In un panorama italiano in cui il capitale per l’innovazione è spesso un miraggio, Enry’s Island si presenta come un’anomalia affascinante: un venture builder molto concreto con una sede virtuale e una alle Isole Tremiti, approdato fino alla Borsa di Vienna, primo a essere quotato.
La società, che unisce tecnologia, metodologia e una comunità internazionale di oltre 800 professionisti, ha costruito un modello che ribalta le regole tradizionali del venture capital: niente uffici fisici, processi full-remote, una piattaforma proprietaria e persino un headquarter nel metaverso. Ma cosa significa davvero “costruire startup” nel 2025 secondo Enry’s Island? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Pacciana, Investor Relations Manager di Enry’s Island.
Iniziamo dalle base. Siete un venture builder. Che cosa significa, di cosa vi occupate?
“Enry’s Island SpA è il primo venture builder al mondo quotato in Borsa, al Vienna Stock Exchange. Una società italiana, con una sede alle Isole Tremiti, che si quota alla Borsa di Vienna, dopo un Round A di investimento da 20 milioni di dollari con uno dei principali fondi americani, LDA Capital, con base a Los Angeles, è sicuramente qualcosa di poco comune, soprattutto nel panorama italiano. Enry’s Island ha nel suo core business tre anime: Business Layer: in cui collochiamo tutte le nostre best practice, il nostro know how, i nostri ‘Islanders’, ovvero le oltre 800 persone della nostra community internazionale, e le nostre Islands, le oltre 30 società del nostro ecosistema che definiamo ‘Arcipelago’; Software Layer: una Super-App, tecnicamente una suite contenente tante app differenti e integrate, utilizzata da tutta la nostra community per gestire ogni aspetto e funzione aziendale di ogni venture capital. È parimenti utile ai nostri investitori per monitorare efficacemente ogni aspetto delle startup su cui investire o su cui hanno investito; Space Layer: un contesto virtuale in cui creare connessioni produttive. Enry’s Island SpA è da molti anni un ecosistema “full-remote”. Riteniamo che ognuno sia più produttivo se può vivere nei luoghi che risuonano di più con la sua essenza. L’approccio “fantozziano” della timbratura del cartellino per noi è segno di una epoca finita forse 50 anni fa, ma che le aziende più stanche e inerziali non sono riuscite a togliersi di dosso. Enry’s Island non ha uffici fisici, se non di mera rappresentanza. Anche per questo, anni fa, ha spostato la sua sede legale, in chiave simbolica, alle Isole Tremiti ed è stata anche delle prime aziende al mondo a costruire un suo headquarter nel metaverso, in http://voxels.com/”.
Aggiungiamo un aggettivo, siete una venture builder ‘italiana’, ovvero in un Paese dove il capitale per le nuove idee spesso scarseggia. È così?
“Cito una delle linee guida del nostro presidente, Luigi Valerio Rinaldi. L’economia capitalistica, che metteva al centro della produzione di valore la proprietà del capitale, ha da diversi decenni lasciato il posto a una economia in cui il ‘core’ non è rappresentato più dal capitale, ma dalle idee. I più ricchi del pianeta oggi sono tutti visionari partiti da una loro idea di business, a cui sono rimasti aggrappati anche nei momenti più difficili. Per questo il nostro fondatore ribadisce sempre che Enry’s Island è il primo operatore dell’economia idealistica, intesa come paradigma economico in cui l’idea va trattata con la stessa ‘ingegneristica attenzione’ storicamente associata alla gestione dei capitali. Avendo questo in mente, si può dire che l’Italia sia uno dei paesi il cui background storico e culturale ci rende più avvantaggiati, perché la creatività e il problem solving italiano hanno pochi competitor al mondo. Per questo, la crescita di Enry’s Island non è stata mai rallentata dal sistema italiano, da cui ha sempre reperito le migliori idee di business e la migliore attitudini”.
E le idee invece? Scarseggiano o sono abbondanti?
“Le idee non mancano affatto. Anzi, possiamo dire che in Italia e in Europa c’è un’enorme ricchezza di creatività, talento e visione imprenditoriale, spesso anche superiore a quella di altri ecosistemi più strutturati. Quello che spesso manca, più che le idee in sé, è l’infrastruttura per trasformarle in imprese sostenibili e scalabili: metodologia, accesso al capitale, supporto operativo, network internazionale. È qui che entriamo in gioco noi: aiutiamo le idee valide a diventare aziende vere”.
Come funziona il processo con cui sviluppate le nuove idee o le nuove startup?
“Uno startupper può candidare una sua idea in ogni stadio di maturità perché sia incubata e/o accelerata. Quando riceviamo richieste le indirizziamo sul nostro software layer, HUI.land, offrendo un accesso gratuito che ci consente di snellire la fase di pre-assessment e vedere come la startup lavora. In base al comportamento della startup e del suo team, possono bastare poche ore o pochi giorni per capirne il potenziale. Fatte queste valutazioni, il nostro investment committee decide se portare la startup nella fase seguente, progettando un piano di incubazione e/o accelerazione personalizzato al 100% sui punti di forza e debolezza della startup. Le nostre startup ricevono supporto su tutti e tre i layer e ricevono accesso alle location offerte dalla nostra Rinascimento5 che consente loro di vivere e lavorare da ogni parte del mondo, frequentando una delle community più stimolanti e internazionali del panorama VC mondiale”.
Quante ne avete gestite finora e con che percentuale di successo?
“Il nostro portfolio a oggi conta circa 30 startup, a gradi di maturità strategicamente diversificati, Puntiamo a mantenere costantemente un rapporto definito tra le startup nei vari stage, ovvero: seed (concept), plant (prodotto sviluppato), leaves (validazione da parte degli utenti), flowers (validazione dei ricavi) e fruits (raccolta di capitali). Il nostro presidente, per ogni startup del portfolio, pianta un albero da frutta che coltiva personalmente nella sua villa R5. Tornando al “materiale”, siamo fieri di essere non solo il primo venture builder quotato in Borsa al mondo, ma uno dei pochissimi (se non l’unico) che ha già quotato una sua portfolio company (HUI SpA) e che ne sta quotando altre 2 nel 2025”.
In che ambiti?
“Enry’s Island SpA sta orientando la sua deal flow strategy da un focus sulle web 2.0 company, su cui ha investito negli ultimi 5 anni, a un focus mai sviluppato da nessun nostro competitor. A breve cominceremo a investire massicciamente in ambito gaming, ritenendo il settore uno dei più prolifici e con più alto potenziale. Riteniamo che i nuovi geni ‘rinascimentali’ siano molto attratti dal linguaggio e dalle logiche dei gaming, che riteniamo l’ultima vera arte”.
Ora siete una società quotata, che cosa ha rappresentato per voi essere il primo venture builder quotato?
“Essere il primo venture builder al mondo a essere quotato in Borsa è stato un passaggio fondamentale, non solo in termini finanziari ma anche culturali. Da un lato, ci ha permesso di accedere a nuove risorse, attrarre investitori istituzionali e accelerare la crescita del nostro portafoglio; dall’altro, ha rappresentato un segnale forte: dimostrare che anche un modello innovativo come il venture building può essere strutturato, misurabile e trasparente, tanto da meritare la fiducia dei mercati. È stato anche un modo per dare visibilità alle nostre startup. In sintesi, la quotazione è per noi un punto di partenza, non di arrivo: vogliamo dimostrare che si può innovare anche nel modo in cui si costruiscono le imprese”.
Ho avuto modo di visitare il vostro sito internet, in cui si parla di metaverso. In effetti la sensazione è quella di muoversi in un grande gioco online. Perché questa scelta che richiama il processo di “gamification”?
“Il metaverso e l’approccio ‘gamificato’ fanno parte della nostra visione: creare un ambiente di lavoro e innovazione più coinvolgente, dinamico e accessibile. Non si tratta solo di un effetto estetico o di intrattenimento, ma di uno strumento funzionale per superare i confini geografici e costruire un ecosistema phygital dove startup, investitori e mentor interagiscono in modo più immediato e partecipativo. La gamification aiuta a favorire la collaborazione spontanea tra team distribuiti, a stimolare la creatività con strumenti immersivi, a rendere più efficaci training, networking e pitch, a monitorare i progressi con feedback in tempo reale. Inoltre stiamo lanciando un nostro gioco chiamato Enry’s Adventures, pensato proprio per introdurre le nuove generazioni al mondo del venture capital e del venture business, in modo semplice, coinvolgente ed educativo”.
Quali sono i prossimi passi di Enry’s Island?
“I prossimi passi per Enry’s Island si concentrano su tre direttrici: l’espansione del portafoglio startup ma volto solamente in ambito gaming, con la ricerca di nuove societa che possano essere funzionali tra di loro per creare un ecosistema robusto e strutturato; lo sviluppo tecnologico, ovvero potenziare ulteriormente la nostra piattaforma proprietaria HUI.land; la crescita dell’ecosistema phygital, con l’ampliamento degli spazi fisici e virtuali, consolidando la presenza internazionale e il metaverso, e con il lancio di nuovi strumenti come Enry’s Adventures”.
Perché la società si chiama Enry’s Island?
“Il nome Enry’s Island è molto più di una semplice denominazione: rappresenta la nostra filosofia e il cuore del nostro approccio al venture building. L’idea di ‘isola’ richiama un luogo protetto, sicuro, libero e fertile, dove le startup possono crescere lontano dai rischi esterni tipici dei mercati eccessivamente volatili o competitivi. È un ecosistema in cui idee, talenti e risorse si incontrano per svilupparsi in modo strutturato e sostenibile. Ma non siamo un’isola chiusa e isolata dal resto del mondo: Enry’s Island è parte di un vero e proprio arcipelago di iniziative, persone e aziende, tutte collegate tra loro dalla ‘fluidità dell’acqua’, ovvero da connessioni continue, scambio di competenze e circolazione di opportunità tra i vari progetti del portafoglio. Enry è un nome simbolico che rappresenta il fondatore ideale, il mentore o l’innovatore che dà vita a questo spazio: un punto di riferimento stabile e visionario. In questo senso, Enry’s Island diventa una comunità selezionata, un porto sicuro ma al tempo stesso aperto, in cui ogni progetto viene accompagnato con cura, metodo e il supporto di un network internazionale interconnesso”.









