Guerra Russia-Ucraina: ecco i settori più a rischio e quelli meno colpiti
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Guerra Russia-Ucraina: ecco i settori più a rischio e quelli meno colpiti

Guerra Russia-Ucraina: ecco i settori più a rischio e quelli meno colpiti

L’inizio della settimana si è aperto con pesanti ribassi in tutte le Borse mondiali, per effetto dell’intensificarsi della guerra Russia-Ucraina. Gli investitori sono preoccupati per la piega che sta prendendo il conflitto. L’Ucraina reclama l’aiuto dell’Europa per fornire missili e armi in modo da poter fronteggiare i bombardamenti e l’assalto su terra del nemico. Ma mettere basi militari in territorio ucraino, significherebbe solo allargare il conflitto coinvolgendo tutto il Continente e non solo. In altri termini, Kiev chiede la terza guerra mondiale. 

Solo l’idea che possa configurarsi uno scenario di questo tipo affossa la propensione al rischio del mercato, che peraltro è turbato da un’altra eventualità. Gli Stati Uniti potrebbero mettere l’embargo sulle esportazioni russe di petrolio in via del tutto autonoma, senza l’appoggio degli alleati. Se così fosse, i prezzi del greggio potrebbe salire ulteriormente, oltre il livello di 140 dollari al barile raggiunto oggi, che è il più alto degli ultimi 14 anni. Ciò equivarrebbe a una crisi energetica in Europa ancora più appesantita, con grave danno per famiglie e imprese.

 

 

Russia-Ucraina: chi perde dall’escalation della guerra

Secondo gli analisti del Private Bank di Edmond de Rotchschild, in questa crisi Russia-Ucraina vi sono settori maggiormente a rischio e altri meno coinvolti. Tra i primi si annoverano innanzitutto le banche. Gli istituti di credito sono tirati in ballo per 2 grandi fattori. In primis per il fatto che l’estromissione delle banche russe da SWIFT finisce inevitabilmente per incidere su tutto il sistema finanziario con gravi scoperti e mancati pagamenti.  In secondo luogo perché l’aggravio della situazione conflittuale nell’Est Europa allontana le aspettative di rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea. Di conseguenza, le banche perderebbero l’eventuale vantaggio derivante dall’aumento del margine d’intermediazione. Per gli economisti del Private Bank le aziende di credito più esposte sarebbero Raiffeisen, Société Générale, UniCredit, Intesa Sanpaolo e ING. 

Altri settori interessati molto dalla guerra Russia-Ucraina sono quelli dei produttori di alimenti e bevande, nonché di casalinghi ed elettrodomestici. Questo perché l’aumento del prezzo delle materie prime non riescono a trasferirlo interamente sul prodotto finale. Per gli economisti, uno dei più colpiti sarebbe l’imbottigliatore di Coca-Cola Hellenic per via dell’incremento del costo delle lattine, mentre le aziende di cioccolato come Lindt e Barry Callebaut dovrebbero subire meno l’effetto grazie alla loro capacità di determinazione dei prezzi. 

Infine vi sono i comparti del trasporto aereo a essere vulnerabili, a causa della chiusura dello spazio aereo russo nei confronti delle compagnie di volo europee. Tra queste ultime potrebbero pagare dazio Finnair, per effetto della grande esposizione alla tratta che lega l’Europa e l’Asia sul territorio russo, Lufthansa, AF-KLM e IAG.

 

 

Russia-Ucraina: i settori vincenti

Per quanto riguarda i settori più al riparo dagli effetti dannosi della guerra Russia-Ucraina, vi sono ovviamente quelli energetici. Nonostante i grandi aumenti dei prezzi delle materie prime, l’indice europeo Stoxx Energy scambia a 11 volte gli utili attesi per il 2022, mentre il più generico Stoxx Europe ha un multiplo di 14 volte e questo rende i titoli dell’energia molto attraenti, in considerazione anche del trend in corso. Inoltre, con la probabile riduzione o addirittura chiusura delle forniture di gas e petrolio russo, vi sarà una maggiore richiesta delle energie rinnovabili e del nucleare. La Germania ad esempio sta valutando la posticipazione della chiusura dei suoi reattori, insieme all’eliminazione di ogni tipo di sostanza inquinante programmata entro il 2035. 

Altri settori meno immuni al conflitto Russia-Ucraina sarebbero quelli dell’alluminio e dell’acciaio, nonché di materie prime come il platino e il palladio, molto utilizzati soprattutto nel settore automobilistico e di cui la Russia è uno dei principali produttori ed esportatori a livello mondiale. Infine vi sarebbe anche il campo dei trasporti via mare a essere meno colpito, in quanto si creerebbe un notevole incremento delle importazioni di molte materie prime da altre parti del mondo, che sostituirebbero le mancate consegne provenienti dalla Russia con il probabile inasprimento delle sanzioni o delle ritorsioni da Mosca.

 

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