Inflazione europea alle stelle, cosa farà ora la BCE? - Borsa e Finanza

Inflazione europea alle stelle, cosa farà ora la BCE?

Inflazione europea alle stelle, cosa farà ora la BCE?

L’inflazione in Europa comincia a preoccupare seriamente. I dati rilasciati dall’Eurostat hanno segnalato un aumento record dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di marzo del 7,5% su base annuale. Una cifra che ha agghiacciato il mercato, che si attendeva s^ una crescita superiore a quella del 5,9% del mese scorso, ma non in questa misura. Il consensus infatti stimava il costo della vita al 6,6%.

A spingere sull’acceleratore sono stati soprattutto i prezzi dell’energia e dei generi alimentari, a dimostrazione del fatto che la guerra Russia-Ucraina ha creato sconquassi all’economia europea attraverso le materie prime. Nel dettaglio, i prezzi energetici dell’Eurozona sono aumentati questo mese del 44,7% rispetto a marzo 2021, massimo storico. Quanto ai generi alimentari non trasformati, vi è stato un rincaro del 7,8%, mentre i prezzi dei beni industriali e dei servizi sono cresciuti rispettivamente del 3,4% e del 2,7%. Tra i Paesi che hanno manifestato un più alto livello del carovita vi è la Lituania con il 15,6%, mentre in coda si colloca Malta con il 4,6%.

 

Inflazione: le mosse della BCE

Tutto questo è evidente che fa lampeggiare una luce rossa all’interno della Banca Centrale Europea, dal momento che l’obiettivo di un’inflazione al 2% si allontana sempre di più. Con ogni probabilità adesso aumenterà la pressione da parte dei falchi del Consiglio Direttivo dell’Eurotower per un intervento sui tassi già dal mese di aprile. Quantomeno affinché si inizi a raffreddare la domanda ponendo fine al piano di acquisti netti di asset in via anticipata.

Finora il Governatore Christine Lagarde ha cercato di mostrare cautela, ribadendo il concetto che il problema fondamentale deriva dalla crisi di approvvigionamento e dal prezzo delle materie prime. Ciò significa che un’aggressività prematura della BCE potrebbe portare a far regredire l’economia.

Nelle ultime settimane la spinta alla normalità però si è fatta sempre più insistente. Il Governatore della Banca d’Olanda, Klaas Knot, ad esempio sostiene che quest’anno ci debbano essere 1 o 2 aumenti dei tassi. Per ora il programma è quello di stoppare il quantitative easing a settembre e lì decidere se una stretta sul costo del denaro sia giustificato dalla forza inflazionistica.

Il trade-off tra abbattere l’inflazione ed evitare una recessione è un dibattito che si mantiene più vivo che mai. E non è solo una questione di posizioni tra falchi e colombe. Alcuni responsabili politici hanno delle incertezze che solo l’evolversi della situazione potrà provare a dipanare. Ad esempio, il capo economista della BCE Philip Lane ieri ha affermato che l’allentamento della politica monetaria accomodante potrebbe essere accelerato se necessario per contrastare l’inflazione, ma la normalizzazione dovrà tenere conto dell’eventuale deterioramento delle prospettive macroeconomiche.

 

Inflazione e BCE: il parere degli analisti

Gli investitori stanno ormai scontando il primo aumento dei tassi da oltre un decennio da parte della Banca Centrale  entro la fine del 2022, con il tasso sui depositi che finirebbe in territorio positivo per la prima volta dal 2014. Gli analisti sono convinti che alla fine Francoforte cederà e prima della chiusura di quest’anno effettuerà almeno una stretta.

Allen-Reynolds, economista senior di Capital Economics, ha dichiarato che Francoforte realizzerà che non può più attendere prima di alzare il tasso ufficiale di sconto. Pertanto, l’esperto prevede che nel 2022 ci saranno 3 aumenti di 25 punti base ciascuno, con il tasso d’interesse che alla fine sarà quindi dello 0,75%.

Gli analisti di Berenberg invece prevedono un primo ritocco dei tassi nel quarto trimestre e poi altre 3 nel 2023. Essi sottolineano come la BCE abbia più spazio rispetto alla Fed per ridurre lo stimolo monetario, ma alla fine dovrà reagire perché i prezzi tenderanno al rialzo con le politiche costose di transizione energetica e la politica fiscale ancora espansiva.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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