Dal 2016 a oggi, gli hedge fund non avevano mai puntato così tanto sul settore tecnologico. Nella scorsa settimana, i fondi speculativi hanno acquistato azioni tech al ritmo più sostenuto degli ultimi tre mesi, concentrando i flussi sui produttori di semiconduttori e riducendo l’esposizione al software, un riposizionamento che racconta la frattura più profonda dell’anno sui mercati azionari globali. Nonostante il conflitto con l’Iran abbia alimentato l’impennata del petrolio e rafforzato le aspettative di rialzi dei tassi, la domanda legata alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale è rimasta intatta e gli hedge fund hanno risposto ampliando le coperture sui mercati generali, con le posizioni short ai massimi degli ultimi dieci anni.
In questo articolo:
- Gli hedge fund comprano tech ovunque tranne che in Europa
- Dal software ai semiconduttori, l’AI divide il settore tech
- Geopolitica e tassi: i chip resistono, gli hedge fund si coprono
Gli hedge fund comprano tech ovunque tranne che in Europa
Secondo una nota di Goldman Sachs Prime Brokerage, i flussi di acquisto hanno interessato tutte le principali aree geografiche con l’unica eccezione dell’Europa, trainati in termini di controvalore dal Nord America e dai mercati emergenti asiatici, dove la domanda si concentra sulla catena di fornitura dei semiconduttori e sullo sviluppo delle infrastrutture per l’AI. Le operazioni hanno incluso sia la chiusura di posizioni short sia l’apertura di nuove posizioni long. All’interno del settore, i produttori di semiconduttori e le società software hanno attratto il maggiore interesse speculativo, mentre i fondi hanno ridotto contestualmente l’esposizione alle apparecchiature per le telecomunicazioni e ai fornitori di servizi IT.
Nella nota, il team guidato da Ben Snider ha analizzato posizioni azionarie per un valore complessivo di 9 trilioni di dollari riferite all’inizio del secondo trimestre: il peso dei semiconduttori nei portafogli long degli hedge fund ha raggiunto un massimo storico, mentre quello del software è sceso al minimo dal 2019. I fondi comuni di investimento hanno avviato il trimestre con la minima esposizione al software almeno dal 2012 e, escludendo le mega-cap, la propensione verso i semiconduttori rispetto al software è la più elevata dallo stesso anno.
Dal software ai semiconduttori, l’AI divide il settore tech
Il mercato ha operato nel 2026 una selezione netta all’interno del comparto tecnologico, abbandonando la narrativa di un beneficio diffuso dell’AI sull’intero settore in favore di un’allocazione più granulare. Le società software attive nei prodotti per ufficio, nei servizi per le risorse umane e nella consegna a domicilio sono state identificate come aree soggette a disruption strutturale. La divergenza di performance è quantificabile: l’indice SOX segna un rialzo del 72,3% da inizio anno, mentre l’ETF iShares Expanded Tech-Software Sector cede l’11,1% nello stesso periodo. Il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato una serie positiva di 18 sedute consecutive tra fine marzo e fine aprile, la più lunga della sua storia.
Proprio in seguito a questo rally, secondo Prime Insights and Analytics, i semiconduttori e le relative apparecchiature rappresentano il sottosettore statunitense con il maggior volume netto di vendite nell’ultimo mese, con un saldo che su base annua registra ora un modesto calo netto. “Nel bel mezzo di questo sostanziale rally, gli hedge fund non si sono lasciati prendere dalla foga“, afferma Vincent Lin, co-responsabile di Prime Insights and Analytics. “Hanno ridotto la loro esposizione al settore: è il risultato di prese di profitto da parte di chi si sta ritirando dal gioco.” Lin precisa che, con l’apprezzamento dei titoli del comparto, il peso dei semiconduttori nei portafogli è aumentato automaticamente per alcuni gestori, rendendo necessarie vendite per ricondurre l’esposizione entro i limiti di rischio prefissati. L’esposizione complessiva al sottosettore rimane comunque elevata: dall’inizio dello scorso anno, semiconduttori e apparecchiature per la produzione di chip figurano ancora tra i sottosettori statunitensi con il maggior volume netto di acquisti cumulativo.
A livello di singoli titoli, Microsoft ha registrato le maggiori riduzioni nette di posizione sia tra gli hedge fund sia tra i fondi comuni; questi ultimi hanno ridotto l’esposizione anche alle altre società del gruppo delle Magnificent Seven, mentre gli hedge fund hanno incrementato le posizioni nette in Meta e Apple. Nel comparto semiconduttori, i fondi speculativi hanno aumentato l’esposizione a Lam Research, Applied Materials e ASML, mentre i fondi comuni hanno investito in Intel e Sitime. Nell’ultimo mese, tuttavia, semiconduttori e apparecchiature correlate hanno rappresentato il sottosettore statunitense con il maggior volume di vendite nette, portando il comparto a un saldo netto di vendite da inizio anno.
Geopolitica e tassi: i chip resistono, gli hedge fund si coprono
Il conflitto con l’Iran ha generato pressioni economiche su scala globale, alimentando aspettative di rialzi dei tassi in risposta allo shock inflazionistico derivante dall’impennata del prezzo del petrolio, una variabile che storicamente penalizza in misura sproporzionata i titoli tecnologici, le cui valutazioni incorporano in larga parte utili attesi nel lungo periodo. I produttori di chip hanno finora contenuto gli effetti negativi di questo contesto, mantenendo lo slancio legato alla domanda per le infrastrutture AI. A conferma della forza del ciclo, l’indice Kospi sudcoreano — utilizzato come indicatore della domanda globale di infrastrutture per l’AI — ha brevemente superato quota 8.000 punti per la prima volta a metà maggio, dopo un rialzo di oltre l’80% da inizio anno.
Il paniere AI di Goldman Sachs ha sovraperformato l’S&P 500 di oltre il 50% nel 2026, periodo in cui l’indice più ampio ha guadagnato oltre il 18% tra fine marzo e un recente calo di tre sedute. Sul fronte della gestione del rischio, gli hedge fund hanno ampliato le posizioni short su indici azionari ed etf ad ampia capitalizzazione come copertura contro i rischi di mercato generali, con tali posizioni ribassiste ai livelli più alti degli ultimi dieci anni. La leva finanziaria lorda ha raggiunto un nuovo massimo quinquennale nel mese in corso, mentre quella netta è rimasta sostanzialmente invariata: una configurazione che Goldman Sachs distingue nettamente dalla frenesia speculativa rilevata tra i piccoli investitori.









