Fondi obbligazionari: deflussi settimanali record da inizio pandemia, ecco perché - Borsa e Finanza

Fondi obbligazionari: deflussi settimanali record da inizio pandemia, ecco perché

Fondi obbligazionari, deflussi ai massimi da prima della pandemia

Gli investitori hanno prelevato 6,6 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari nella settimana fino al 15 giugno. L’ultima lettura dei dati sull’inflazione statunitense di venerdì 10 giugno ha messo fortemente in preallarme gli operatori di mercato, che hanno maturato grandi aspettative su un inasprimento estremamente aggressivo da parte della Federal Reserve nella riunione del 14-15 giugno. Così hanno cominciato a far defluire denaro dai fondi che acquistano obbligazioni statunitensi ad alto rendimento.

Questa quindi può definirsi la settimana peggiore per i gestori dei fondi obbligazionari dall’inizio della pandemia. In base ai dati rilasciati dal fornitore EPFR, da inizio anno i deflussi totali ammontano a quasi 35 miliardi di dollari. Anche per quel che riguarda i fondi che acquistano obbligazioni investment grade USA i numeri sono allarmanti, con prelievi che sono arrivati in settimana a 2,1 miliardi di dollari, livello settimanale più alto da aprile dello scorso anno.

 

 

Obbligazioni: 2 ragioni per cui l’aumento dei tassi ha scatenato le vendite

I motivi che hanno messo in fuga gli investitori dalle obbligazioni con il rialzo dei tassi d’interesse della Fed sono fondamentalmente due. Il primo riguarda il fatto che quando i tassi aumentano, il mercato vende i titoli a reddito fisso quotati, perché risulta meno conveniente detenere assets che garantiscono un tasso d’interesse minore rispetto a quelli di nuova emissione. Quindi, la riduzione di prezzo che ne consegue va a compensare tale deficit per i nuovi acquirenti.

Il secondo motivo si basa sul fatto che l’aumento dei tassi d’interesse rischia di far piombare il Paese in recessione, con riflessi negativi per le aziende che emettono bond e sulla loro capacità di essere solvibili. Quanto più questa percezione è forte, tanto più gli investitori tendono a liberarsi dei titoli di debito.

In questo momento si sta vedendo un allontanamento dei bond investment grade e di quelli a più alto rischio. I primi sono arrivati quasi a superare il 5% di rendimento, un livello che non si vedeva dalla grande crisi del 2008. Mentre il rendimento aggiuntivo dei junk bund rispetto ai titoli di Stato questa settimana ha toccato i 5,17 punti percentuali, certificando una rivalutazione del rischio come non accadeva da marzo 2020. Oggi nel mercato americano vi sono circa 100 miliardi di dollari di titoli spazzatura che vengono scambiati con uno spread di oltre il 10% sopra i Treasury, il che denota una certa sofferenza a prestare alle società emittenti quel debito.

 

 

Fondi obbligazionari: la reazione dei gestori ai deflussi

Questa situazione sta allarmando i gestori dei fondi obbligazionari. John McClain, gestore di portafoglio presso Brandywine Investment Management, ha dichiarato che le Banche centrali stanno portando a una crisi finanziaria, perché non hanno l’antidoto per la situazione economica che si è venuta a creare. A suo avviso, l’aumento dei tassi rallenterà l’economia, ma non fermerà la guerra Russia-Ucraina così come non rallenterà i vincoli alle catene di approvvigionamento. Secondo David Kelly, capo stratega globale di JPMorgan Asset Management, il problema è che la Federal Reserve ha un unico modo per eliminare l’inflazione e cioè utilizzare uno strumento che porta a schiacciare la domanda, l’industria immobiliare, gli investimenti e le esportazioni.

 

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