Giappone, trionfo di Takaichi: la difesa vola in Borsa e il mercato guarda al riarmo

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La trionfale vittoria elettorale del Partito liberal democratico di Sanae Takaichi alle elezioni giapponesi ha spinto al rialzo le azioni della difesa alla Borsa di Tokyo, sulle aspettative che la premier giapponese incrementerà gli investimenti nel settore. Gli appaltatori della difesa come Kawasaki Heavy Industries, IHI e Mitsubishi Heavy Industries hanno tutti registrato rialzi importanti stamane alla chiusura delle contrattazioni.

 

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Giappone: Takaichi vince, la difesa festeggia
Una vittoria schiacciante

 

Giappone: Takaichi vince, la difesa festeggia

Con la netta vittoria dell’Ldp alle urne, Takaichi potrà far approvare con maggiore facilità le leggi e soprattutto alcune modifiche costituzionali in tema di riarmo. Ciò avviene in un contesto in cui i Paesi di tutto il mondo si stanno militarmente attrezzando, in un clima geopolitico teso e con la prospettiva che una guerra su larga scala possa prendere corpo. Secondo i dati pubblicati nel 2025 dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la spesa militare mondiale nel 2024 ha raggiunto circa 2.720 miliardi di dollari, segnando un aumento del 9,4% su base annua e il livello più alto dalla fine della Guerra Fredda. Oltre 100 Paesi hanno aumentato i loro budget per la difesa nell’ultimo anno, con gli Stati Uniti che da soli hanno speso quasi 997 miliardi di dollari, mentre Cina, Russia, Germania e India figurano tra i principali contribuenti. Il Giappone vuole stare al passo, anche alla luce delle recenti tensioni con la Cina. “Con il raggiungimento della soglia dei due terzi, la revisione costituzionale potrebbe diventare più facile da portare avanti”, ha dichiarato Hiroshi Namioka, chief strategist di T&D Asset Management, aggiungendo che i risultati elettorali rappresentano “un fattore significativamente positivo per i titoli legati alla difesa”.

Uno dei provvedimenti che l’amministrazione Takaichi potrebbe mettere in atto è l’allentamento delle normative sull’export di armamenti. Questo significherebbe un incremento del business per i produttori giapponesi di armi. “Il Giappone è ormai prossimo ad allentare le restrizioni sulle esportazioni di armi come parte delle più ampie riforme militari della premier Sanae Takaichi, dopo la vittoria con super maggioranza del suo partito nelle elezioni anticipate”, hanno scritto in una nota gli analisti di Bloomberg Intelligence. Tutto ciò “aumenterà la competizione regionale con i produttori sudcoreani di armamenti”, hanno aggiunto.

Secondo Kazuhiro Toyoda, responsabile delle azioni giapponesi presso Schroder Investment Management, “il rafforzamento della posizione dell’amministrazione rende più facile guardare in modo positivo ai piani di espansione all’estero delle aziende giapponesi della difesa”. Di conseguenza, “i titoli della difesa sono destinati ad attirare l’attenzione del mercato azionario”.

 

Una vittoria schiacciante

Le elezioni di ieri in Giappone non hanno avuto storia, come del resto i sondaggi avevano annunciato alla vigilia. L’Ldp di Takaichi ha conquistato ben 316 seggi su 465 nella Camera Bassa, superando la maggioranza dei due terzi che consente di effettuare modifiche costituzionali. Rispetto alla composizione del Parlamento nipponico risultante dalle votazioni del 2024, il balzo in avanti dell’Ldp è stato imponente, passando da 191 a 316 seggi. Questo significa che il partito di maggioranza non avrà sostanzialmente bisogno di nessuno, nemmeno del suo alleato Japan Innovation Party, che ha conquistato 36 seggi.

Ora però il primo ministro giapponese è chiamato a rispettare le sue promesse elettorali di tagli fiscali e piani di spesa, come la sospensione dell’imposta sulle vendite alimentari per due anni. In particolare, la premier dovrà affrontare la reazione dei mercati, preoccupati che le manovre fiscali possano mettere sotto pressione un debito pubblico già a livelli enormi. “La premier ha ripetutamente detto che la politica fiscale passata era troppo rigida. È chiaro che è fortemente favorevole a una riforma della politica fiscale rispetto a quella attuale, guidata dal Ministero delle Finanze ed esperti fiscali all’interno dell’Lpd”, ha detto Ryutaro Kono, capo economista giapponese di Bnp Paribas.

La sfida per Takaichi è tuttavia quella di trovare le entrate per compensare la sospensione dell’imposta. Il costo stimato si aggira intorno ai 5.000 miliardi di yen, pari a 31,9 miliardi di dollari l’anno. Il capo del governo ha escluso un aumento del debito, quindi le alternative sono tagli al welfare o un aumento della tassazione in altri ambiti. Esiste anche la possibilità, come la stessa Takaichi ha accennato, di sfruttare le entrate non fiscali derivanti dalle riserve di valuta estera del Giappone, che ammontano a circa 1.400 miliardi di dollari. Tuttavia, c’è il rischio che il Paese venda parte delle sue partecipazioni in titoli del Tesoro statunitensi, mettendo il mercato dei Treasury in subbuglio e attirando il disappunto di Washington. Le incertezze su come finanziare le manovre fiscali del governo rischiano quindi di generare un’ulteriore svendita del mercato obbligazionario giapponese dopo quella avvenuta negli ultimi mesi, secondo gli analisti. Takaichi “potrebbe aver vinto il mandato del pubblico, ma non ancora quello del mercato”, che potrebbe rivelarsi il suo “avversario più difficile”, ha avvertito Shinichi Ichikawa, senior fellow presso Pictet Asset Management Japan.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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