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GNL: cos’è, come funziona e perché è importante

GNL: cos'è, come funziona e perché è importante

Da quando è scoppiata la guerra Russia-Ucraina è quantomai divenuto di importanza prioritaria il commercio di GNL, acronimo di Gas Naturale Liquefatto. Il taglio delle forniture di gas all’Europa effettuate da Mosca, che rappresentava la principale fonte di approvvigionamento, ha costretto il Vecchio Continente a cercare soluzioni alternative per evitare di lasciare i propri cittadini al buio e al freddo. Per questo si è rivolto ai Paesi che producono GNL, chiamato anche metano liquido o gas liquido.

Tuttavia, la transizione da una fornitura che passa attraverso i gasdotti a una trasportata con le navi e che deve subire dei processi di trasformazione richiede alcuni passaggi che sono tutt’altro che banali, ma che invece necessitano di risorse, attrezzature e una certa tempistica. Vediamo quindi una guida che spiega tutto ciò che c’è da sapere sul GNL e sul motivo per cui in questo momento risulta di importanza cruciale per l’Europa.

 

GNL: cos’è e come viene prodotto

Il GNL è l’abbreviativo di Gas Naturale Liquefatto. In sostanza, il gas naturale viene trasformato dallo stadio gassoso a quello liquido attraverso vari processi di trasformazione, portando la sua temperatura a 160/162 gradi centigradi. Il GNL ottenuto è costituito per il 99% da metano e parti di altri idrocarburi come etano, butano e propano. Il motivo principale per cui il gas viene trasformato in GNL è per rendere agevole e sicuro il trasporto attraverso delle navi cisterne ad alta pressione. In quel caso, il GNL occupa pochissimo spazio.

L’inconveniente è che i costi risultano essere superiori almeno del 20%-30% rispetto a quelli sostenuti dal trasporto del gas metano per mezzo dei gasdotti. Il motivo risiede nel fatto che il GNL deve in primis subire un processo di trasformazione; in secondo luogo deve effettuare un trasporto tramite grandi navi che consumano una quantità importante di energia e che corrono dei rischi richiedenti un’assicurazione; in terzo luogo, una volta arrivato a destinazione dovrà essere trasformato nuovamente in gas aeriforme perché possa arrivare nelle case e nelle aziende.

 

GNL: la rigassificazione

Come anticipato, in loco il GNL ha bisogno di essere rigassificato, ossia trasformato nuovamente dallo stadio liquido a quello originario. Ciò avviene attraverso i rigassificatori, che sono delle navi situate lungo le coste di un Paese (navi galleggianti), le quali immettono attraverso un impianto preposto il metano allo stato liquido in uno scambiatore di calore in cui scorre un liquido più caldo, normalmente acqua di mare, la cui temperatura naturale è sufficiente per riportare il gas allo stato gassoso. Successivamente il gas così ottenuto viene inserito tramite condotti passando sotto il mare fino all’impianto sulla terra ferma, dove viene instradato nella rete nazionale.

 

L’importanza per l’Europa

Sganciarsi dalle forniture di gas naturale della Russia è stata la principale mission dell’Europa da quando il Paese guidato da Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina. Tutto ciò però non è stata un’operazione indolore, in quanto il 40% del fabbisogno energetico europeo proveniva proprio da Mosca. Nel frattempo Bruxelles si è rivolta ai principali Paesi produttori di GNL al mondo. In particolare gli Stati Uniti sono venuti in soccorso dell’Europa incrementando l’approvvigionamento di GNL attraverso un piano che assicura una certa progressività negli anni. Altri Stati come Qatar, Nigeria, Malesia e Australia sono importanti produttori ed esportatori del gas naturale liquefatto, con cui il Vecchio Continente ha cercato di tessere delle relazioni per assottigliare il gap rispetto all’esigenza.

E l’Italia? Il nostro Paese consuma ogni anno circa 70 miliardi di metri cubi di gas naturale, dei quali circa la metà utilizzata per produrre energia elettrica a combustione. Fino ad oggi, la Russia ha rappresentato il 38% circa del gas consumato, l’Algeria il 28%, la Norvegia il 10%, la Libia il 5% e il TAP, il gasdotto che si trova in Puglia e unisce l’Italia all’Azerbaigian, il 10%. Quello che rimane proviene dal GNL. Ovviamente, per aumentare la quota di GNL è necessario dotarsi delle attrezzature adeguate, ovverosia dei rigassificatori. Attualmente, i terminali di rigassificazione si trovano a Panigaglia in Liguria, a Livorno in Toscana ed a Porto Levante in Emilia Romagna. E ora si è aggiunto quello di Piombino in Toscana.

Tuttavia, questa non è un’operazione semplice, perché comunque bisogna fare i conti con alcune resistenze ambientaliste, che sollevano questioni attinenti al rispetto dell’ambiente. Emblematica è stata la situazione del rigassificatore di Piombino, che ha trovato una ferma opposizione da parte di un largo strato di popolazione. I cittadini, con il sindaco della città a fare da guida, hanno rivendicato ragioni di sicurezza e legate al clima per l’avvio del rigassificatore al largo della costa che doveva ricevere il GNL proveniente dalle navi cisterna estere. Ad ogni modo, la nave Golar Tundra di proprietà di Snam arriverà a Piombino tra poche settimane e sarà attiva nell’arco di 100 giorni.

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