ETF attivi: diffusione al 30% tra gli istituzionali eurpei

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J.P. Morgan Asset Management ha recentemente pubblicato un’indagine che analizza lo stato attuale e le prospettive di sviluppo degli ETF attivi tra gli investitori istituzionali europei. La ricerca, realizzata in collaborazione con Research in Finance, evidenzia sia le opportunità che le sfide legate all’adozione di questi strumenti finanziari innovativi. Si tratta di fondi negoziati in Borsa che, diversamente dagli ETF passivi che replicano un indice di riferimento, adottano una strategia di gestione attiva in cui il gestore interviene nel processo decisionale degli investimenti cercando di battere il benchmark di riferimento.

 

In questo articolo:

  • ETF attivi, adozione al 30% tra gli istituzionali europei
  • Italia tra gli early adopter

 

ETF attivi: adozione al 30% tra gli istituzionali europei

La ricerca di JP Morgan AM ha coinvolto 70 fund selector istituzionali e decisori di schemi pensionistici, compagnie assicurative, società di consulenza e fondazioni in 12 nazioni europee, tra le quali Regno Unito, Germania, Italia e Francia. I risultati mostrano un’adozione crescente degli ETF attivi e una distinzione in due gruppi.

 

  • Early adopter (27%): li utilizzano per obiettivi tattici e strategici, sfruttandoli per gestire la volatilità di mercato e allinearsi a tematiche specifiche.
  • Considerer (73%): pur mostrando interesse, non hanno ancora adottato questi strumenti, principalmente a causa della preferenza per ETF passivi, scarsa conoscenza del settore e ostacoli normativi e strutturali.

 

Nonostante l’interesse crescente, la ricerca ha evidenziato alcuni ostacoli che limitano una più ampia diffusione degli ETF attivi e il cui superamento aiuterebbe ad avvicinare chi già li considera (considerer) come strumenti potenzialmente interessanti per il portafogli di investimento. Tra questi ostacoli:

 

  • Confusione e complessità: la mancanza di conoscenza approfondita frena l’adozione da parte di molti investitori istituzionali.
  • Barriere strutturali e normative: regolamentazioni diverse tra le nazioni europee rappresentano un ostacolo significativo.
  • Performance e track record: una maggiore adozione dipenderà dalla capacità di dimostrare rendimenti superiori rispetto ai fondi passivi nel lungo periodo.

 

“I risultati sono incoraggianti. Se si considera che la maggior parte degli ETF attivi a livello globale ha meno di tre anni, è impressionante vedere che quasi il 30% dei grandi asset owner in Europa li sta già utilizzando”, ha dichiarato Travis Spence, responsabile globale ETF di J.P. Morgan AM.

Lo strategist dell’asset manager ritiene che l’adozione degli ETF attivi da parte degli investitori istituzionali continuerà ad aumentare nei prossimi anni “in linea con il progredire del track record degli ETF attivi, raggiungendo un livello di scala”. Sottolinea però la necessità di maggiore educazione e chiarezza sui vantaggi di questi strumenti “trasparenza, flessibilità, liquidità, efficienza dei costi e potenziale di sovraperformance”.

 

Italia tra gli early adopter

L’analisi condotta da JP Morgan AM mostra che l’adozione degli ETF attivi varia significativamente tra i diversi Paesi europei. Italia, Francia e Germania emergono come i mercati con le allocazioni più elevate verso questi strumenti. Inoltre, il report individua due aree chiave di sviluppo per gli ETF attivi:

 

  • Reddito fisso: molti investitori vedono il mercato obbligazionario come una nicchia in cui questo prodotti possono offrire valore aggiunto.
  • ESG (Environmental, Social and Governance): la sostenibilità è una delle principali direttrici per il futuro degli investimenti istituzionali, e gli ETF attivi rappresentano un veicolo efficace per integrare criteri ESG nei portafogli. Gli ETF attivi e tematici, in particolare quelli che comprendono temi sostenibili, sono visti come potenziali punti di accesso a un’adozione più ampia.

 

J.P. Morgan AM conta su oltre 37 miliardi di dollari di asset in gestione in ETF Ucits attivi e ritiene che la crescente richiesta di strumenti più flessibili ed efficienti suggerisca che questi strumenti potrebbero presto diventare una componente essenziale dei portafogli istituzionali in Europa.

Immagine di Redazione

Redazione

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