Identità digitale in Europa: quali sono i progetti attivi e quelli ancora in sviluppo

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Il 2026 sarà l’anno dell’identità digitale in Europa. Il regolamento per l’introduzione dell’Eudi Wallet (Eu Digital Identity) è entrato in vigore nel 2024 con il regolamento 2024/1183 e i singoli wallet nazionali saranno disponibili entro dicembre 2026. L’Italia è già pronta con Spid, carta d’identità elettronica e It Wallet, ma ad oggi su 26 progetti avviati di wallet dell’identità digitale, soltanto 12 sono già in funzione e conformi al regolamento Eidas 2.

All’It Wallet italiano si affiancano eAusausweis in Austria, MyGov.be in Belgio, France Identité in Francia, Gov.gr Wallet in Grecia, mObywatel in Polonia, Id.gov.pt in Portogallo, eDoklady in Repubblica Ceca e Slovacchia, MiDni in Spagna, BankId in Svezia e E-Group MyD in Ungheria. Tuttavia, l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano rivela che nessuno di questi 12 progetti operativi è ancora certificato come Eudi Wallet, l’identità digitale europea ufficiale.

 

In questo articolo:

 

  • A che punto è l’identità digitale in Europa
  • L’Italia è avanti con Spid, Cie e It Wallet

 

A che punto è l’identità digitale in Europa

A fronte di 12 operativi ci sono 8 progetti avviati ma ancora in fase di sviluppo: Certilia in Crozia, Digital Identitetstegnebog in Danimarca, mRiik in Estonia, Dvv Wallet in Finlandia, De Wallet in Germania (per l’accesso ai servizi pubblici e alla sanità digitale), il progetto pilota di Nobid in Lettonia, Nl-Wallet nei Paesi Bassi (per l’identificazione sicura in ambito universitario e finanziario) ed eOsebna in Slovenia. I restanti 6 sono stati soltanto annunciati tra Bulgaria, Cipro, Lituania, Lussemburgo, Malta e Romania e risultano in fase di pianificazione. Fuori dall’Ue, Gran Bretagna e Svizzera hanno optato per l’adesione agli standard europei con i loro Digital Id ed e-Id.

Con il rilascio ufficiale dell’Eudi Wallet previsto per dicembre 2026, la Commissione europea vuole fornire un’identità digitale anche alle imprese. L’obiettivo è quello di garantire un mercato unico interoperabile e sicuro, ridurre la frammentazione tra i sistemi nazionali e semplificare le procedure burocratiche e amministrative, in linea con quanto richiesto dal progetto Eu Inc per l’istituzione del 28esimo regime fiscale. Nel portafoglio verranno identificati tutti gli adempimenti che si richiedono a un’azienda in ciascuno dei 27 Paesi membri dell’Unione in cui opera.

La costruzione di un ecosistema di servizi e credenziali digitali è già avanti all’estero, in particolare in nazioni come il Giappone, dove Apple ha integrato la carta d’identità nel proprio wallet. La funzionalità consente di archiviare i propri documenti My Number nel portafoglio su iPhone: il Giappone è il primo Paese al di fuori degli Stati Uniti ad adottare questa soluzione di identificazione digitale della Mela. Nel resto del mondo si contano 110 wallet sviluppati da aziende private. In totale, sono oltre 6 miliardi le app di identità digitale in uso a livello globale e si prevede che entro il 2029 questo numero crescerà fino a quasi 6 miliardi, pari a due terzi della popolazione mondiale.

 

L’Italia è avanti con Spid, Cie e It Wallet

Nel caso italiano, l’attivazione dei documenti (patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità, in attesa della Cie) su It Wallet, il sistema di portafoglio digitale integrato nell’app dei servizi pubblici Io, è arrivata a 7 milioni di utenti e 11,7 milioni di documenti memorizzati. Nonostante le difficoltà legate al rinnovo delle convenzioni con i provider, lo Spid conta 41,5 milioni di identità attivate, 1,2 miliardi di autenticazioni e 971 milioni di accessi fino a settembre 2025. Numeri leggermente superiori per le Cie in corso di validità, che hanno toccato i 48,4 milioni (di cui 9 milioni con le credenziali digitali attivate tramite l’app CieId) e 73,7 milioni di accessi già registrati entro agosto.

L’Osservatorio Digital Identity del Polimi ha condotto un sondaggio sul rapporto tra italiani e identità digitale. Il 56% del campione (il valore più alto tra i Paesi europei) si dichiara interessato ad adottare un wallet; il 50% già utilizza portafogli di Big Tech (Apple, Google e Samsung), soprattutto per memorizzare le carte di pagamento; il 49% preferirebbe un wallet erogato dal governo o dagli enti pubblici. Le italiane e gli italiani reagiscono bene, ma per trasformare la sperimentazione in un’adozione concreta e diffusa c’è ancora molta strada da fare. “Restano tanti cantieri di lavoro aperti – sottolinea Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio –, dall’identificazione di credenziali a valore aggiunto da memorizzare nel wallet alla creazione di un ecosistema di servizi digitali e fisici dove queste possano essere effettivamente usate, coinvolgendo aziende private e utenti”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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