Generali chiude un 2025 record e apre alle alleanze, dossier aperti su Mps e Unicredit

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Generali ha presentato oggi i risultati finanziari del 2025, archiviando l’esercizio con un miglioramento del risultato operativo, premi lordi in aumento e un utile netto normalizzato in crescita. Philippe Donnet ha definito quelli appena conseguiti “risultati record” (con un utile netto a 4,17 miliardi e un patrimonio netto a 32,06 miliardi) sostenendo che il gruppo ha così concluso con successo il primo anno del piano strategico “Lifetime Partner 27: Driving Excellence”. Accanto ai numeri, però, dalla conferenza di presentazione dei conti è emerso come il Leone sia concentrato su eventuali alleanze capaci di accelerarne lo sviluppo, con Mediobanca ancora primo azionista, Mps tornata centrale nel risiko e il peso crescente di soci come Caltagirone e Delfin sullo sfondo delle grandi partite di sistema.

 

In questo articolo:

 

  • I conti del 2025 e la linea di Donnet
  • Mps-Axa, Generali si candida apertamente alla partita del 2027
  • Unicredit e asset management, il Leone lascia aperti più tavoli
  • Generali: il capitale resta la bussola, operazioni solo se creano valore

 

I conti del 2025 e la linea di Donnet

Nel commentare i risultati, l’amministratore delegato Phillippe Donnet (a sinistra della foto, insieme al presidente Andrea Sironi) ha insistito sulla capacità di Generali di continuare a creare valore in un contesto che ha definito ancora caratterizzato da grande incertezza. Il ceo ha richiamato la buona performance del comparto Danni, sostenuta da un’elevata redditività tecnica, e la più alta raccolta netta Vita a livello europeo, indicata come prova della leadership del gruppo e della qualità della nuova produzione. A questo si aggiunge il contributo dell’Asset & Wealth Management, che ha continuato a mostrare crescita con solidi flussi netti, mentre sul piano interno la società ha rivendicato l’accelerazione della trasformazione del modello operativo. “Stiamo inoltre accelerando la trasformazione del modello operativo di Gruppo attraverso l’ampia adozione dell’AI, della digitalizzazione e dell’automazione, e siamo molto soddisfatti dell’ottimo avanzamento verso i nostri ambiziosi target di sostenibilità”, ha sottolineato l’a.d.

La solidità patrimoniale resta uno dei cardini del racconto industriale del gruppo e viene utilizzata anche per sostenere la politica di remunerazione degli azionisti: Donnet ha infatti annunciato la proposta di un dividendo per azione in aumento e il lancio di un buyback da 500 milioni di euro per il 2026. Alla luce dei risultati raggiunti nel 2025, per il triennio 2025/2027 Generali ha confermato l’obiettivo di una crescita annua composta degli utili per azione tra l’8% e il 10%.

 

Mps-Axa, Generali si candida apertamente alla partita del 2027

Il passaggio più rilevante della conferenza riguarda però Monte dei Paschi. Interpellato sul futuro della joint venture oggi in essere tra Mps e Axa, in scadenza nel 2027, Donnet ha di fatto candidato Generali come possibile alternativa al partner francese. Come riporta Radiocor, l’.a.d. ha affermato che il gruppo è disponibile a parlare con tutti coloro che possano aiutarlo a svolgere il proprio mestiere e ha aggiunto che, considerando che la gestione del risparmio rientra pienamente nelle competenze del Leone, Generali “forse” potrebbe essere un candidato per sostituire Axa. “Sappiamo come tutti che scade questo accordo, il nostro mestiere e’ anche la gestione del risparmio, forse saremmo un candidato per sostituire Axa. Se possiamo rimpatriare il risparmio italiano in Italia saremmo felici di farlo“, ha aggiunto Donnet.

La partita Mps-Axa è infatti uno dei dossier potenzialmente più sensibili del prossimo biennio, perché coinvolge bancassurance, distribuzione e risparmio gestito in un perimetro dove si incrociano gli interessi di alcuni dei principali protagonisti della finanza italiana. Il ceo ha comunque precisato che la decisione non spetta a Generali, mantenendo così il discorso sul piano della disponibilità e non dell’iniziativa unilaterale.

I commenti di Donnet segnalano comunque un cambio di impostazione rispetto al precedente tentativo di creare un campione paneuropeo del risparmio gestito attraverso l’integrazione tra le attività di Generali e Natixis. L’operazione con Natixis era stata accantonata dopo le resistenze del governo italiano e l’opposizione dei principali soci di Generali, Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Nel frattempo, Caltagirone e Delfin hanno rafforzato il loro peso attorno al Leone sostenendo l’ascesa di Mps in Mediobanca, primo azionista dell’assicuratore.

 

Unicredit e asset management, il Leone lascia aperti più tavoli

La disponibilità a costruire alleanze non si limita però al dossier Mps. Donnet ha ricordato che Generali ha già un accordo di bancassurance con Unicredit per la distribuzione di prodotti assicurativi nell’Europa centrale e orientale e ha chiarito che, qualora vi fosse spazio per ampliare la cooperazione industriale, da parte del gruppo ci sarebbe apertura. Anche questa indicazione pesa, perché arriva dopo settimane di indiscrezioni su possibili interlocuzioni tra il top management delle due società. 

Parallelamente, il ceo ha sottolineato che il gruppo sta dialogando con soggetti terzi anche per accelerare la crescita nell’asset management. Come riporta Milano Finanza, Donnet ha ricordato il traguardo dei 900 miliardi di masse, raggiunto per la prima volta, e il livello record delle masse di terzi gestite, “Dobbiamo continuare a far crescere le masse gestite. Guardiamo a tutte le opportunità che ci possono consentire di accelerare questo sviluppo. Parliamo con tutti quelli che ci possono aiutare sia in Italia sia fuori“, ha sottolineato il ceo.

 

Generali: il capitale resta la bussola, operazioni solo se creano valore

Sul fronte del portafoglio, Donnet ha affermato che oggi gli asset non core presenti in Generali sono pochi e che il gruppo è “più focalizzato sulla crescita”. Quanto all’M&A, il ceo ha spiegato che il framework strategico non è cambiato e che ogni eventuale acquisizione viene messa a confronto con alternative come buyback, remunerazione del capitale e creazione di valore. In altre parole, il gruppo non chiude ad operazioni straordinarie, ma le sottopone a una soglia di convenienza molto rigorosa.

Sullo sfondo resta poi il tema dell’azionariato. Donnet ha osservato che, per quanto risulta alla società, il primo azionista di Generali resta Mediobanca e che i cambiamenti intervenuti nel capitale di Piazzetta Cuccia riguardano Mediobanca stessa, mentre Generali mantiene rapporti istituzionali positivi con tutti i propri azionisti. È una formula prudente, ma non casuale, in una fase in cui ogni apertura su Mps, Unicredit, bancassurance e gestione del risparmio viene letta anche alla luce dei nuovi equilibri del sistema finanziario italiano.

Per questo, dai risultati 2025 non emerge soltanto una Generali più forte sul piano operativo e patrimoniale ma anche un gruppo che sceglie di esporsi con maggiore chiarezza sul terreno delle alleanze possibili, proprio mentre intorno al Leone si infittiscono le partite più delicate del risiko finanziario nazionale.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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