I mercati dietro le quinte: il punto di Davide Biocchi

I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI #1

davide biocchi

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi, intervistato da Manuela Donghi

 

L’economia spiegata in modo semplice è da sempre il must di Davide Biocchi, trader che non ha bisogno di presentazioni. L’economia e la finanza, invece, di spiegazioni necessitano eccome, ma che spesso non riescono a essere esaustive. Lo scenario, in realtà, almeno in questo momento, è molto chiaro: mercati in rialzo e operatori che nell’anno in conclusione hanno ottenuto performance che da tempo, forse non si vedevano. Ma occorre fare chiarezza, perché la domanda, quella proprio che sovrasta qualsiasi altro interrogativo, è la seguente: quanto durerà?

Davide ride, anzi sorride, perché questa è la classica domanda da un miliardo di dollari.

 Facciamo un po’ di intermarket? Che poi, spieghiamo proprio questo: cosa si intende?
Per intermarket si intende la correlazione tra le diverse asset class (obbligazioni, commodities, valute) verso i mercati finanziari. Potremmo dire che si tratta del “dietro le quinte dei mercati”. Insomma: come si muovono i fili? Chi muove le pedine? Quali sono gli attori del momento che influiscono sui mercati finanziari?

In questo momento al rialzo chi sono?
E’ chiaro a tutti che qualcosa nel mercato è successo. Prendiamo ad esempio i flussi usciti dal bund tedesco che hanno comportato un rialzo del rendimento anche da -0,70 e oltre, lo sappiamo bene tutti. Queste sono cifre monstre, cifre pazzesche. Bene, questo flusso si è riversato anche sui mercati azionari. Basta guardare cosa è successo su Borsa Italiana: siamo passati dal fare tra 1,4 e 1,8 miliardi al giorno al farne tra 2,2 e 3.

Questo cosa vuol dire?
Vuol dire che c’è qualche attore, qualcuno che ovviamente sta facendo volumi importanti, che ha comprato, visto che l’indice nel frattempo è salito di 1000 punti. Senza questi volumi il mercato non avrebbe mai potuto arrivare dove è arrivato.

Tornando al discorso dei flussi usciti dal bund… In questo contesto è cambiato il modo di fare investimento, ovviamente. E’ un altro tema.
Ma certo. I titoli di Stato non rendono più niente (anzi costano!), quindi bisogna cercare rendimento su altro. E per cercare altro occorre inevitabilmente alzare l’asticella del rischio: passare dalle obbligazioni alle azioni. I denari escono dal bund e tra le altre cose vanno acquistando i meno volatili tra i titoli azionari, ma con alti rendimenti. Abbiamo visto titoli fino a poco tempo fa snobbati dal mercato essere invece al centro dell’attenzione.

Ad esempio?
Ad esempio Enel, Generali. O Poste Italiane. Che pagano anche dividendi interessanti. Potremmo mettere in questo stesso “pacchetto” anche i titoli bancari, ma sulla bilancia c’è il contrappeso del fatto che sono esposti a titoli di stato o altre questioni, mentre invece un titolo come Poste non ha utili minati da tassi a zero. Le banche sì.

Davide, però perdonami. Come è possibile questo rialzo sui mercati con i massimi raggiunti, quando tutti gli indicatori macro gettano ombre sulla tenuta dell’economia globale?
Qualcuno si chiede come mai ci sia stato questo trade più alimentato dalla speranza che da altro. Si può spiegare in questo modo. Dopo tanto pessimismo, alcuni dati che riportano il sentiment degli investitori, soprattutto provenienti dalla Germania, si sono mostrati meno disastrosi del previsto. Le aspettative sino a poco tempo fa erano nere ma ora questi numeri sono leggermente migliori: questo è bastato a generare ottimismo.

Dobbiamo guardare insomma il bicchiere mezzo pieno… però come si fa con questioni sempre in pending come la Brexit o la trade war e l’impulsività di Donald Trump? Io sono una persona ottimista, ma ammettiamo che siamo messi a dura prova…
Ti dico una cosa. Prendiamo la Brexit: c’è come la sensazione che ora rappresenti un minore rischio per il sistema. Oppure vedi Trump e i suoi tweet. Sappiamo che il su e giù dei mercati arriva quando il Presidente americano centellina le varie indiscrezioni. Sicuramente farà tutto anche tenendo conto  della sua agenda elettorale, questo è chiaro. Questa ondata di acquisti è una sorta di scommessa che è avvenuta anche negli Usa, dove i mercati azionari hanno sfondato i massimi storici. L’ottimismo è stato sostenuto per esempio anche dall’atteggiamento del Governatore della Fed Jerome Powell, che ha smesso di essere accomodante nei confronti dei mercati, dicendo che avrebbe agito solo in base all’andamento dei dati reali, perché ha ritenuto che questi non avessero bisogno, e hai visto cosa è successo? Che il mercato si è allineato.

M. Mi hai quasi convinta… Però ancora non del tutto. Dell’Europa cosa mi dici? Abbiamo una zavorra sulle spalle…
E’ vero. L’economia europea è in estrema difficoltà, a partire proprio dalla sua locomotiva, la Germania, l’abbiamo detto prima. Un Paese che dipende dalla manifattura pesante soprattutto dall’automotive, settore che non sta navigando certo in buone acque. Alla situazione già precaria si è aggiunto il pessimismo dipendente dalle minacce derivanti dalla trade war. Però voglio proprio dire una cosa in merito. In questo momento, se ci pensi bene, abbiamo pochi market mover. Quello che tutti tengono in conto è l’esito della guerra commerciale Usa-Cina, tema che nelle ultime ore è stato aggravato anche dalle questioni che ruotano intorno a Hong Kong, per cui diventa importante anche questo fattore geopolitico: se gli US appoggiassero i ribelli la Trade War potrebbe allungarsi.

Perciò mi stai dicendo che occorre tenere la barra dritta sostanzialmente su questo… e basta?
Beh, con la risoluzione della trade war, si risolverebbe a catena anche altro… Questo è il classico esempio di ciò che avviene quando la geopolitica entra nel vivo della finanza.

Cosa deve tenere ben presente un trader, quindi?
Intanto deve tenersi sempre aperto il profilo Twitter di Donald Trump (ride) e poi, scherzi a parte, il future sul bund. Se il future sul bund dovesse scendere, a quel punto avremmo sicuramente un nuovo rialzo di borsa. Al contrario, finché non accade è dura.

Sull’indice italiano cosa mi dici?
Ti dico che ora bisogna consolidare per cercare di tornare sui 24.500 punti, massimi che ci respingono dal 2009, pensate! Ovviamente ancora nulla ci dice che saranno raggiunti, però sembra un target alla portata. L’indice si trova comunque nel mezzo di un guado: il supporto è a 22.300 punti che a lungo sono stati resistenza, per l’esattezza negli ultimi 18 mesi, mentre la resistenza è molto significativa perché sono 10 anni che ci tiene al ribasso.

Questa è la correlazione del momento?
Di solito il mercato si correla con le cose che vanno in eccesso. Per esempio in passato è successo con il petrolio, o anche qualche anno fa con l’euro-dollaro. Ora il cambio euro-dollaro è nel momento meno volatile della sua storia e anche il petrolio, che ha fatto oscillazioni tremende, negli ultimi mesi si è maggiormente stabilizzato, e per questo non è sotto la lente del mercato. Basti pensare che nonostante il collocamento della Saudi Aramco, titoli come Eni o Saipem sono come dimenticati dal mercato.

Quindi… tra tutto quanto mi sembra di capire che dobbiamo basarci un po’ sulle sensazioni e percezioni.
Il mercato guarda ai dati di sentiment. Quelli macro saranno bruttini ancora per un po’, mentre quelli di sentiment potrebbero migliorare. Per esempio: domani usciranno i PMI flash (dati sul sentiment dei direttori di acquisto) e poi parlerà Christine Lagarde: sarà un po’ il suo esordio come Presidente della Bce.  Ogni sua parola sarà pesata e valutata dai mercati, che in base al suo ottimismo o pessimismo agiranno di conseguenza.

Ma i gestori sono ottimisti?
Guarda, abbiamo avuto un anno eccezionale. Il rendimento year to date degli indici sfiora il 30%. Un gestore che su quest’anno ha fatto una performance ottima è “ovviamente” preoccupato per l’ anno prossimo, perchè le aspettative della sua clientela si alzeranno molto. Quindi, se posso dirlo, un gestore non ha più interesse che il mercato cresca da qui a fine anno: più sale e più lo zero da cui si ripartirà a gennaio si alza. Se deve esserci la rottura delle resistenze, penso sia più facile avvenga con l’anno prossimo, sempre ammesso che succeda.

Quindi cosa si aspetta Davide Biocchi da questo fine anno?
Dato lo scenario mi aspetto che questa fase un po’ incerta  possa trovare continuazione. I mercati sono con l’occhio puntato sui tweet di Trump, anche alla luce dell’eventuale impeachment; e non dimentichiamoci che siamo anche in campagna elettorale in UK e a breve in US, quindi tutte le notizie vengono recepite in modo più forte proprio in vista del voto. E’ un po’ come essere in una soap opera

Ah… e chi sono i protagonisti?
Se prendiamo Beautiful, Draghi è come Ridge. Merkel e Lagarde sono le protagoniste femminili. C’era anche Janet Yellen ma è uscita di scena. (Ride)

Mi piace…
Sì, comunque scherzi a parte, quello che bisogna tenere presente è che nell’attuale scenario è incluso un potenziale elevato rischio. Molti operatori hanno ridotto la presenza di obbligazioni nei portafogli, a vantaggio di una prevalenza di azioni. Ora cosa può succedere se il mercato da uno scrollone? Come reagiranno investitori poco avvezzi ad avere a che fare con perdite da trading sui titoli che possiedono?
Potrebbe generarsi un panico diffuso? Mi pare che il rischio di una improvvisa impennata della volatilità sia oggi totalmente trascurato. Questo non mi lascia per niente tranquillo.

Beh, dammi anche la risposta, però…
Semplice: non c’è per ora risposta. Qualora il panico arrivasse dovremo avere a portata di mano un solido paracadute, dotato di numerose cordicelle…

 

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