Il rapporto tra Giappone e Cina si fa sempre più teso e i mercati finanziari reagiscono male. Il picco di tensione si è registrato negli ultimi giorni, con fattori politici, diplomatici e militari che si intrecciano e aprono scenari inquietanti per la stabilità dell’area. A peggiorare il sentiment degli investitori c’è stato anche l’incontro tra il capo del governo giapponese, Sanae Takaichi, e il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, durante il quale il primo ministro ha chiarito di preferire tassi bassi fino a quando l’inflazione non raggiungerà in maniera stabile l’obiettivo del 2%, mentre Ueda segnalava la possibilità di aumentare il costo del denaro già a dicembre. Sullo sfondo, si è verificata un’ondata di vendite a Wall Street, dovuta alle preoccupazioni per le spese enormi sostenute dalle aziende tecnologiche sull’intelligenza artificiale, in buona parte finanziate con debito. In questo articolo:
- Giappone e Cina ai ferri corti
- Azioni e bond giapponesi a picco
Giappone e Cina ai ferri corti
Al centro delle tensioni tra Tokyo e Pechino ci sono le dichiarazioni della premier Takaichi davanti al Parlamento, secondo cui un attacco cinese su Taiwan potrebbe costituire per il Giappone una “minaccia esistenziale”, legittimando un intervento militare da parte di Tokyo. La tensione è esplosa anche a livello marittimo: la guardia costiera cinese ha effettuato un pattugliamento “di diritto” attorno alle isole Senkaku, controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina come Diaoyu.
Le relazioni diplomatiche tra i due Stati si sono ulteriormente inasprite, con Pechino che ha consigliato ai cittadini cinesi di non viaggiare in Giappone, esprimendo timori per la sicurezza personale. Dal canto suo, il Giappone non resta passivo: ha condotto test missilistici sul proprio territorio per rafforzare la capacità di deterrenza nei confronti della Cina. In parallelo, è emerso un piano di emergenza molto concreto: Tokyo prevede di evacuare oltre 100.000 civili dalle sue isole più esposte – quelle della catena di Sakishima, vicine a Taiwan – in caso di escalation militare.
A complicare il quadro c’è anche la cooperazione militare tra Cina e Russia, che hanno condotto esercitazioni navali congiunte nel Mar del Giappone, un segnale che preoccupa fortemente il governo del Sol Levante. La situazione appare dunque in rapido deterioramento: la retorica diventa più aggressiva, le manovre militari più incisive e le conseguenze di un possibile incidente rimangono oggi imprevedibili.
Azioni e bond giapponesi a picco
La tensione geopolitica si è trasferita sui mercati finanziari. Le azioni giapponesi sono affondate: il Nikkei 225 ha registrato un passivo giornaliero del 3,17%, il più brusco calo da aprile. I titoli più colpiti sono stati quelli legati all’intelligenza artificiale, con gli investitori preoccupati per le elevate valutazioni della tecnologia. L’alta tensione si respira anche nei mercati obbligazionari: i titoli di Stato nipponici a 40 anni hanno visto il loro rendimento salire fino al 3,68%, il livello più alto dal debutto dei bond nel 2007. Il mercato teme che il pacchetto economico che Takaichi sta preparando possa mettere pressione sulle finanze pubbliche del Paese.
“C’è crescente incertezza sulle finanze governative, così come tensioni legate al rapporto tra Giappone e Cina”, ha dichiarato Tomo Kinoshita, strategist globale di mercato presso Invesco Asset Management Japan. “Il sentiment complessivo del mercato sta peggiorando e sta alimentando un movimento ‘vendi il Giappone’”, ha aggiunto.
Secondo Naoki Fujiwara, senior fund manager presso Shinkin Asset Management, “sia il Giappone sia gli Stati Uniti stanno mostrando segnali di un ciclo di rientro nei mercati guidati dall’AI”. A suo avviso, “con il calo delle aspettative di tagli dei tassi negli Usa e il deterioramento delle relazioni Cina-Giappone, la visione prevalente è che il mercato rialzista sia per ora terminato ”.









