L’innovazione tecnologica di Aton, realtà veneta guidata da Giorgio De Nardi che accompagna le aziende verso la trasformazione digitale sostenibile, ha conquistato la Silicon Valley. Fondata nel 1988, la tech company trevigiana attiva nei servizi IT e nelle soluzioni software avanzate è stata inclusa tra le dodici Pmi selezionate da Intesa Sanpaolo e Innovit per rappresentare l’Italia nella culla mondiale della tecnologia.
L’azienda veneta ha presentato al top management di Big tech come Google, Meta, Microsoft, Nvidia, Salesforce e Zoom la piattaforma .one, sviluppata per potenziare e accelerare i processi di vendita omnichannel, integrata con intelligenza artificiale e già utilizzata da oltre 250.000 utenti. Progettato per ottimizzare le vendite e gestire la supply chain e la tracciabilità dei prodotti in un unico hub, l’ecosistema digitale di Aton trasforma dati complessi in decisioni operative immediate e misurabili.
Aton, l’AI per le Pmi italiane: l’intervista a Giorgio De Nardi
Società Benefit, certificata B Corp e Great Place to Work dal 2018, Aton è un gruppo internazionale con 280 dipendenti e 750 clienti in tutto il mondo. Nel 2024 ha chiuso un fatturato di 25,4 milioni di euro e nel 2025 ha acquisito il 30% di Teksmar (realtà umbra attiva nel mercato dell’Ict) con l’obiettivo di raggiungere 50 milioni di fatturato entro il 2027.
La soluzione dell’azienda di Villorba si rivolge soprattutto a un ambito strategico dell’agroalimentare come il fresco alimentare e la catena del freddo, ma viene sfruttata anche nella grande distribuzione organizzata, nel fashion e nel settore energetico. La missione a San Francisco ha prodotto “un potente mix di fiducia, visione, entusiasmo ed energia da trasformare in spinta per lo sviluppo di Aton, dei nostri clienti e, perché no, anche del nostro Paese, che ne ha estremo bisogno”. Ne parliamo con il diretto interessato: Giorgio De Nardi, fondatore e amministratore delegato del gruppo.
Aton aiuta le aziende di diversi settori ad affrontare la trasformazione digitale in ottica sostenibile. Quali sono gli elementi chiave di questa strategia e come vengono supportate effettivamente le aziende?
“Aton ha una grande esperienza nel realizzare software, servizi e progetti per digitalizzare le aziende con soluzioni specializzate per mercati. Siamo da tempo concentrati in alcuni settori verticali come beni di largo consumo, moda ed energia, nei quali siamo esperti e di cui conosciamo molto bene le dinamiche: il valore aggiunto, i processi di business, gli obiettivi, le criticità per ottenerli, i differenziali competitivi. La nostra strategia punta a migliorare costantemente l’execution dei nostri clienti grazie all’impiego esteso delle nuove tecnologie, sapendo bene dove e come possono impattare positivamente sui numeri dei nostri clienti”.
In che modo il vostro processo migliora l’efficienza aziendale?
“L’obiettivo principale è che i clienti scelgano Aton come fattore di successo per vendere di più e meglio grazie alla nostra esperienza innovativa e alla consulenza, mettendo a fattore comune i prodotti e le esperienze sviluppati operando con innumerevoli aziende dello stesso settore. Usiamo le best practices specifiche per industry per realizzare software innovativi e collaudati, che guidano l’incremento dell’efficienza e della produttività nelle vendite e nelle operations”.
Può condividere qualche caso concreto di successo?
“Cito tre contratti importanti che abbiamo firmato di recente che riguardano la digitalizzazione di importanti aziende: l’adozione della nostra piattaforma per le vendite .one da parte di un grande produttore alimentare con 1.000 venditori (4.500.000 euro); il full outsourcing del supporto da remoto ai 1.500 punti vendita di un grande retailer italiano della moda (4.600.000 euro); una società inglese che opera nel settore della distribuzione di gas in bombole e cisterne con 500 automezzi (4.000.000 euro)”.

Quali strategie adotta Aton per bilanciare l’innovazione con l’ottimizzazione energetica?
“Siamo Società Benefit, certificati B-Corp e da sempre abbiamo a cuore la sostenibilità del business dei nostri clienti. Le nostre soluzioni impattano in modo importante anche sui consumi energetici perché riducono gli sprechi in viaggi, trasporti e trasferte, controllano la catena del freddo nella distribuzione dei prodotti refrigerati, riducono il consumo elettrico IT grazie a un’attenta razionalizzazione delle informazioni (Cloud/data center/server, elaborazione e trasmissione dati)”.
Quali tecnologie avete scelto per la vostra piattaforma software e come contribuiscono alla vostra mission?
“Siamo nati surfando sulla cresta dell’onda delle nuove tecnologie e in questo momento stiamo ovviamente investendo molto sull’AI. La nostra base tecnologica è un ibrido tra l’architettura centralizzata del Cloud e quella distribuita dell’Edge Computing, ed è molto spinta sul campo. .one è una piattaforma aperta basata sui servizi, con oltre 1000 Api già realizzate per favorirne l’adozione e l’integrazione con i sistemi in uso dai clienti. I sistemi di sviluppo software che abbiamo scelto sono Java/Kotlin, Angular, C#, a seconda delle necessità.
Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale siamo partner Microsoft (Copilot) ma impieghiamo le migliori piattaforme in funzione delle caratteristiche e dell’utilizzo richiesto: l’evoluzione è rapidissima ed è fondamentale monitorare con costanza l’andamento dell’intero mercato per poter offrire sempre la migliore soluzione ai nostri clienti. I nostri sistemi sono business critical, quindi oltre che essere aggiornati allo stato dell’arte della tecnologia debbono garantire che funzioneranno a regola d’arte, anche nel lunghissimo periodo”.
A proposito di intelligenza artificiale, che ruolo sta avendo l’AI nel vostro lavoro e nell’intero settore dei servizi IT? Si sta trasformando davvero in una leva competitiva concreta?
“Oggi siamo solo all’inizio, ma per la rivoluzione siamo certi che sia solo una questione di tempo. Al nostro interno l’adozione è a buon punto, insieme a una serie di iniziative di sensibilizzazione e di sviluppo di un nuovo mind set. Abbiamo già risultati pratici evidenti: +30% di produttività degli sviluppatori; -50% nel tempo di onboarding di nuovi operatori di service desk; miglioramenti importanti, ma non ancora quantificabili, della produttività nel lavoro di ufficio. Riguardo i clienti stiamo avviando i primi progetti in ambito vendite (order entry e management, riordino assistito e automatico, sales forecast, interfacce conversazionali), logistico/amministrativo (documentale, ddt, ricezione e carico merci, three way matching) e trasporti (previsione, pianificazione, percorsi di consegna)”.
Può dire lo stesso dell’IoT e della blockchain? Avete intenzione di implementarle nel vostro modello?
“Sull’IoT stiamo lavorando già dagli albori della tecnologia, negli anni ’90, in particolare sull’RFID per la tracciabilità e sugli smart meter per le teleletture. La blockchain per ora non è risultata interessante a sufficienza per convincere i nostri clienti all’adozione”.

Avete lanciato un curioso progetto formativo, l’Aton Academy, una piattaforma didattica ispirata al modello rinascimentale delle botteghe dei maestri d’arte: di cosa si tratta nello specifico e a chi si rivolge?
“Siamo una Società Benefit, certificata B-Corp e Great Place to Work. Per noi è fondamentale offrire lavoro di qualità alle persone che valgono e che hanno il mindset giusto, senza alcuna preclusione di età, genere, residenza, formazione, background professionale o altro. La nostra Aton Academy parte da questi principi ed è aperta a chiunque sia interessato a partecipare: è un percorso di formazione online gratuito che nella sua fase finale di selezione si trasforma in un coaching one to one.
In pratica abbiamo attualizzato un modello di straordinario successo che nelle città d’arte rinascimentali ha lanciato geni assoluti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Giorgione. I nostri senior sono i maestri d’arte e gli iscritti alla Academy sono i garzoni che praticano l’apprendistato al loro fianco, imparando dall’esempio e nella pratica fianco a fianco. L’iniziativa ha avuto un enorme riscontro, con una partecipazione che di edizione in edizione sta crescendo in modo esponenziale e che ha contribuito ad azzerare la ricerca del personale tramite intermediari”.
Alla luce della vostra esperienza nella Silicon Valley, quali sono oggi le principali sfide delle aziende italiane che puntano sull’internazionalizzazione?
“Essere competitivi, credibili, affidabili: sono gli stessi elementi che fanno la differenza anche in Italia, ma ancor più all’estero, perché la sfida si alza di livello e c’è da correre in salita e col vento contro. Le prospettive però sono talmente allettanti da valerne la pena. Nel digitale se si vuole crescere oltre la dimensione di Pmi non si può pensare solo all’Italia, è vitale guardare al mondo.
Purtroppo sinora sono state poche le aziende IT italiane che sono riuscite ad avere successo all’estero e questo è un obiettivo che secondo me noi imprenditori dobbiamo porci come urgente e fondamentale per uscire da una condizione di vassallaggio e colonizzazione che determina i conseguenti inevitabili vincoli dimensionali ed economici”.

Qual è stata l’esperienza più significativa che avete fatto durante la missione a San Francisco?
“La visita dell’headquarter di Nvidia mi ha emozionato ed entusiasmato: è un’azienda pazzesca, sconosciuta ai non addetti ai lavori, che in pochi anni ha bruciato le tappe esplodendo in Borsa grazie alla sua straordinaria posizione competitiva. Un capolavoro tecnologico di interpretazione strategica del mercato, eseguito alla perfezione. Bravissimi, fantastici”.
Quali sono i punti di forza delle imprese italiane che vanno all’estero, soprattutto le piccole e medie realtà, e su cosa bisognerebbe invece migliorare?
“Punti di forza: siamo bravi, talentuosi, creativi, ingegnosi e grandi lavoratori, inoltre costiamo molto meno degli sviluppatori Usa e degli altri paesi maggiormente sviluppati. Criticità: troppo ego e utilitarismo, scarsi investimenti, visione strategica d’insieme e ambizione”.
Cosa pensa serva oggi per essere davvero credibili nella crescita all’estero e nella digitalizzazione sostenibile dei processi organizzativi delle aziende?
“In Aton c’è un aspetto che teniamo in particolare considerazione: il mindset alla crescita e allo sviluppo delle nostre persone. Ambizione, focalizzazione molto spinta, investimenti mirati, stabilità e crescita puntando ai benefici sulle tre P: People, Planet e di conseguenza Profit”.
In conclusione, come immagina Aton tra dieci anni?
“Immagino Davide contro Golia: un piccolo che grazie al coraggio, all’agilità e all’inventiva batte il gigante. Un Davide italiano che si offre volontario per sfidare il potere dominante e usa l’intelligenza, la convinzione e la determinazione per superare un avversario apparentemente invincibile riscattando una condizione di sottomissione. Fuor di metafora biblica, stiamo lavorando per rendere Aton la prima azienda nei mercati in cui operiamo: una public company quotata in Borsa, che non si pone limiti alla crescita e che con la specializzazione vuol portare l’Italia sulla vetta del mondo”.









