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Gilt e sterlina sotto osservazione: i rischi della crisi politica in Uk

Comunicazione Pubblicitaria

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Le dimissioni di Keir Starmer hanno aperto un nuovo doloroso capitolo per il Regno Unito e hanno riportato al centro dell’attenzione una domanda che da alcuni anni gli investitori si fanno spesso: quali saranno le conseguenze sui mercati finanziari, sulla sterlina e sui titoli di Stato britannici (i Gilt n.d.r.)? Da Boris Johnson a Liz Truss, da Rishi Sunak fino allo stesso Starmer, la stabilità di governo è diventata una chimera Oltremanica e Londra è costretta a fare i conti con un’incertezza politica a cui non era abituata. Il tutto in un contesto economico difficile, aggravato dal fallimento della Brexit che non è riuscita a portare i benefici attesi. Per gli investitori quindi, il punto cruciale non è soltanto chi siederà al numero 10 di Downing Street, ma soprattutto quale direzione prenderanno la politica fiscale, la crescita economica e il mercato dei titoli di Stato britannici.

“Finora i mercati hanno accolto le dimissioni di Keir Starmer senza scossoni” osserva David Rees, responsabile economia globale di Schroders, sottolineando come un cambio di leadership all’interno del Partito laburista fosse diventato progressivamente più probabile e quindi atteso dai mercati. Il vero rischio non riguarda tanto il cambio di leadership quanto le scelte che verranno adottate successivamente. “La questione non è più se le regole fiscali sopravviveranno, ma se continueranno a essere realmente vincolanti quando la crescita economica deluderà le aspettative e le pressioni sulla spesa pubblica si intensificheranno”, aggiunge Laura Cooper, global investment strategist e responsabile Macro credit di Nuveen.

 

In questo articolo: 

 

  • Crisi Gran Bretagna: i mercati restano calmi, ma la sfida si gioca tra disciplina e crescita
  • Gilt e strelina: i punti di pressione del mercato

 

Crisi Gran Bretagna: i mercati restano calmi, ma la sfida si gioca tra disciplina e crescita

La relativa tranquillità mostrata dai mercati alle dimissioni di Reeeves non significa che siano stati risolti i problemi strutturali dell’economia britannica. Secondo Rees chiunque sarà chiamato a guidare il prossimo governo dovrà affrontare una combinazione complessa di crescita debole, finanze pubbliche sotto pressione e inflazione ancora elevata. “Il basso tasso di crescita potenziale del Regno Unito, le finanze pubbliche limitate e l’inflazione elevata fanno sì che non ci siano risposte facili. Rilanciare gli investimenti e la produttività rimane la soluzione a lungo termine più credibile, ma richiede tempo e un impegno politico costante”.

In questo quadro potrebbe riaprirsi il dibattito sulle regole fiscali britanniche. Alcune proposte, come l’esclusione degli investimenti pubblici o delle spese per la difesa dai vincoli di bilancio, potrebbero favorire la crescita. Tuttavia, avverte l’economista di Schroders, il rischio è che i mercati interpretino queste mosse come un allentamento della disciplina fiscale e tutti ancora ricordano cosa successe con Liz Truss. Qualsiasi accenno in tal senso potrebbe spingere al rialzo i rendimenti dei Gilt e fare pressione sul governo affinché inverta la rotta”, spiega l’economista.

 

Gilt e sterlina: i punti di pressione del mercato

Il tema del debito non riguarda solo il Regno Unito o l’Italia. Quasi tutte le nazioni occidentali sono finite sotto l’attenzione dei mercati che, osserva Laura Cooper, “stanno tornando a imporre una disciplina sempre maggiore ai governi”.

I rendimenti dei titoli di Stato britannici continuano a incorporare un premio per il rischio superiore rispetto a quello di molti altri Paesi sviluppati. Il debito ha raggiunto circa il 95% del Pil, il livello più elevato dagli anni Sessanta, mentre il deficit continua a superare le previsioni ufficiali. Anche se la situazione è meno allarmante che nel 2022, sotto il breve governo Truss, tanto che “lo spread tra i Gilt decennali britannici e quelli statunitensi si è ridotto da circa 66 punti base di fine aprile a circa 34 punti base”, i rischi sono dietro l’angolo. Per questo motivo gli investitori guardano con particolare attenzione non solo al futuro primo ministro ma anche al prossimo Cancelliere dello Scacchiere (il ministro delle Finanze britannico). “Lo sviluppo più importante delle prossime settimane potrebbe non essere chi occuperà il Numero 10, ma chi occuperà il Numero 11”, sottolinea Cooper.

Sul fronte valutario, gli esperti vedono una situazione altrettanto delicata. Secondo Schroders, la sterlina rimane esposta a eventuali cambiamenti nelle aspettative sui tassi della Bank of England. Rees evidenzia come la debolezza dell’economia britannica renda improbabile che il recente shock energetico produca effetti inflazionistici permanenti. In questo contesto, eventuali segnali di perdita di fiducia nel mercato dei Gilt potrebbero tradursi rapidamente in nuove pressioni sulla valuta britannica.

Secondo Cooper, il rallentamento della crescita economica dovrebbe progressivamente prevalere sul rumore politico, favorendo una discesa dei rendimenti dei Gilt decennali sotto il 4,5% nel corso dei prossimi dodici mesi. La strada, però, potrebbe essere accidentata. Molto dipenderà dalla rapidità con cui verrà risolta la successione politica e soprattutto dalla credibilità fiscale del nuovo esecutivo.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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