Generali: Delfin punta al 20%, la partita del Cda si scalda

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L’attesa per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Generali si sta facendo effervescente. A tre mesi dall’evento, l’8 maggio prossimo, l’assemblea degli azionisti sarà chiamata a scegliere i nuovi membri del board e a confermare o bocciare l’attuale amministratore delegato Philippe Donnet. Intanto nel capitale azionario della compagnia di assicurazioni si vedono movimenti importanti. Secondo indiscrezioni, dopo aver ricevuto il via libera dall’Ivass per restare sopra il 10% a seguito di un buyback della compagnia assicurativa, Delfin sta per ricevere l’ok dalle autorità regolamentari per arrivare al 19,9%.

Questo significa che la holding della famiglia Del Vecchio – attualmente proprietaria di una quota del 9,82% – potrebbe arrotondare la sua partecipazione. Lo ha confermato Francesco Milleri, a.d. di EssilorLuxottica (controllata da Delfin con una quota del 32,5%), nel corso di un’intervista al Sole 24 Ore. “Manca ancora qualche passaggio, ma direi che a breve saremo pronti ad arrotondare la nostra quota”, ha detto. L’obiettivo potrebbe essere quello di arrivare almeno al 15%, secondo alcuni analisti. Come verrebbe acquistata? Una possibilità è quella di vendere il 2,7% detenuto in Unicredit, raccogliendo 2 miliardi di euro. Il resto della liquidità potrebbe giungere attraverso prodotti derivati e/o prestito titoli.

Francesco Gaetano Caltagirone ha le carte in regola per seguire un percorso simile. L’imprenditore romano detiene il 6,46% del Leone di Trieste attraverso le sue finanziarie e presto potrebbe salire di livello. In questo caso si creerebbe un asse tra due delle famiglie italiane più ricche, in grado di indirizzare la votazione di maggio e dettare la politica gestionale della compagnia.

 

In questo articolo:

 

  • Generali: cosa succederà a maggio?
  • Quanto è importante per Mediobanca

 

Generali: cosa succederà a maggio?

Delfin e Caltagirone sono da sempre in contrasto con la gestione di Donnet in quanto ritengono che il manager francese non sia l’uomo adatto per far crescere adeguatamente l’azienda. Per questo hanno intenzione di metterlo da parte. Recentemente si sono opposti al progetto di fusione con Natixis, società del gruppo Bpce, ma non hanno la maggioranza nel cda. Tre anni fa il loro tentativo di far fuori Donnet fallì. A trionfare fu la cordata guidata da Mediobanca, azionista di maggioranza con una partecipazione del 12,78%. Stavolta però l’esito potrebbe essere diverso. Il duo Delfin-Caltagirone punta sull’appoggio di altri soci illustri.

In primis Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel detiene un pacchetto del 4,09% in via diretta e tramite la controllata Unicredit Bank GmbH. Attraverso una serie di contratti derivati esercitabili tra quest’anno e il prossimo può arrivare a poco oltre il 5%. Durante la conferenza stampa con gli analisti in occasione della presentazione dei conti 2024, Orcel ha anticipato che la banca potrebbe accrescere la sua quota. Tuttavia, ha precisato che la partecipazione “rimane di natura finanziaria e non implica alcun interesse per l’acquisizione”. C’è da vedere però di quale schieramento farà parte Unicredit. Orcel ha detto che al momento è prematuro fare una scelta. “Osserviamo la situazione da un punto di vista neutrale. Al momento opportuno prenderemo una decisione”, ha affermato.

Se Unicredit decidesse di stare dalla parte di Delfin e Caltagirone sarebbe un alleato prezioso. A quel punto, il 40% in assemblea – quota che è stata sufficiente nella scorsa votazione a confermare Donnet – potrebbe essere alla portata. Basterebbe tirare dalla propria parte Edizione della famiglia Benetton attualmente al 3,05% e Fondazione CRT consolidata al 2%.

Secondo alcuni rumor, Caltagirone non avrebbe ancora deciso la strategia da attuare. Potrebbe anche scegliere di presentare una lista corta di candidati al cda senza indicare il nome dell’amministratore delegato. In ogni caso, tra i nomi in versione anti-Donnet che l’imprenditore starebbe considerando circolano:

 

  • l’attuale a.d. di Enel Flavio Cattaneo (ex consigliere di Generali), sebbene il suo mandato nell’utility scada nel 2026 e non potrebbe assumere altri ruoli, in particolare se proposto come amministratore delegato;
  • l’attuale a.d. di Poste Italiane Matteo Del Fante;
  • l’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo, il cui mandato scade nella primavera del 2026, ma che attualmente è focalizzato sulla realizzazione del piano industriale Green Diligent Growth.

Quanto è importante per Mediobanca

Mediobanca in questo momento sta sulla graticola, in attesa di vedere gli sviluppi della situazione. Nagel ha affermato che, vista l’importanza dell’investimento di Piazzetta Cuccia in Generali, la banca vuole essere sicura che “il cda eletto e il management siano i migliori possibili, in termini di realizzazione del piano e per continuare ad avere le stesse performance operative e di distribuzione degli ultimi anni”.

Il rischio per Mediobanca è quello di non avere alcun rappresentante nel board di Generali. Questo implicherebbe di non poter più consolidare la compagnia di Trieste nel proprio bilancio con il metodo del patrimonio netto. La strategia dell’istituto di credito è quella di presentare una lista di maggioranza che darà continuità alla gestione portata avanti da Donnet in qualità di a.d. e da Andrea Sironi come presidente del cda.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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