Idrogeno: cresce l’utilizzo industriale, l’Osservatorio di Intesa Sanpaolo

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La filiera dell’idrogeno in Italia sta rapidamente evolvendo da settore emergente a pilastro industriale strategico per la transizione energetica. È quanto emerge dall’Osservatorio 2025 sull’idrogeno realizzato dal research department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT – Associazione italiana idrogeno e presentato a Milano. Il dato più significativo riguarda la maturità economica del comparto: il 58% delle imprese coinvolte genera già ricavi dalle attività legate all’idrogeno, percentuale che sale al 66% nel settore manifatturiero. Un segnale chiaro che la tecnologia non è più confinata alla sperimentazione, ma sta consolidando una propria dimensione industriale.

L’indagine, condotta su 79 imprese attive lungo tutta la catena del valore, evidenzia un ecosistema dinamico, caratterizzato da investimenti significativi, crescente innovazione tecnologica e una forte integrazione internazionale. L’idrogeno, dunque, si conferma una leva strategica per la competitività del sistema industriale italiano.

 

In questo articolo:

 

  • Il salto di qualità della filiera dell’idrogeno
  • Innovazione tecnologica e capitale umano al centro della crescita
  • Le sfide per il futuro dell’idrogeno

 

Il salto di qualità della filiera idrogeno

Uno degli elementi centrali emersi dall’Osservatorio di Intesa Sanpaolo è il livello crescente di maturità industriale raggiunto dalla filiera dell’idrogeno. Sebbene l’età media delle imprese nel settore sia relativamente giovane, circa otto anni, il comparto mostra caratteristiche tipiche di ecosistemi già consolidati. Circa un quarto delle aziende opera nel settore da oltre un decennio, segnale di competenze accumulate e capacità di adattamento tecnologico.

Le imprese risultano mediamente attive in cinque segmenti della filiera, dalla produzione di componenti e impianti ai servizi di ingegneria fino alle applicazioni finali, incluse mobilità e industria. Questo elevato livello di integrazione verticale rappresenta un fattore competitivo fondamentale, perché consente di presidiare l’intera catena del valore e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

Particolarmente rilevante è anche la dimensione internazionale del settore. Il 46% del fatturato legato all’idrogeno proviene da clienti esteri, quota che raggiunge il 60% tra le imprese manifatturiere. Questo dato conferma la competitività tecnologica delle aziende italiane sui mercati globali e il loro ruolo crescente nella transizione energetica europea e internazionale.

Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo, sottolinea che “la seconda edizione dell’Osservatorio evidenzia la presenza in Italia di una filiera dell’Idrogeno più strutturata rispetto all’edizione del 2023: due terzi delle aziende manifatturiere generano già ricavi dal settore e confermano una buona proiezione sui mercati internazionali”. Secondo De Felice, la transizione energetica rappresenta non solo una necessità ambientale ma anche una concreta opportunità industriale per il sistema produttivo nazionale.

 

Innovazione tecnologica e capitale umano al centro della crescita

L’Osservatorio Intesa Sanpaolo evidenzia come l’innovazione rappresenti uno dei principali driver dello sviluppo dell’idrogeno in Italia. Il 70% delle imprese dispone già di un reparto interno di ricerca e sviluppo, mentre quasi un terzo ha depositato o sta per depositare brevetti. Questo dato testimonia la forte spinta verso la creazione di tecnologie proprietarie e soluzioni innovative.

Parallelamente, la digitalizzazione gioca un ruolo determinante. Circa il 75% delle aziende ha adottato almeno una tecnologia 4.0, tra cui cloud computing, intelligenza artificiale, internet of things e sistemi avanzati di integrazione dei dati. Queste tecnologie consentono di migliorare l’efficienza operativa, ottimizzare i processi produttivi e accelerare la scalabilità delle soluzioni legate all’idrogeno.

Anche il capitale umano emerge come fattore critico. Il 65% delle imprese investe nella formazione specifica, con una crescente domanda di competenze tecniche specializzate. Questo fenomeno conferma la trasformazione del settore da ambito sperimentale a industria strutturata, con esigenze professionali sempre più sofisticate.

Dal punto di vista finanziario, l’autofinanziamento rimane la principale fonte di investimento, ma cresce il ruolo dei fondi pubblici. La quota media di finanziamenti pubblici è passata dal 22% al 37% rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio, riflettendo l’impegno delle istituzioni nel sostenere lo sviluppo del comparto. Circa due terzi delle imprese hanno partecipato a bandi pubblici, con un elevato tasso di successo.

 

Le sfide per il futuro dell’idrogeno

Nonostante i progressi, la costruzione di un mercato pienamente sviluppato per l’idrogeno presenta ancora alcune criticità. La principale riguarda la domanda, che resta inferiore alle aspettative, e l’incertezza normativa, che rallenta gli investimenti e la pianificazione industriale.

Secondo l’Osservatorio di Intesa Sanpaolo, oltre il 90% delle imprese prevede comunque una crescita del fatturato entro il 2026, mentre l’85% si aspetta un aumento degli investimenti. Inoltre, circa il 70% delle aziende ha progetti in fase avanzata e il 25% ha iniziative già in costruzione, anche grazie agli incentivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Alberto Dossi, presidente di H2IT, evidenzia l’importanza di questo momento storico per il settore, affermando che “l’Italia sta costruendo un ecosistema solido, competitivo e capace di confrontarsi con i principali Paesi europei”. Dossi sottolinea inoltre che “non siamo più nella fase della sperimentazione. Siamo, finalmente, nella fase di creazione della domanda”, pur avvertendo che le sfide restano significative, soprattutto sul piano normativo e della competitività industriale.
De Felice conferma questa visione, evidenziando che “lo sviluppo della domanda sarà il fattore chiave per la nascita di un vero e proprio mercato dell’idrogeno”. Questo passaggio sarà determinante per trasformare la filiera in un pilastro strutturale della transizione energetica italiana ed europea.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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