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Industria chimica: come si può sfuggire al caro energia

Le ciminiere colorate di un impianto chimico

L’Italia ha una lunga tradizione nella chimica, un settore nel quale rimane ancora oggi il terzo produttore europeo. Dopo le difficoltà affrontate durante l’emergenza Covid l’industria ha saputo recuperare rapidamente i livelli pre-pandemici, attestandosi già nel 2021 a un valore della produzione di 56,4 miliardi di euro e proseguendo la crescita nella prima metà del 2022 (+0,4%) secondo i dati di Federchimica. Su questo scenario di resilienza si abbatte ora la crisi energetica che ha un impatto duplice sull’industria chimica, tradizionalmente energivora. I combustibili fossili rappresentano infatti sia fonti energetiche che materie prime.

Per cercare di ridurre l’impatto dell’aumento dei costi delle materie prime, già visibile secondo Federchimica nella brusca frenata dei dati di luglio e agosto a -7% sul 2021, si sta ampliando il riscorso all’esternalizzazione. “Sta accadendo – ha spiegato Carlo Bignami, fondatore di B&C Italia – che per contenere i costi le aziende esternalizzano sempre più le varie fasi della produzione”. B&C Italia, con sede nel borgo toscano di Cerreto Guidi è uno dei tanti “terzisti” che costituiscono l’ampio indotto della chimica. Nel settore ci sono oltre 2.800 imprese operanti e 112.000 lavoratori impiegati (sempre secondo i fati di Federchimica) che salgono a 278.000 se si considera l’indotto, di cui fanno parte anche i terzisti. Si tratta di imprese altamente specializzate che offrono servizi assemblando il prodotto del committente. “Noi ci occupiamo di miscelazione e macinazione delle polveri, del confezionamento in diversi tipi di imballi e dello stoccaggio temporaneo delle merci. Quest’anno, abbiamo installato ulteriori nuovi impianti in tecnologia 4.0 volti alla connessione su di una nostra piattaforma online, che entrerà in funzione entro il semestre 2023 e che permetterà ai committenti di gestire il proprio ordine dall’inserimento, allo stato di avanzamento e infine alla consegna” ha sottolineato Bignami.

 

Il ruolo dei terzisti nella riduzione dei costi per l’industria chimica

Aumento dei costi e cancellazione degli ordini hanno avuto un forte impatto sul secondo semestre del 2022 per l’industria chimica. Dopo un buon inizio d’anno, secondo Bignami il comparto potrebbe chiudere con una contrazione del 4%. I costi energetici hanno inciso per il 25%-30%, a cui si somma la difficoltà nel reperire le materie prime. Questi fattori hanno fatto sì che le vendite, soprattutto all’estero, si siano contratte. “Nasce qui – riprende – il bisogno di proseguire esternalizzando le produzioni. Attraverso ricerca di composti o miscele alternative la nostra clientela sta riuscendo a rilanciare la propria competitività per il 2023 con nuovi prodotti mentre noi abbiamo investito nell’energia rinnovabile, consentendo un ritorno a costi energetici più accettabili”.

Sostenere l’industria chimica è molto importante vista la trasversalità di questo settore che emerge anche dai clienti servizi da B&C Italia: concerie, produttori tessili, depuratori, produttori di detergenti e lubrificanti, abrasivi, resine, colle, plastica e trivellazione. In particolare le imprese degli ultimi due settori hanno iniziato a rivolgersi ai terzisti proprio in seguito alla difficile situazione determinata dal caro-energia. Arginare i costi e garantire prodotti concorrenziali, mantenendo sempre alto il livello di qualità puntando sulla tecnologia è l’imperativo per mettere al riparo dalla nuova crisi un settore fondamentale per l’Italia.

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