Inflazione: non sempre gli immobili sono una copertura - Borsa e Finanza

Inflazione: non sempre gli immobili sono una copertura

Inflazione: non sempre gli immobili sono una copertura

È sempre stata convinzione diffusa che il settore immobiliare potesse rappresentare una copertura contro l’inflazione, in quanto il reddito generato dalla proprietà tende a tenere il passo con i prezzi al consumo. In realtà storicamente è spesso stato così, ma con alcuni distinguo. Uno studio elaborato da parte di CBRE, società di servizi immobiliari commerciali, ha rilevato che in Gran Bretagna nel periodo che va dal 1981 al 2020 gli affitti sono cresciuti in linea con il carovita, però dipende molto dal tipo di immobile preso in considerazione. Infatti, dei 14 sottosettori presi in esame, il 50% ha visto un calo degli affitti reali, ossia corretti per l’inflazione.

In genere comunque il settore immobiliare si comporta meglio in termini di rendimenti quando l’inflazione sale a un ritmo moderato, perché questa riflette una crescita economica sana. Secondo i fondi immobiliari quotati, i proprietari trovano più facile aumentare gli affitti quando l’inflazione è compresa tra il 2% e il 3,5%. Ma una volta che il costo della vita supera il 4%, essa danneggia la crescita e il settore immobiliare incontra notevoli difficoltà. Negli Stati Uniti l’indice dei prezzi al consumo è arrivato all’8,5% e in Europa al 7,5%, quindi si è abbondantemente superato la soglia critica. L’inflazione attuale è difficile da coprire anche per gli investimenti immobiliari perché generata dalla corsa forsennata delle materie prime e dalla manodopera più costosa; quindi non è il riflesso di un’economia che consuma di più e che cresce.

 

Immobili: perché gli affitti non sempre riescono a coprire l’inflazione

La situazione di una crescita generale fiacca e l’aumento dei tassi d’interesse mettono meno nelle condizioni le persone di accendere un mutuo per acquistare un’abitazione. Questo in aggiunta al fatto che in molti mercati sviluppati si sta creando una carenza di alloggi che sta facendo salire i prezzi. Un quadro così configurato dirotta le persone a ricorrere maggiormente agli affitti e quindi i proprietari di appartamenti ad aumentare il canone di locazione.

Negli ultimi 2 anni in USA gli affitti residenziali sono stati aumentati di circa il 18%, il che riesce a contenere una crescita dei prezzi al consumo così cospicua. In Europa la situazione è leggermente diversa perché le normative governative, soprattutto in Germania, limitano la quantità di affitti che i proprietari possono aumentare.

Per quel che riguarda uffici e attività al dettaglio le prospettive non sono rosee, in quanto vi è una più scarsa capacità di determinazione dei prezzi. David Grumhaus, presidente di Duff & Phelps Investment Management, afferma che i proprietari che hanno un’elevata esposizione ai mercati degli uffici in eccesso di offerta come Manhattan e San Francisco avranno difficoltà ad aumentare gli affitti. La ragione consiste nel fatto che con lo smart working generato dalla pandemia, la richiesta degli spazi è diminuita notevolmente. E oggi anche i centri commerciali di bassa qualità hanno un potere di determinazione dei prezzi che si è via via ridotto. In Europa anche qui la situazione è differente, perché gli affitti commerciali in genere sono indicizzati all’inflazione e questo potrebbe essere una forma protettiva nei confronti degli investitori.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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