberalizza i prezzi dell’energia

Uno dei principali effetti negativi che la crisi energetica cinese ha comportato nei mercati è stata l’impossibilità per i produttori di energia a carbone di riversare sui consumatori l’aumento del prezzo della materia prima. Questo perché Pechino ha esercitato un rigido controllo sui prezzi bloccando gli aumenti nelle bollette. Tutto ciò ha messo seriamente a rischio la sopravvivenza di molte aziende, destabilizzando un intero settore. Adesso il Dragone ha fatto retromarcia e consentirà gli incrementi del prezzo dell’energia elettrica, nella speranza che certe distorsioni possano essere eliminate.

 

Energy crunch: come la Cina farà aumentare i prezzi dell’energia

Fino all’anno scorso il mercato dell’energia a carbone era pianificato in modo che venissero stabiliti prezzi fissi. Lo scorso anno le Authority di regolamentazione hanno consentito una fluttuazione fino al 10% rispetto a un benchmark, tasso che è stato elevato adesso al 20%. Non è stato previsto fino a quando tutto ciò sarà concesso, ma si presume che la tempistica sarà funzionale alla durata della crisi energetica. C’è da precisare che nessun limite di prezzo sarà applicato a quelle aziende consumatrici di molta energia, il che significa che queste in bolletta potrebbero pagare anche oltre il tetto del 20% quando vi è una carenza di fornitura come quella attuale. 

Il Governo cinese conta di stabilizzare una produzione che negli ultimi tempi ha visto un calo drammatico, con ripercussioni molto gravi anche sulle imprese estere che vendono prodotti made in Cina o utilizzano componenti elettronici cinesi nella propria catena produttiva. Il problema si è avuto allorché, con l’aumento del prezzo del carbonio, i produttori di energia a carbone hanno mostrato una certa riluttanza a generare elettricità in perdita. E questa non è una cosa da poco essendo che gli impianti a carbone forniscono il 60% dell’energia elettrica del Paese. Se a questo si aggiungono i tagli imposti da Pechino per la decarbonizzazione delle emissioni, la gravità della situazione è apparsa subito palese.

Un’altra strada che il Governo sta intraprendendo concerne il tentativo di aumentare anche le forniture di carbone, contravvenendo a quelli che sono i piani per la transizione energetica tanto decantata. Recentemente in Mongolia, alcuni minatori hanno firmato contratti a lungo termine con diverse province cinesi per incrementare la produzione, mentre altri sono stati incoraggiati dallo Stato per cercare di affrontare la carenza di approvvigionamento.

 

Cina: le conseguenze dell’aumento dei prezzi dell’energia

Le decisioni per certi versi sorprendenti delle Autorità cinesi, se da un lato eviteranno il crash totale nella produzione di energia, dall’altro alimentano il rischio di inflazione. Secondo Nomura, il nuovo meccanismo di determinazione delle tariffe energetiche spingerà i prezzi al consumo in rialzo dello 0,4%, con un’inflazione che nel terzo trimestre del 2022 raggiungerà il 2,6%. Il livello è ancora basso rispetto a quanto i prezzi stanno correndo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, circostanza che ha fatto allarmare le rispettive Banche Centrali, maggiormente propense ad alzare i tassi d’interesse. Questo però può costituire un campanello d’allarme anche perché potrà frenare i consumi e limitare una crescita dell’economia cinese che negli ultimi tempi ha conosciuto già segnali di rallentamento.