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Investimenti: 3 temi da considerare nel 2023

Investimenti: 3 temi da considerare nel 2023

Gli investimenti nel 2023 sembrano destinati a proseguire in uno scenario di grande incertezza e con lo sguardo rivolto al comportamento che terrà la Federal Reserve anche di fronte alle conseguenze delle sue scelte per combattere l’inflazione, ovvero che l’economia finisca in recessione. I banchieri centrali stanno cercando di riportare i mercati finanziari alla realtà, mettendo fine alle aspettative di una fine del rialzo dei tassi. Il messaggio che ancora forse non è ancora stato recepito a Wall Street è che i tassi saliranno probabilmente sopra il 5% e rimarranno lì un bel po’ di tempo, almeno fino a quando l’inflazione non si sarà diretta verso il target del 2%. Da ciò scaturirebbe la contrazione dell’economia e il calo degli utili aziendali. Negli ultimi mesi, non a caso,  gli analisti hanno abbassato le previsioni sui profitti delle società, ma è possibile che non sia sufficiente.

 

Investimenti: ecco cosa considerare

Quindi, come comportarsi in tema di investimenti? A rigor di logica, non è ancora il momento di entrare a spron battuto sul mercato azionario e/o di tornare sulle criptovalute pensando che il peggio sia alle spalle solo perché l’inflazione ha cominciato a rallentare. La strada è ancora lunga e gli avvertimenti arrivano da più parti. Richard Bernstein, fondatore e amministratore delegato di RBA, mette in evidenza tre temi da considerare per gli investimenti nel 2023.

Il primo riguarda la modalità per difendersi da un mercato ancora orso. “Quando i profitti rallentano, i tre settori più performanti sono la sanità, i beni di prima necessità e i servizi di pubblica utilità. Non importa cosa succede, continuiamo tutti a mangiare, sfortunatamente, ci ammaliamo e accendiamo ancora le luci. Questi sono i tre settori veramente difensivi”, ha affermato. Per l’esperto è sempre meglio entrare dopo un po’ di tempo che il mercato ha cominciato a salire, senza cercare di anticiparlo. “I sei mesi che precedono il minimo del mercato azionario sono di solito i più devastanti eoccorre poi molto tempo per recuperare i drawdown” ha precisato Bernstein.

Il secondo tema verte sul fatto di non detenere per forza azioni statunitensi. Farlo, secondo Bernstein, significa essere “geograficamente miope”. l’AD rileva che nel 2022 i mercati statunitensi hanno sottoperformato, nonostante il dollaro forte. Inoltre, i fondamentali degli utili americani sono tra i peggiori nei mercati azionari globali. A questo si aggiunge che Wall Street è dominata dai settori più speculativi come tecnologia, servizi di comunicazione e beni di consumo discrezionali.

Il terzo tema si basa sull’accettazione che “il mondo sta cambiando“. Ciò vuol dire che negli investimenti si dovrebbero considerare beni reali come immobili e infrastrutture. Bernstein sottolinea che per decenni vi è stata una sottovalutazione dei beni reali e produttivi negli Stati Uniti, mentre “le infrastrutture energetiche, la capacità produttiva, le infrastrutture di trasporto, la capacità della rete elettrica e altri beni pubblici e privati critici necessitano di una significativa ricostruzione e modernizzazione”. In questo contesto, “gli investimenti in tali attività reali potrebbero rivelarsi fondamentali per la stabilità e la salute dell’economia statunitense”, conclude.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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