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Fondi pensione USA: ora investono sul credito privato

Fondi pensione USA: ora investono sul credito privato

Negli ultimi tempi sta prendendo piede tra le scelte di portafoglio dei fondi pensione americani quella di investire nel credito privato. Per tanti anni i gestori hanno ridimensionato le obbligazioni, i prestiti bancari e altre forme di prestito quotati in Borsa, per via dello scarso ritorno degli investimenti in rapporto al rischio assunto. Per questa ragione ora hanno tentato la carta dell’allocazione privata con lo scopo di garantire un rendimento più attinente alle aspettative dei partecipanti al fondo.

Oggi la disponibilità di credito privato dei fondi pensione USA è di parecchie decine di miliardi di dollari, sebbene sia difficile stabilire l’ammontare esatto, essendo che molti fondi non separano tali investimenti dalla voce “investimenti alternativi”. A essere sacrificati per finanziare queste forme di impiego del denaro sono le obbligazioni ad alto rendimento e i prestiti bancari, visto anche che l’inflazione ha raggiunto livelli tali da abbattere radicalmente il rendimento reale.

I fondi pensione hanno contribuito quindi, insieme ai fondi sovrani e a quelli assicurativi di tutto il mondo, a portare il totale degli asset di debito privato gestito globalmente a circa 1.500 miliardi nel 2021, raddoppiando l’entità rispetto al 2016. Per la gestione, i fondi pensione si rivolgono a società specializzate nei portafogli di private equity e che quindi hanno molta dimestichezza con i mercati privati, come Ares Management Corp., Blackstone Inc. e Oaktree Capital Management.

 

Credito privato dei fondi pensione: vantaggi e rischi

Ma quali sono i vantaggi e i rischi di investire nel credito privato da parte dei fondi pensione? Il primo vantaggio come accennato riguarda il rendimento sicuramente più interessante se paragonato a quello delle obbligazioni pubbliche. Ciò riveste una certa importanza dal momento che diventa sempre più indispensabile per i fondi trovare le risorse per pagare gli assegni pensionistici, con l’invecchiamento della popolazione americana e la conseguente riduzione dei contributi versati dai lavoratori.

In confronto al private equity, i rendimenti sono più bassi ma anche il rischio si riduce, perché i creditori vengono rimborsati prima degli investitori in azioni in caso di fallimento del soggetto finanziato. Inoltre, il credito privato solitamente blocca il denaro per un periodo di tempo inferiore, che va 5 a 7 anni, secondo quanto affermato dai gestori.

L’inconveniente è che il credito privato offre una copertura di portafoglio minore rispetto alle obbligazioni classiche in caso di flessioni del mercato azionario. La tradizionale strategia 60/40 è meno adatta nel caso i cui si cerca di investire nel credito privato, perché le turbolenze di mercato accrescono le probabilità di insolvenza tra i soggetti finanziati e non vi è un mercato secondario a cui far riferimento per liquidare l’investimento per far fronte agli assegni ai pensionati.

Secondo Stephen Nesbitt, Amministratore Delegato di Cliffwater, gestore e consulente di attività alternative, se il mercato azionario volge al ribasso, il credito privato non proteggerà il capitale. Quanto riferito da Nesbitt significa che le leve del rischio devono essere oculatamente calibrate, per evitare di destabilizzare tutta la gestione di portafoglio, con un impatto sociale non indifferente. E forse questo potrebbe rappresentare un freno per un ulteriore sviluppo su larga scala.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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