Il carry trade è una delle strategie maggiormente tenute in considerazione da parte degli operatori dei mercati valutari. Negli ultimi anni, la formula ha avuto come protagoniste principalmente due valute: lo yen e il dollaro Usa. La motivazione è stata il divario di rendimento tra le due, a causa della divergenza della politica monetaria tra la Bank of Japan e la Federal Reserve.
La prima ha tenuto per lungo tempo i tassi di interesse in territorio negativo, mentre la seconda li ha portati fino all’intervallo 5,25%-5,5% per combattere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Questa strategia ha funzionato bene almeno fino all’estate 2024, prima che la Banca centrale giapponese iniziasse ad aumentare il costo del denaro e l’autorità monetaria statunitense a tagliare i tassi, finora dell’1%. In questo articolo:
- Carry trade: cos’è e come funziona
- Carry trade: dove è più conveniente attuare la strategia oggi
- Alcuni numeri
Carry trade: cos’è e come funziona
Il carry trade consiste nel prendere a prestito denaro in valute a basso rendimento per investirlo in asset a rendimento più elevato. Il profitto dell’operazione consiste nella differenza tra ciò che si ottiene in termini di ritorno dalle attività sulle quali si è investito – che potrebbero essere altre valute, ma anche titoli come le azioni o le obbligazioni – e il costo del finanziamento. Affinché la strategia funzioni è necessario che l’andamento delle attività sottostanti non sia sfavorevole al punto da compensare il vantaggio derivante dallo spread di rendimento. A titolo di esempio, allorché si ricevevano yen a costo zero per investirli in dollari a rendimento minimo del 5% annuo, era importante che il cambio USD/JPY non si svalutasse nello stesso periodo del 5%. L’operazione è stata profittevole perché non solo il cross non si è svalutato, ma si è addirittura rafforzato, lo scorso anno, raggiungendo un picco di 162.
Dove è più conveniente attuare la strategia oggi
Per quanto sia ancora conveniente utilizzare il “ninja” per fare operazioni di carry trade, rispetto al passato il beneficio è più basso. Il motivo sta non solo nel fatto che le mosse delle Banche centrali giapponese e statunitense hanno ristretto lo spread di rendimento tra dollaro e yen, ma anche nella ripresa imminente del ciclo di aumento dei tassi di interesse da parte della BoJ. La Fed, per contro, ha appena ricominciato il suo ciclo di tagli. Giocoforza, l’aspettativa per l’USD/JPY è di una contrazione rispetto ai valori attuali.
Visto che lo scenario è cambiato rispetto a qualche tempo fa, quali sono i Paesi in cui risulta più proficuo fare carry trade oggi? Considerando che il dollaro americano si è indebolito molto nell’ultimo anno e potrebbe continuare il suo percorso discendente sulle attese per i tagli Fed, molti operatori di carry trade lo vedono ora come valuta di riferimento per finanziarsi e non per investire. Nel contempo, stanno prendendo forma le opportunità di investimento nelle monete dei Paesi emergenti che presentano alti tassi di interesse e la cui volatilità nel mercato dei cambi è scesa. Le nuove condizioni – biglietto verde più debole e allentamento della volatilità delle valute emergenti – hanno reso l’ambiente maturo per diversi gestori dei fondi, da Neuberger Berman Group ad Aberdeen Group. Le divise maggiormente selezionate sono quelle di Brasile, Sudafrica, Egitto, Colombia e Turchia.
Alcuni numeri
Prendendo a riferimento i tassi delle Banche centrali, è interessante vedere quale potrebbe essere il rendimento in una strategia di carry trade che coinvolge il dollaro americano come valuta base per prendere denaro in prestito e le divise dei mercati emergenti come investimento.
Il real brasiliano rende almeno il 15%. Almeno questo è il tasso di riferimento, noto come tasso Selic, mantenuto stabile nelle ultime riunioni dalla Banca Centrale del Brasile in un contesto di inflazione persistente e incertezza globale. Se si considera che attualmente i tassi Fed sono al 4,25%, dopo l’ultimo taglio di un quarto di punto nella riunione del 16/17 settembre, il carry trade comporta un rendimento almeno del 10,75%, risultando tra i più attraenti.
Anche la sterlina egiziana presenta ottime possibilità di rendimento da carry, benché caratterizzata da una volatilità molto più elevata della norma. Il tasso di riferimento in Egitto è stato fissato al 22%. La Banca centrale d’Egitto ha effettuato una serie di aumenti nel 2024 per stabilizzare la valuta, con un tasso massimo del 27,25% a marzo 2024. In seguito ha attuato dei tagli portando il costo del denaro ai livelli odierni. Ciò implica che ricevendo dollari in prestito e investendoli nella sterlina egiziana, si ottengono 17,75 punti percentuali di rendimento. Per giunta, il cambio USD/EGP ha perso il 4,5% al 7 settembre 2025.
Ancora più spiccate sono le potenzialità con riferimento alla lira turca. L’istituto monetario del Paese ha portato il tasso di riferimento al 43% nell’ultimo meeting del 24 luglio 2025, dal 46% della riunione precedente. Tassi così alti hanno un unico obiettivo: combattere l’inflazione che a luglio si è attestata al 32,95% annuo. La strategia di carry con dollaro e lira significa un potenziale rendimento del 38,75%. Considerando che quest’anno (fino al 7 settembre) la divisa a stelle e strisce ha guadagnato il 16,70% su quella turca, in teoria l’operazione sarebbe ampiamente profittevole.
Il rand sudafricano ha un ritorno del 7%, dopo che la Banca centrale della nazione ha effettuato una riduzione di un quarto di punto nell’ultima riunione del 31 luglio. La decisione è stata presa a seguito di un’inflazione che si è mantenuta al di sotto del range di intervallo obiettivo del 3%-6%. Ciò comporta che il carry dollaro Usa/rand ha come base un rendimento di 2,75 punti percentuali.
Il tasso di interesse della Colombia si aggira intorno al 9,25%, secondo i dati forniti da Trading Economics, ma gli ultimi numeri di marzo della Banca centrale segnalano un tasso al 9,5%. Ad ogni modo, la strategia rispetto al biglietto verde comporta un ritorno almeno di 5 punti percentuali.









