Fracking: cos’è e come funziona questa tecnica di estrazione di gas e petrolio
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Fracking: cos’è e come funziona questa tecnica di estrazione di gas e petrolio

Fracking: cos’è e come funziona questa tecnica di estrazione di gas e petrolio

Il 2005 è stato un anno molto importante per gli Stati Uniti d’America in quanto il Congresso ha approvato la tecnica di estrazione di gas e petrolio conosciuta come fracking, esentandola dalle più severe norme ambientali. Da allora l’approvvigionamento energetico degli USA è migliorato enormemente, sganciando il Paese dalle dipendenze di fornitori esterni come Russia e Arabia Saudita, nonché rendendolo il più grande produttore mondiale di greggio. Quindi, entriamo in profondità scoprendo di più su questa tecnologia, nonché mettendo in evidenza i danni ambientali che può provocare e se davvero gli Stati Uniti hanno ottenuto l’indipendenza energetica.

 

Fracking: cos’è e come funziona

Il termine fracking è stato utilizzato per la prima volta in USA nel 1947 dalla compagnia Halliburton per indicare una particolare tecnica estrattiva di combustibile come gas naturale e petrolio. Successivamente si è sviluppata in Texas. Il metodo consiste nello sfruttamento della pressione dei liquidi in modo da generare una fratturazione a una certa profondità del terreno negli strati rocciosi, agevolando la fuoriuscita delle risorse energetiche presenti proprio nelle formazioni rocciose. La fratturazione avviene sia in maniera naturale che artificiale, ossia con la creazione di fessure in determinati strati di roccia che vengono allargate immettendo quantità idriche in abbondanza sotto pressione e tenute aperte attraverso materiali come sabbia, ghiaia e granuli di ceramica.Il fracking segue tre fasi. La prima consiste nella trivellazione, dove un pozzo viene perforato a una profondità di circa 3.000 metri. In questo modo si crea una voragine che viene rivestita con un tubo di cemento, dentro cui si innesca un’esplosione per determinare fori in modo da far passare liquidi e sostanze chimiche. La seconda fase riguarda il pompaggio, dove vengono proiettati nel terreno fino a 16 mila litri di liquidi al minuto sotto pressione, insieme a elementi chimici e sabbia. Con l’immissione di tali liquidi si determinano aperture nelle rocce estraendo i combustibili. L’ultima fase si basa sulla raccolta delle risorse che vengono immagazzinate per essere poi raffinate. 

 

Fracking: un problema ambientale

Con il fracking, i fluidi e le miscele chimiche sono trattati in maniera orizzontale e non come le trivellazioni verticali, il che può generare parecchi rischi ambientali. Questi riguardano soprattutto la contaminazione delle falde acquifere, dell’aria e del terreno per via degli agenti chimici e dei liquidi utilizzati per rompere le rocce, renderle impermeabili e tenerle aperte. Tra le sostanze nocive presente nei fluidi vi sarebbe un elenco ad alto contenuto tossico e cancerogeno, che comprende: naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadeldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, di-2-etilesile e ftalati. A questi si aggiungono sostanze radioattive come antimonio, cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese. La radioattività contaminerebbe anche le acque reflue di perforazione che confluiscono nei fiumi. Ciò rischia di determinare intossicazioni e altre patologie nella popolazione, dal momento che i fiumi spesso riforniscono gli impianti di depurazione pubblici di acqua potabile. Alcuni casi negli Stati Uniti sono stati rivelati di malattie respiratorie, tumori, patologie del fegato e del rene, asma. Molte situazioni si sono verificate in Texas, Ohio e Colorado, dove i cittadini hanno lamentato la presenza di gas metano nell’acqua che sgorga dai rubinetti. Non è solo l’acqua a essere oggetto di contaminazione del fracking, ma anche l’aria. I fumi e i vapori sprigionati durante il processo hanno determinato nell’atmosfera una quantità di benzene, toulene e ozono a livelli tali da allarmare grandi città come Houston e Los Angeles. Negli Stati ancora si discute se gli interessi economici in gioco non debbano lasciare il posto a un rispetto maggiore del clima e dell’ambiente. In Europa invece nella gran parte dei Paesi, il fracking è vietato dalla legge. Tuttavia, nel mondo vi sono Stati come Gran Bretagna, Cina, Polonia, Brasile, Argentina e Ucraina che hanno in corso studi approfonditi con l’idea eventualmente di utilizzare tale tecnica, nella consapevolezza dei rischi ambientali. Il tema ha preso ancora più forma alla luce della crisi energetica che con la guerra Russia-Ucraina ha investito ormai l’intera popolazione mondiale. 

 

Gli Stati Uniti sono realmente indipendenti dal punto di vista energetico?

Il grande successo riscosso negli Stati Uniti dal fracking ha reso il Paese effettivamente molto più indipendente dalle forniture esterne, riducendo in maniera significativa l’esigenza di importare risorse come gas e petrolio. Dopo 62 anni, nel 2019 gli USA hanno per la prima volta prodotto più energia di quanta non ne abbiano consumata. Mentre nel 2020 hanno esportato più petrolio rispetto a quanto non ne abbiano importato; ciò non accadeva dal 1952. Questo non significa che qualsiasi perturbazione avvenga sul mercato petrolifero o del gas renda il Paese indifferente. Washington continua a importare greggio per le proprie raffinerie dal Medioriente ad esempio, il che comporta che le decisioni dell’OPEC la vedono in qualche modo coinvolta. Gli scisti statunitensi però sicuramente sono una grossa mano. Lo conferma il fatto che la crisi energetica che si è determinata in Europa per via del conflitto in Ucraina non è paragonabile con la situazione degli Stati Uniti, appena sfiorati dalle turbolenze nei mercati energetici.

 

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