Nuovi scricchiolii nel mondo dell’intelligenza artificiale. Il produttore specializzato in chip personalizzati che supportano la mole di lavoro delle IA legate al cloud, come quelle delle Big tech Amazon e Microsoft, segna un calo di oltre il 10% nelle contrattazioni pre-market a Wall Street. A innescare le vendite sono stati i risultati del secondo trimestre dell’anno fiscale 2026.
In questo articolo:
- I numeri che hanno deluso gli investitori
- Intelligenza artificiale: tutti i campanelli d’allarme
I numeri che hanno deluso gli investitori
Un po’ come per Nvidia, ma su scala differente, i risultati di Marvell Technology sono stati positivi nel secondo trimestre fiscale 2026. Ciò che ha deluso è l’incertezza sulle prospettive future della domanda di chip dai data center. Marvell Technology ha una presenza rilevante in questo segmento di domanda le cui stime di crescita da parte degli analisti si sono rivelate essere troppo elevate.
Nel secondo trimestre i ricavi del gruppo sono cresciuti del 59% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, a 2,006 miliardi di dollari, di 6 milioni superiore alla parte centrale della forchetta previsionale rilasciata dalla società alla fine di maggio scorso e in linea con le attese del mercato. Le previsioni per il terzo trimestre si sono fermate però a 2,06 miliardi dollari (con una forchetta di variazione del +/- 5%) contro i 2,11 miliardi delle attese a fronte del rallentamento della domanda previsto dai due importanti clienti, Amazon e Microsoft. Anche gli utili per azione hanno soddisfatto le aspettative del mercato attestandosi a 0,67 dollari.
All’interno di queste previsioni si nasconde il rallentamento del settore data center che, per ammissione dello stesso amministratore delegato, Richard Murphy, non dovrebbe registrare una crescita nel trimestre in corso. Il quarto trimestre potrebbe portare dei miglioramenti, ma l’inevitabile incertezza riduce la visibilità per gli investitori.
Intelligenza artificiale: tutti i campanelli d’allarme
Sulla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, in realtà, i dubbi sono pochi. Basta vedere l’utilizzo sempre più esteso che se ne fa ogni giorno. Le incertezze riguardano più che altro la capacità delle imprese che vi investono per utilizzarla di tradurre questi investimenti in rendimenti aggiuntivi.
Finora, secondo un recente studio del Mit, questa capacità è stata scarsa visto che il 95% dei progetti di intelligenza artificiale applicata analizzati non hanno prodotto accelerazioni. Al Mit si è aggiunta anche Ubs, che ha analizzato la questione dal punto di vista dei valori di mercato delle azioni di società legate all’intelligenza artificiale, spingendosi a fare un parallelo con la bolla delle dot-com. Se poi a parlare di bolla è uno dei protagonisti principali dell’industria, come Sam Altman di OpenAI, allora forse si è davvero vicini a un cambiamento nel ritmo di crescita del settore.
Chi l’allarme lo aveva lanciato da tempo è il ricercatore, psicologo e scienziato cognitivo Gary Marcus, attivo nel campo dell’intelligenza artificiale e più volte critico sulla nuova tecnologia. In particolare, Marcus testimoniò nel maggio di due anni fa al Senato Usa con l’a.d. di OpenAI, Sam Altman, chiedendo una regolamentazione più stringente per evitare l’utilizzo delle nuove tecnologie in modo irresponsabile e pericoloso. Marcus ha sottolineato in più occasioni le aspettative esagerate e le promesse irrealistiche che circondano l’intelligenza artificiale. Le incertezze attuali sembrano dargli ragione.









