Generali-Natixis, Donnet: risparmio italiano non finirà all’estero

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Il 21 gennaio scorso Generali e Natixis Investment Manager hanno reso noto di aver raggiunto un accordo per la creazione di un gigante europeo del risparmio gestito. La joint venture paritetica sarà divisa tra Generali Investment Holding e Natixis IM e avrà sede legale ad Amsterdam. A guidare la nuova entità dovrebbe essere Woody Bradford, attuale guida di Generali Investments, mentre il presidente è stato indicato in Nicolas Namias, a.d. di Natixis IM. Nomi che, per alcuni soci suonano come troppo poco italiani. Il timore, non celato, è che si riproponga il ratto francese delle ricchezze italiane (vedi Stellantis). Un’eventualità che l’amministratore delegato del gruppo assicurativo triestino ha respinto con decisione in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Donnet si è spinto oltre, ribaltando l’accusa sugli altri gruppi dell’asset management che operano in Italia.

 

In Italia numerosi mandati di investimento a gestori stranieri

L’operazione Generali-Natixis creerà un colosso da 1.900 miliardi di euro di asset in gestione, il secondo per dimensioni in Europa e nono a livello globale. L’operazione, per andare in porto, deve ancora affrontare diversi ostacoli, tra cui le autorizzazioni regolatorie, il via libera del governo (che ha il potere di esercitare il golden power), la conferma del Consiglio di amministrazione nella prossima assemblea dei soci in calendario per il 23-24 aprile.

In vista di quest’ultimo appuntamento Donnet ha rilasciato la sua intervista al Corriere, difendendo l’operazione e rassicurando sulla volontà di non andare al “muro contro muro” con il governo. Secondo Donnet, al contrario, il dover affrontare diversi step e processi autorizzativi darà l’opportunità di illustrare i benefici dell’operazione Generali-Natixis. Tra questi, la creazione di un’entità con una massa critica adeguata a competere su scala globale che permetterebbe di avere “accesso privilegiato all’Italia” a capitali portati dagli investitori esteri “come stiamo facendo con Conning”. Conning è il gruppo acquisito da Generali nel luglio 2023.

Dunque, per Donnet, l’operazione Generali-Natixis porterebbe investimenti in Italia e non vi sarebbe il rischio che il risparmio degli italiani finisca in mani estere. “Rimarrebbe protetto come oggi” ha detto. Al contrario, per Donnet in Italia ci sono numerose società che affidano mandati a gestori esteri e “finora mai nessuno si è preoccupato”.

 

La top ten dei gestori europei, dove può arrivare Generali-Natixis

Philippe Donnet ha sottolineato la distanza che separa gli asset manager europei dai big statunitensi confrontando due cifre: i 7.000 miliardi di euro di masse gestite dai primi tre asset manager europei contro i 23.000 dei primi tre gestori statunitensi. La massa critica prevista per Generali-Natixis permetterebbe quindi di avvicinare il vertice della classifica europea, ma rimarrebbero lontani i vertici mondiali. A inizio 2025 la classifica dei primi dieci gestori europei (in miliardi di dollari) era la seguente:

 

• Amundi con 2.450
• Allianz con 2.100
• Ubs con 1.770
• Bnp Paribas con 1.500
• Legal&General con 1.470
• Natixis con 1.440
• Dws con 1.105
• Insight Investment con 1.015
• Schroders con 1.010
• Hsbc con 730

 

Si noti la presenza in classifica di Natixis con 1.440 miliardi di dollari in gestione. L’apporto di Generali sarebbe quindi di circa 500 miliardi, uno sbilanciamento che ha giustificato i timori sollevati da alcuni soci, come Caltagirone e Delfin, sulla forza relativa di Francia e Italia nel controllo del gruppo che nascerebbe dalla fusione.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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