ENI presenta il piano strategico 2023-2026, dopo che stamattina ha pubblicato i conti relativi al quarto trimestre 2022 e all’intero anno trascorso. Il programma pluriennale è molto incentrato sulla sicurezza energetica e sulla riduzione delle emissioni, che entro il 2030 dovrebbero essere del 35% in meno, fino ad azzerarsi a metà del secolo.
L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha dichiarato che ciò conferma la forza e l’efficacia della strategia del gruppo. “Nel 2014 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione industriale e finanziaria che ci ha progressivamente permesso di creare valore anche in scenari difficili, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale. Abbiamo focalizzato la nostra strategia di esplorazione e produzione principalmente sul gas, facendo leva sulle nostre produzioni e diversificando gli investimenti tra diversi Paesi”, ha affermato in una nota il CEO.
ENI: i numeri del piano strategico
Nel dettaglio, il piano strategico di ENI vedrà un EBIT 2023 a 13 miliardi di euro, il che rappresenterebbe il secondo miglior risultato dell’azienda degli ultimi 10 anni, dopo il record del 2022. Il flusso di cassa operativo ante capitale circolante è stimato a oltre 17 miliardi di euro per quest’anno, per crescere fino a oltre il 25% entro il 2026 a scenario costante. Questo sarà possibile grazie al contributo decisivo della divisione E&P, dei contributi positivi di tutti i settori e della crescita dei principali business di transizione energetica.
A quest’ultimo riguardo, la capacità di generare energia rinnovabile da parte della controllata ENI Plenitude aumenterà a oltre 7 GW entro il 2026 e oltre 15 GW entro il 2030. La società si è posta come target di aumentare del doppio i punti di ricarica elettrica entro il 2026, con l’EBITDA di Plenitude che crescerà a fine piano a 1,8 miliardi di euro, circa tre volte rispetto al 2022. La spesa destinata alle attività zero e low carbon sarà pari a circa il 25% degli investimenti di gruppo. “Abbiamo trasformato la nostra piattaforma downstream e investito significativamente in tecnologia per creare e far crescere i nostri business legati alla transizione energetica, con l’obiettivo di azzerare le emissioni Scope 1, 2 e 3 . Questo ci consente oggi di confermare pienamente i nostri obiettivi di decarbonizzazione, nonostante lo scenario attuale della sicurezza energetica e la necessità di far fronte a una forte domanda di energie tradizionali”, ha affermato Descalzi.
Gli investimenti in dollari sono attesi in crescita del 15% rispetto al piano precedente, principalmente per via delle nuove opportunità e dell’ampliamento dei progetti caratterizzati da elevati ritorni. Il CAPEX è stimato a circa a 9,5 miliardi nel 2023 e a 37 miliardi nell’arco del piano.
Dividendi e buyback
Una quota del 25-30% del flusso di cassa operativo sarà destinata a remunerare gli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Per il 2023, la cedola viene aumentata del 7% a 0,94 euro per azione, mentre il buyback è fissato a 2,2 miliardi di euro. Il dividendo continuerà a essere pagato in quattro rate trimestrali uguali, quindi a: settembre 2023, novembre 2023, marzo 2024 e maggio 2024. La quota complessiva per premiare gli azionisti potrebbe anche salire al 35% del flusso di cassa operativo “in presenza di upside”, avverte la società, mentre si aspetta di “poter ricorrere, in prima istanza, alla flessibilità finanziaria, alla modulazione del CAPEX e alla flessibilità temporale in caso di downside”.
Descalzi precisa che “un significativo flusso di cassa operativo è generato sia dalle attività tradizionali che dal contributo delle attività legate alla transizione”. Ciò libera “risorse aggiuntive per gli investimenti nella transizione” e per ottenere un “livello di debito molto basso”. La solidità finanziaria dell’azienda “permette oggi di creare valore crescente per i nostri azionisti e di potenziare la politica di remunerazione”, ha concluso il top manager.









