Negli ultimi giorni il franco svizzero si è apprezzato rispetto al dollaro Usa a livelli che non si vedevano da 10 anni. L’USD/CHF è scivolato vicino a 0,80, una soglia che manca dal 2015, quando l’allora presidente della Swiss national bank rimosse a sorpresa il floor su EUR/CHF a 1,20 provocando uno shock mai visto sui mercati valutari. Una moneta svizzera troppo forte, soprattutto rispetto al dollaro, crea grossi grattacapi alla Confederazione. L’economia elvetica dipende molto dalle esportazioni, che per oltre il 10% sono indirizzate agli Stati Uniti. Il rally del franco rischia di deprimere le entrate e di strozzare la produzione della nazione, portandola in deflazione.
L’unico modo in questo momento per cercare di evitare questo scenario è il taglio dei tassi di interesse o un intervento diretto sul mercato valutario da parte della Banca centrale. Il punto è che gli Stati Uniti non sarebbero contenti di una mossa di questo tipo. Alcuni ani fa gli Usa avevano inserito la Snb nella lista degli istituti monetari manipolatori del mercato. L’amministrazione Biden l’aveva poi rimossa dalla lista, ma il presidente Donald Trump l’ha reinserita.
Franco svizzero: come si comporterà la Snb?
Un’azione della Banca nazionale svizzera poco apprezzata scatenerebbe con ogni probabilità la reazione statunitense. Berna è stata colpita da dazi reciproci del 31% prima della sospensione di 90 giorni del 9 aprile scorso. Cosa succederebbe alla scadenza di questo periodo se la Snb dovesse intervenire direttamente sul cambio? È possibile che Trump confermi le tariffe o addirittura le inasprisca aggravando la situazione del commercio svizzero. La posizione della svizzera è “incredibilmente difficile”, ha affermato Kit Juckes, capo strategist FX di Société Générale. “Il governo svizzero non vuole che si ripetano grandi pressioni disinflazionistiche”.
La paura di essere etichettata come manipolatrice della valuta potrebbe frenare nell’azione la Snb. A giudizio di Gregor Kapferer, responsabile delle obbligazioni svizzere di Vontobel, l’autorità centrale è “decisamente preoccupata”, per questo “un maggiore intervento sarebbe l’ultima risorsa”. Trump, tra l’altro, “sta seguendo la questione, quindi penso che la Snb sarà molto più cauta ora”, ha aggiunto. Ciò nonostante, secondo Francesco Pesole, strategist FX di Ing, “se la Snb non è soddisfatta del franco forte e non è limitata agli interventi sul forex, i tassi più bassi sono l’unica opzione”.
Stefan Gerlach, capo economista di Efg Bank, ha affermato che i tassi di interesse negativi “potrebbero benissimo toranre”, aggiungendo che potrebbe essere necessario anche un intervento valutario. L’esperto ha minimizzato le possibilità di una contestazione degli Stati Uniti alla Svizzera come manipolatrice di valuta. “Potrebbe essere un problema se si abbassa il tasso di cambio per ottenere un vantaggio competitivo. Ma non è un problema se la tua valuta sale e cerchi di moderarne l’aumento”, ha aggiunto.
Intanto, questa settimana la presidente e ministro delle Finanze della Svizzera, Karin Keller-Sutter, si è recata a Washington insieme al ministro dell’Economia Guy Parmelin per un incontro con il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. I tre hanno discusso “dell’opportunità di maggiore collaborazione tra i due Paesi” secondo quanto riferito dalla stessa Sutter.









