Il capro espiatorio

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Nelle fasi difficili gli esseri umani hanno sempre avuto bisogno di trovare qualcuno con cui prendersela per sfogarsi. Per questo, quando arriva una bolletta salata, prendersela con il fornitore è un riflesso quasi automatico. Così nasce un’equazione mentale molto semplice: pago tanto alla società elettrica o del gas, quindi è lei che sta guadagnando.

Peccato che spesso non sia così. Per rendersene conto basta osservare cosa è accaduto in Borsa nell’ultimo mese ai principali titoli italiani del comparto energetico. Se si prendono le grandi utilities quotate a Piazza Affari – Enel, Terna, Snam, Italgas, Hera e A2A – si scopre che le loro performance sono state tutt’altro che brillanti, e soprattutto lontane da quei movimenti violenti che normalmente accompagnano un vero boom del settore energetico.

Questo primo dato è già sufficiente a incrinare la percezione più diffusa. Se il caro energia fosse davvero una miniera d’oro per chi manda le bollette, i grafici in Borsa racconterebbero una storia molto diversa. E invece non la raccontano affatto, ma per capirlo bisogna fare un passo indietro e osservare come funziona davvero la filiera dell’energia.

Il vantaggio di stare a monte della catena

Finora abbiamo parlato delle utilities. Ma nell’elenco dei grandi nomi dell’energia quotati a Piazza Affari ne manca uno, non per dimenticanza, ma per scelta. Questo perché quel nome si trova molto più a monte nella filiera energetica, cioè nel punto in cui l’energia viene estratta prima ancora di arrivare nelle reti di distribuzione. Stiamo parlando di Eni. Perché per lei la storia cambia? Perché le utilities vendono energia ai clienti finali e operano spesso in un contesto regolato, con margini relativamente stabili.

Il loro ruolo è quello di distribuire e gestire infrastrutture, non quello di produrre direttamente la materia prima. Eni invece si trova molto più a monte nella catena. Non si limita a distribuire energia: la estrae, la produce e la commercia sui mercati internazionali. È una differenza cruciale. Quando il prezzo del gas o del petrolio sale, l’effetto sui margini delle società che estraggono la materia prima può essere molto più forte rispetto a quello delle aziende che si occupano della distribuzione.

Il meccanismo è relativamente semplice. Molte grandi compagnie energetiche acquistano parte delle forniture attraverso contratti di lungo periodo stipulati anni prima, spesso indicizzati a formule molto diverse dai prezzi di mercato di breve periodo. Quando però il gas viene rivenduto sul mercato europeo, il prezzo di riferimento diventa quello del TTF, il principale hub di scambio del gas in Europa.

Se il prezzo del TTF esplode, può quindi accadere che una parte del gas sia stata acquistata a condizioni molto più basse rispetto al prezzo a cui viene poi venduto sul mercato. È in queste situazioni che si generano i cosiddetti extra-profitti, il cui caso più evidente si è visto nel 2022, quando l’esplosione dei prezzi del gas europeo ha portato utili straordinari a molte compagnie energetiche.

Ma per capire fino in fondo perché i prezzi dell’energia possano salire così rapidamente bisogna aggiungere un altro elemento. Il prezzo dell’energia elettrica in Europa si forma infatti attraverso un sistema chiamato merit order. In pratica il prezzo finale dell’elettricità viene determinato dalla fonte più costosa necessaria per soddisfare la domanda. Questo meccanismo è stato progettato per incentivare la transizione energetica: le fonti rinnovabili, che hanno costi marginali molto bassi, entrano per prime nel sistema, mentre le fonti più costose entrano solo quando la domanda lo richiede.

Coprirsi dalle oscillazioni dei prezzi invece che lamentarsi

In condizioni normali questo sistema funziona bene e favorisce le tecnologie più efficienti, ma quando il prezzo del gas esplode, l’intero meccanismo può produrre effetti molto distorti. Se la centrale che determina il prezzo marginale è alimentata a gas, l’intero mercato elettrico finisce per riflettere quel costo elevato, anche se una parte dell’energia è prodotta con fonti molto più economiche.

È così che un sistema pensato per favorire la transizione energetica può trasformarsi, in situazioni di stress, in un amplificatore dei prezzi. È in questo modo che tutti questi effetti finiscono per riflettersi direttamente nella bolletta, ma limitarsi solo a questa significa guardare solo l’ultimo anello di una catena molto più lunga.

Capire dove si generano davvero i profitti lungo la filiera energetica aiuta non solo a leggere meglio ciò che accade sui mercati, ma anche a evitare una delle trappole più comuni: confondere il punto in cui si paga con il punto in cui si guadagna davvero.

Questo contesto suggerisce una riflessione ulteriore: le grandi compagnie aeree, per esempio, da anni si proteggono dal rischio di rialzo del carburante – il kerosene, un derivato del petrolio – utilizzando strumenti finanziari legati al greggio. È un modo per proteggersi dalle oscillazioni del prezzo dell’energia, stabilizzando nel tempo il costo del carburante. In teoria lo stesso principio potrebbe essere applicato anche a chi teme il caro energia: affiancare alle spese energetiche un investimento in asset che beneficiano dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

In questo modo, con controvalori contenuti e adeguati al reale fabbisogno domestico, e senza alcuna ambizione speculativa ma solo di protezione, il rialzo dell’energia potrebbe essere almeno in parte compensato. Non è una soluzione perfetta, ma è un modo diverso di guardare al problema, invece di limitarsi al più tipico sport nazionale: lamentarsi e subire.

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

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