Inflazione: robot rimedio anche per le PMI italiane, funzionerà?

Inflazione: robot rimedio anche per le PMI italiane, funzionerà?

Robot, rimedio anti inflazione anche per le PMI italiane. Funzionerà?

Nella sfida tra robot e umani, i primi sembrano avere la meglio almeno nel settore industriale. Tanto che anche i manager a capo di piccole e medie imprese italiane stanno valutando l’investimento in automazione robotizzata come soluzione imprescindibile, non solo di innovazione ma anche per fronteggiare la crisi inflazionistica.

A marzo, infatti, l’inflazione italiana ha raggiunto il picco degli ultimi 30 anni, attestandosi al 6,7%. Secondo le stime toccherà addirittura quota 8% per il 2022. Purtroppo però l’aumento così alto dei prezzi non è attribuibile soltanto alla ripresa post pandemia delle attività economiche. Si deve fare i conti anche con l’impatto dell’“effetto base”, dovuto al fatto che, per misurare l’inflazione, si confrontano i prezzi più elevati di oggi con i livelli molto esigui dello scorso anno in cui la pandemia ha raggiunto il culmine. C’è poi il problema del “caro energia”.

Lo ha testimoniato in esclusiva ai microfoni di Borsa&Finanza Marco Berton, Direttore Generale di Mafilplast, PMI della provincia di Varese attiva dal 1949 nell’estrusione di materie plastiche e nella produzione e commercializzazione di elementi di arredamento, che attualmente conta un organico di una trentina di dipendenti.

Siamo oberati di ordini ma fatichiamo a stare al passo della domanda tornata a livelli superiori a quelli registrati pre-pandemia. Ad aggravare questa situazione anche il continuo aumento dei prezzi, la fatica a reperire le materie prime e il sensibile aumento della componente energetica. Siamo probabilmente arrivati alla soglia di un punto di svolta perché i clienti fanno sempre più fatica ad assorbire questi continui incrementi di prezzi che, in alcuni casi, raggiungono la doppia cifra. Il rischio che si blocchi l’intera filiera è tangibile, non solo nel settore della plastica”.

 

Dal caro energia ai robot, passando per la difficoltà di reperire di personale

Cosa fare di fronte al rischio concreto che la marginalità non sia più sufficiente a ripagare i costi aziendali? Delocalizzare la produzione, aspettare le misure di emergenza del Governo o attivarsi per trovare una soluzione in prima persona?

Berton ha optato per l’ultima alternativa, portando in luce un altro problema che si trova ad affrontare nella gestione dell’azienda: la difficoltà di trovare personale, qualificato e non. “Oltre ad avere difficoltà nel trovare la materia prima, sempre più scarsa, in molti casi non troviamo nemmeno il personale che riesca a gestire gli ordini stessi”.

L’Italia purtroppo è tra quei Paesi europei che affida la determinazione del salario minimo alla contrattazione collettiva. L’introduzione del reddito di cittadinanza nel 2019 da parte del Governo Conte I non ha evidentemente contribuito ad incentivare i disoccupati al lavoro. In questi due aspetti potrebbero risiedere le cause della carenza di personale rilevata dal manager varesino.

In attesa degli aiuti di Stato, abbiamo deciso di valutare investimenti dove la manodopera è meno rilevante, e i processi il più automatizzati possibile. E non è solo una questione di costo: spesso siamo costretti a ritardare le consegne perché il personale si ammala, va in quarantena, gode di festività, etc. Conti alla mano, il lavoratore ha un costo marginale che, nel medio termine, è senza dubbio superiore all’acquisto di un macchinario. Ma crediamo che la soluzione ideale sia quella di affiancare agli operai robot o processi automatizzati che si occupino dei lavori ripetitivi e con scarso valore aggiunto, che non generano un vero e proprio plusvalore correttamente pagato dal mercato. Altre aziende medio piccole come la nostra, appartenenti ad esempio al settore metallurgico, stanno adottando la medesima strategia orientata a un crescente livello di automatizzazione”, ha spiegato Berton.

 

Governo: come dovrebbe intervenire per aiutare le PMI italiane a fronteggiare l’emergenza

E per chi non avesse le disponibilità economiche sufficienti a far fronte a questo cambiamento epocale e ad acquistare le nuove tecnologie molto costose? “Sul lungo periodo un rischio imprenditoriale così elevato non è sostenibile. È opinione diffusa tra gli imprenditori che il Governo debba annunciare manovre strutturali, possibilmente andando ad incidere sulla tassazione in generale, e sul costo del lavoro in particolare. L’inflazione al 7% è un problema che va a colpire direttamente tutti, aziende, lavoratori e tutte le famiglie. Ritengo indispensabile che il Governo abbatta il cuneo fiscale della componente lavoro, perché non è sostenibile l’attuale imposizione fiscale con il dipendente che si trova come netto in busta paga meno del 60% di quanto viene pagato dall’azienda. È una mossa sempre più urgente e volta a tutelare la capacità competitiva e il futuro delle aziende italiane a livello europeo e mondiale”.

 

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