Inflazione: per Lane non è come quella degli anni '70 - Borsa e Finanza

Inflazione: per Lane non è come quella degli anni ’70

Inflazione: per Philip Lane della BCE non è come quella degli anni '70

L’inflazione in Europa come quella degli anni ’70? Nemmeno per sogno per Philip Lane, capo economista della Banca Centrale Europea. A giudizio del 52enne irlandese questa crescita dei prezzi non è il riflesso di una situazione cronica, ma sarà destinata nel tempo ad attenuarsi, in quanto insolita e temporanea. Lane sottolinea che il tasso d’inflazione di medio termine è inferiore al 2%, che è l’obiettivo dichiarato da parte della BCE, per questo le condizioni sono molto diverse da quelle che si verificarono oltre 40 anni fa. Allora infatti l’economia mondiale fu travolta da 2 violenti shock petroliferi che destabilizzarono la catena produttiva e fecero crescere l’inflazione a 2 cifre.

 

Inflazione: ecco i fattori che la influenzano secondo Philip Lane

Philip Lane è convinto che queste fiammate inflattive che stiamo vedendo dipendono essenzialmente da 3 fattori. In primis da una forte ripresa a livello globale dopo il de profundis pandemico. Ciò ha generato un’esplosione della domanda che giocoforza ha spinto i prezzi al rialzo. In secondo luogo dagli alti costi energetici derivanti dal problema degli approvvigionamenti. Infine dal normale recupero dei prezzi dopo la discesa eccessiva del 2020. Lane ha sottolineato che vi sono validi motivi per sostenere che l’inflazione subisca un calo nel 2022 e quindi la BCE dovrà essere sufficientemente paziente per non effettuare mosse troppo precipitose.

All’intero dell’Eurotower comunque continua a esserci una certa spaccatura tra chi vorrebbe intervenire per sedare gli effetti inflazionistici determinati soprattutto dalla crisi energetica e chi invece vorrebbe procedere con cautela. Finora ha prevalso la linea portata avanti da Christine Lagarde, che negli ultimi giorni ha espresso tranquillità nel fatto che la politica monetaria dovesse rimanere accomodante. La numero uno di Francoforte ha evidenziato come i funzionari stiano attentamente monitorando l’andamento dei salari per avvertire di un cambiamento dell’outlook riguardo i rischi inflattivi. Al momento tuttavia non sembra che ci siano segnali in proposito che possano allertare il Board della BCE, come confermato dallo stesso Lane.

 

Philip Lane: nessuna pressione dalla Germania

Il membro irlandese del Board si è inoltre soffermato sulle eventuali pressioni della Germania per ritirare il PEPP. A suo giudizio l’istituto monetario guida le sue politiche monetarie per assicurare un’inflazione del 2% in un orizzonte temporale che si estende per più anni, senza essere vittima di alcuna forma di condizionamento esterno. Proprio a questo riguardo Lane allontana l’avvio del tapering in Europa, diversamente da quanto accade negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove se ne discute da tempo. “Nell’Unione Europa”, chiosa, “la fase del ciclo economica è diversa rispetto alle altre Regioni.”

Quanto alla crescita, il Governatore della Banca Centrale d’Irlanda ha evidenziato che l’Europa potrebbe anche crescere a 2 velocità, perché vi sono Paesi che per effetto della pandemia sono rimasti più indietro rispetto ad altri, ma ciò non andrà a inficiare la ripresa globale che per il 2022 dovrebbe essere abbastanza sostenuta. Già quest’anno secondo Lane è stata più rapida del previsto, ma ancora ha parecchio slancio e quindi potrebbe continuare con questo ritmo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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