Hindenburg Research, il venditore allo scoperto attivista incubo di molte società di tutto il mondo, chiude la sua attività. Lo ha reso noto il fondatore Nate Anderson in un post sul sito aziendale: “Ho preso la decisione di sciogliere Hindenburg Research“, scrive l’uomo d’affari, “il piano prevedeva la chiusura dopo aver completato la pipeline di idee su cui stavamo lavorando. Con gli ultimi casi Ponzi che abbiamo appena completato e che stiamo condividendo con le autorità di regolamentazione, quel giorno è arrivato”.
Anderson non ha precisato i motivi che hanno influito sulla tempistica della scelta. “Nessuna ragione specifica, o minaccia particolare o problemi di salute e personale”, ha sottolineato. Tuttavia, “l’intensità e la concentrazione sono arrivate al punto di perdere di vista molto del resto del mondo e delle persone a cui tengo”, ha puntualizzato. Per questo, ora Anderson vede l’hedge fund solo come un capitolo della propria vita e non come qualcosa che la definisce.
L’aspetto curioso è che questa decisione arriva pochi giorni prima dell’insediamento del nuovo presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, e poco dopo che la Securities and exchange commission ha chiesto un’indagine sui manipolatori del mercato e venditori allo scoperto.
Hindenburg Research: alcuni dei casi di short selling più famosi
Nella sua storia, Hindenburg Research ha spesso catturato le luci della ribalta attraverso operazioni di short selling che hanno fatto volatilizzare miliardi di dollari di capitalizzazione nelle società prese di mira.
Uno dei casi più famosi riguarda il conglomerato indiano Adani Group, che nel 2023 è stato accusato da Hindenburg di effettuare “frodi aziendali” e “utilizzare in modo improprio i paradisi fiscali offshore“. Il gruppo ha negato ogni accusa, ma intanto il polverone sollevato è costato al miliardario indiano oltre 100 miliardi di dollari. Dopo la notizia della chiusura di Hindenburg, le azioni di Adani Enterprises hanno fatto un balzo fino al 9% in Borsa.
Un altro caso eclatante è stato quello del produttore di camion elettrici Nikola, che nel 2020 ha dovuto difendersi dall’accusa di aver mentito sullo stato della tecnologia del suo pick up. In pratica, in un video di marketing, l’azienda americana mostrava un camion che viaggiava ad alta velocità, ma in realtà il veicolo, a motore spento, si muoveva grazie alla pendenza della strada. Per questo, Trevor Milton, fondatore di Nikola, è stato condannato a quattro anni di prigione per frode.
Nel 2023, Hindenburg Research si è scagliata contro Icahn Enterprises LP per aver sopravvalutato le sue partecipazioni e attuato una struttura “alla Ponzi” per pagare i dividendi. Il miliardario imprenditore ha visto spazzati via 2,9 miliardi di dollari dal patrimonio netto, secondo le stime di Forbes.
Sotto la scure dell’hedge fund è passata anche Block di Jack Dorsey nel 2023. Le critiche mosse, in questo caso si riferiscono allaichan sovrastima del numero di utenti e alla sottovalutazione dei costi di acquisizione dei clienti. Block ha cercato di difendersi parlando di un rapporto “impreciso e fuorviante”, progettato con lo scopo di “ingannare e confondere gli investitori”. Questo però non è riuscito ad arginare le perdite in Borsa.
E che dire di Twitter, oggetto di acquisizione nel 2022 di Elon Musk? Qui Hindenburg prima ha assunto una posizione corta ritenendo che l’offerta di 44 miliardi di dollari del capo di Tesla potesse essere rivalutata al ribasso se Musk si fDorseosse allontato dall’accordo. In seguito, ha rivelato una posizione lunga puntando contro il ricco imprenditore in fase di trattativa sul prezzo.









