Le startup italiane sono un motore fondamentale per l’occupazione. Lo rivela la seconda edizione dello studio di mercato sulla ricaduta occupazionale della filiera dell’innovazione in Italia curata dal Centro studi di Assolombarda con InnovUp, la principale associazione dell’ecosistema italiano dell’innovazione. Il report L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane (ed. 2025) ha analizzato le 24.261 startup ed ex startup attive in Italia nel periodo di tempo tra il 2012 e il 2024.
I dati emersi dall’analisi di Assolombarda e InnovUp sono significativi: negli ultimi 12 anni le giovani imprese italiane con alto contenuto tecnologico sono state autentiche “case del lavoro”, contribuendo in maniera decisiva al saldo occupazionale positivo nazionale. L’ecosistema dell’imprenditorialità innovativa è capace di produrre un impatto reale e duraturo non solo sul fronte dell’impiego, ma anche nel valore economico e nelle risorse mobilitare.
In questo articolo:
- Startup italiane e occupazione: i numeri dal 2012 al 2024
- Il valore mobilitato dall’innovazione in Italia
- Il caso delle imprese gazzelle
Startup italiane e occupazione: i numeri dal 2012 al 2024
Nei 12 anni presi in esame, la filiera dell’innovazione italiana ha generato 243.623 nuovi posti di lavoro: l’incremento occupazionale delle startup è nettamente superiore rispetto a quello delle nuove imprese non innovative. Nel 2024 queste aziende hanno dato lavoro a 68.526 persone, con una crescita del +4% rispetto al 2023, in rallentamento nel confronto con il +13% sul 2022 per la stabilizzazione di queste realtà produttive dopo anni di crescita continua e la minore nascita di nuove startup.
Nonostante l’aumento delle cessazioni, l’80% delle imprese ha mantenuto stabile o aumentato il numero di dipendenti. I soci sono un tassello fondamentale per fare innovazione in Italia: quelli coinvolti nel 2024 sono quasi 89.000, in prevalenza persone fisiche e famiglie, per un totale di oltre 150.000 professionalità impegnate nell’intero ecosistema. Gli investitori corporate di medie e grandi dimensioni rimangono una minoranza, mentre crescono arrivando fino a 993 le startup che ricevono investimenti da fondi di private equity, venture capital, incubatori e acceleratori.
Oltre la metà degli occupati e delle occupate nelle startup lavora in servizi e manifattura hi-tech, rappresentando il 4% della forza lavoro italiana in questi settori strategici per innovazione e produttività. Un dato importante è quello relativo alle startup nate tra il 2018 e il 2019: il rapporto ha rilevato un aumento dei dipendenti rispettivamente del 229% e del 209% nei loro primi cinque anni di vita. Le due percentuali sono nettamente superiori a quella del totale delle nuove imprese secondo Istat, pari al +113% nel 2018.
La Lombardia rimane il cuore dell’innovazione in Italia: nella regione si registrano il 27% delle startup attive, il 37% degli occupati, il 41% del fatturato e il 40% del valore aggiunto nazionali. Questi numeri si concentrano in particolare nel quadrilatero di Milano, Lodi, Monza-Brianza e Pavia, dove la produttività delle startup, misurata come valore aggiunto per dipendente, è nettamente superiore alla media nazionale: 61.300 euro contro 51.600 euro nel resto d’Italia.
Il valore mobilitato dall’innovazione in Italia
Sul piano dei risultati economici, nel decennio dal 2012 al 2024 la filiera dell’innovazione ha creato valore per 46,95 miliardi di euro tra investimenti, fatturato e prestiti (+18,3% nell’ultimo anno), con un fatturato complessivo di 27,1 miliardi. Gli investimenti in venture capital sono stati pari a 9,2 miliardi, mentre il mercato dei servizi di open innovation ha raggiunto i 3,75 miliardi.
Tra il 2012 e il primo trimestre del 2025 il Fondo di garanzia ha gestito 19.647 operazioni con 17.159 finanziamenti per un totale di 3,8 miliardi erogati e 3,1 miliardi garantiti. Nel 2024 il fatturato totale generato dalle startup innovative italiane è di 14,5 miliardi di euro (+1,1 miliardi sul 2023) e il valore aggiunto è di 3,7 miliardi di euro (+400.000 euro sul 2023). La produttività ha toccato quasi 53.000 euro, facendo segnare il +47% rispetto al 2019.
Nell’ultimo anno il settore ha mobilitato risorse per un valore complessivo di 6,95 miliardi: 4 miliardi di fatturato generato dalle imprese, 1,5 miliardi di investimenti di venture capital, 750 milioni dedicati all’open innovation e 700 milioni di prestiti garantiti dal Fondo di garanzia. Sempre nel 2024 si sono registrate 116 acquisizioni: le operazioni hanno coinvolto le startup più performanti e innovative, con un fatturato medio di 1,7 milioni nell’anno precedente l’acquisizione.
Il caso delle imprese gazzelle
Lo studio di Assolombarda e InnovUp dedica particolare attenzione alle cosiddette imprese gazzelle, ovvero startup caratterizzate da team di lavoro snelli e in crescita rapida e redditizia, capaci di registrare aumenti di fatturato o dipendenti superiori al 20% per tre anni consecutivi nei primi cinque anni di vita. Nel periodo preso in esame, si contano 75 gazzelle (di cui 13 nuove) con una dimensione media di 74 dipendenti, un fatturato medio di 11,6 milioni di euro e un valore aggiunto medio di 5,1 milioni. In totale al 2024 queste aziende hanno creato 4.872 posti di lavoro.
“Accanto ai numeri, emerge un messaggio chiaro: sostenere l’imprenditorialità innovativa è una scelta di politica industriale e sociale – commenta Giorgio Ciron, direttore di InnovUp –. Perché dove si innova, si cresce e si crea occupazione di qualità”. “Dobbiamo spingere con decisione su uno Youth Deal italiano: un pacchetto di misure che includa incentivi fiscali, semplificazioni, prestiti agevolati, sovvenzioni dirette ed equity, per liberare il potenziale delle nuove generazioni e delle nostre imprese innovative – aggiunge Maria Anghileri, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria –. Semplificare la burocrazia, in Italia e in Europa, è una condizione imprescindibile per competere davvero a livello globale”.









