Opas Intesa-Mps, Messina: “Miriamo a diventare Ubs italiana. Generali? Mero investimento azionario”

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L’alba dell’8 giugno segna una svolta nel risiko bancario italiano. Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena, con un premio del 12,5% e una valorizzazione complessiva stimata in oltre 30 miliardi di euro. L’operazione coinvolge Unipol e la sua controllata Bper, e prefigura una riconfigurazione profonda degli equilibri del sistema creditizio nazionale, con riflessi che si estendono alla mappa bancaria europea. La mossa di Carlo Messina giunge a meno di ventiquattr’ore dalla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm su Siena: due offerte concorrenti sullo stesso obiettivo, presentate a distanza di un giorno, che concentrano in un unico fine settimana di giugno la più intensa sequenza di movimenti dell’intero ciclo del consolidamento bancario italiano.

Nel corso della conference di presentazione dell’opas, Carlo Messina ha delineato le ambizioni di un’operazione che punta a fare di Intesa Sanpaolo la prima banca di wealth management italiana, escludendo qualsiasi intenzione di acquisire Generali e qualsiasi margine di rilancio sull’offerta.

 

In questo articolo:

 

  • Opas Intesa-Mps, la partita su Mediobanca e Generali
  • Unipol e Bper: il nuovo polo territoriale
  • Opas Intesa-Mps, il cambio di postura di Ca’ de Sass
  • Bpm contro Intesa: due scenari per il futuro del Monte

 

Opas Intesa-Mps, la partita su Mediobanca e Generali

Al centro dell’operazione non c’è solo Mps, ma un asset che Intesa Sanpaolo insegue da quasi un decennio: il controllo di Mediobanca. In caso di successo dell’opas, Intesa acquisirà l’intero perimetro dell’istituto milanese, comprensivo delle attività di corporate banking, private banking e investment banking. Con Mediobanca transita anche la quota del 13% che quest’ultima detiene in Generali. Su questo punto Messina ha scelto di essere esplicito: “Vorrei chiarire una volta per tutte che consideriamo la partecipazione in Generali un mero investimento azionario e niente più”. Una presa di distanza netta da un dossier che Intesa Sanpaolo aveva già esaminato nel 2017, archiviandolo per ragioni industriali e di antitrust. “Se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali, la risposta è no”.

La scelta di acquisire Mediobanca, istituto di investment banking e non banca commerciale, consente a Intesa di evitare i vincoli antitrust che si applicherebbero all’acquisizione diretta di una rete di sportelli sovrapposta alla propria. Il controllo di Mediobanca proietterebbe Intesa Sanpaolo al secondo posto in Europa per capitalizzazione di mercato. “Miriamo a diventare la Ubs italiana”, ha affermato Messina, indicando nel wealth management, con un target di 2.000 miliardi di attività finanziarie della clientela entro il 2029, il principale motore della crescita futura.

 

Unipol e Bper: il nuovo polo territoriale

L’operazione, nella sua architettura complessiva, non si esaurisce nel rapporto diretto tra Intesa e Mps. La seconda direttrice coinvolge Unipol e Bper. Intesa Sanpaolo ha siglato un accordo vincolante con Unipol, principale azionista di Bper con una quota prossima al 20%, per la cessione di un’entità bancaria del valore di 3,5 miliardi, composta da 635 filiali di Mps e dal marchio storico del Monte dei Paschi, la banca più antica del mondo fondata nel 1472. “Abbiamo gestito proattivamente i temi di natura antitrust attraverso un accordo con Unipol”, ha dichiarato Messina, sottolineando come l’intesa con il gruppo bolognese sia funzionale alla costruzione del secondo polo bancario italiano.

Intesa manterrà invece 625 filiali Mps, l’intera attività di large corporate e investment banking e Banca Udiva, un perimetro che rappresenta l’80% del risultato netto 2025 di Mps e Mediobanca combinati. Per Unipol, la disponibilità di una rete capillare radicata nei territori storici del Monte apre uno spazio distributivo significativo per il collocamento di polizze assicurative attraverso il canale bancario. Le sinergie complessive dell’operazione sono stimate in 2,9 miliardi: 1,4 miliardi di ricavo e 1,5 miliardi di costo. Sul piano della governance, Unipol ha comunicato la volontà di acquisire il controllo di fatto di Bper attraverso strumenti derivati sul 4,99% del capitale, senza obbligo di promuovere un’Opa.

 

Opas Intesa-Mps, il cambio di postura di Ca’ de Sass

Ca’ de Sass osservava il risiko da lontano, almeno fino a febbraio: in occasione della presentazione dei risultati 2025 e del piano strategico 2026–2029, Carlo Messina aveva definito Intesa Sanpaolo estranea alla logica del risiko in corso, escludendo qualsiasi preoccupazione competitiva rispetto ai movimenti degli altri istituti. Le uniche acquisizioni dichiarate come percorribili riguardavano il rafforzamento delle reti di promotori finanziari. Messina aveva inoltre fissato una condizione esplicita per qualsiasi operazione esterna: il controllo della realtà acquisita, senza spazio per partecipazioni di minoranza o accordi di compromesso. L’opas su Mps, strutturata per portare a Intesa il controllo di Mediobanca e con essa di Generali, risponde esattamente a quella condizione. “Adesso abbiamo la possibilità di catturare un’opportunità unica che libererà grandi opportunità di crescita e che accelererà l’implementazione del nostro business plan senza rischi di integrazione”, ha dichiarato Messina, definendo l’operazione “estremamente attrattiva” e tale da “beneficiare tutti gli azionisti da qualunque punto di vista”.

Messina si è detto fiducioso nel raggiungimento della soglia minima dei due terzi del capitale di Mps: “Credetemi, penso raggiungeremo la soglia minima perché credo che tutti gli investitori privati valuteranno positivamente l’operazione. Abbiamo ottimi rapporti con Delfin, Caltagirone e la mia aspettativa è che possano avere un atteggiamento positivo nei confronti di questa transazione”, aggiungendo di attendersi di “raggiungere facilmente quel livello e avere il controllo dell’assemblea straordinaria”. Pur riconoscendo la natura non concordata dell’offerta, Messina ha precisato che essa “è amichevole per gli azionisti”, in ragione del pagamento prevalentemente in cash, dell’assenza di rischi di esecuzione e di una governance stabile.

Anche in merito alla possibilità di rivedere i termini dell’offerta, Messina è stato categorico nell’escludere qualsiasi aumento. “Prevediamo già il pagamento di un premio significativo per una banca che sta attraversando una trasformazione significativa ma che ha una serie di punti di debolezza, considerando un processo di governance che può essere considerato, a livello di creazione di valore per il futuro, come un grosso punto di domanda. Quindi non abbiamo nessuna intenzione di modificare in alcun modo la nostra offerta”.

Sul piano dei risultati attesi, Messina ha indicato un utile netto aggregato superiore a 16 miliardi entro il 2029, con un Roe superiore al 20% e distribuzioni totali fino a 61 miliardi. Sul piano dell’integrazione, ha escluso qualsiasi rischio operativo: “L’integrazione non ha rischi, ha zero rischi, grazie al nostro comprovato track record”, ha dichiarato, aggiungendo che si tratta di “quello che sappiamo fare meglio“. Con questa mossa, Ca’ de Sass rivendica il ruolo che ha sempre associato alla propria storia: quello di banca di sistema, chiamata a orientare le trasformazioni dell’architettura creditizia italiana.

 

Bpm contro Intesa: due scenari per il futuro del Monte

In un weekend si sono rovesciati tutti gli equilibri del sistema bancario italiano. Banco Bpm ha avanzato la sua proposta su Mps il 7 giugno, Intesa “ha risposto” all’alba dell’8 con un’opas. Alla domanda sul perché lanciare l’offerta proprio ora, alla luce della mossa del competitor, l’amministratore delegato di Intesa ritiene che ci sia una distinzione netta tra i due approcci: “Per quanto riguarda Banco Bpm, lei ha parlato di un’offerta, io credo che sia una lettera d’amore“, sottolineando come Intesa Sanpaolo si presenta al mercato con un’opas strutturata, vincolante e accompagnata da un accordo già siglato con Unipol, mentre Banco Bpm ha avanzato sul medesimo obiettivo una manifestazione d’interesse”.

La contesa tra i due istituti genera tuttavia scenari strutturalmente diversi, con implicazioni che si estendono ben oltre il perimetro del Monte. Se dovesse prevalere Banco Bpm, nascerebbe un istituto di dimensioni rilevanti, chiamato a incorporare le attività fiscali differite (le cosiddette DTA) accumulate nel bilancio del Monte nel corso degli anni di risanamento, da smaltire progressivamente all’interno del nuovo perimetro. In questo scenario, la quota del 13% di Generali detenuta da Mediobanca dovrebbe essere ceduta. Tenuto conto della partecipazione che Unicredit già detiene direttamente nel Leone, una dismissione sul mercato aperto consoliderebbe ulteriormente la posizione del gruppo guidato da Andrea Orcel nel capitale della compagnia triestina. Se dovesse invece prevalere Intesa Sanpaolo, Mps verrebbe scorporata secondo le linee dell’accordo già definito: la rete commerciale a Bper, Mediobanca a Intesa. In questo caso, la quota Generali transiterebbe sotto l’orbita di Ca’ de Sass, modificando in modo sostanziale la governance del Leone. 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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