Investimenti infrastrutturali: prospettive rosee per l’Italia

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Gli investimenti infrastrutturali sono tornati al centro delle politiche economiche delle nazioni. Le strutture costruite nel dopoguerra fino agli anni ’80 hanno decenni di vita e sono in molti casi inadeguate. Su questa necessità di ammodentamento si sono innestati i piani di spesa che, come in Germania ma anche in Italia, affiancano il tema difesa a quello delle infrastrutture.

Tuttavia gli Stati, indebitati, da soli non riescono a fare fronte al volume di investimenti necessario. Il capitale privato diventa quindi il pilastro principale per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture. Swiss Life AM, società del risparmio gestito dell’assicuratore svizzero Swiss Life, ha presentato a Milano un evento dedicato al tema. “Le infrastrutture sono una delle asset class più rilevanti tra quelle in cui investiamo” ha dichiarato, introducendo i lavori, Antonio Iaquinta, head of Sales per il Sud Europa.

 

In questo articolo: 

 

  • Italia al centro dell’ondata di investimenti infrastrutturali
  • L’asset class si apre all’investitore retail

 

Italia al centro dell’ondata di investimenti infrastrutturali

Gabriele Damiani, responsabile Core Infrastructure investments, riporta la stima dei principali istituti internazionali sugli investimenti infrastrutturali nei prossimi 15 anni: 100mila miliardi di dollari (il dato non riguarda solo l’Italia n.d.r.). “Un’opportunità di investimento enorme – sottolinea -. Le infrastrutture sono la spina dorsale delle nostre economie”.

Antonio Iaquinta, responsabile vendite Sud Europa di Swiss Life AM
Antonio Iaquinta, Swiss Life AM.

L’Italia è tra le nazioni che sarà più interessata da questa espansione. Secondo i dati presentati durante l’evento, gli investimenti nel settore infrastrutturale italiano arriveranno a 49,92 miliardi di euro nel 2025 e manterranno un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 5,73% fino al 2033. “L’Italia è un mercato che in passato è stato trascurato dai grandi player infrastrutturali – spiega Gianfranco Saladino, head Value-Add Infrastructure dell’asset manager svizzero -. Tuttavia ora vediamo grandi e importanti fondi dall’estero che si stanno muovendo sull’Italia. La visione penalizzante del Paese che c’era in passato ora è cambiata”.

Il motore principale di questo cambiamento è la convergenza tra tre grandi direttrici: transizione energetica, digitalizzazione e mobilità sostenibile. L’Italia, sostenuta dai finanziamenti dell’Unione europea e da nuove misure governative, sta accelerando i progetti strategici in settori chiave come la fibra ottica, le energie rinnovabili e le reti di ricarica per veicoli elettrici.

 

L’asset class si apre all’investitore retail

L’opportunità dell’investimento infrastrutturale non deriva solo dalle prospettive di crescita delineate da Damiani. L’asset class, per le sue caratteristiche, è di per sé interessante. Riprende il manager: “Gli investimenti infrastrutturali sono stabili e resilienti e i loro rendimenti sono prevedibili con facilità”.

Tristan Schirra, portfolio manager Infrastructure equity di Swiss Life AM, evidenzia i risultati di una ricerca su un portafoglio diversificato con l’aggiunta di una quota del 10% di infrastrutture: “I rendimenti sono passati dal 6,5% al 6,9% mentre la volatilità si è ridotta dal 10,3% al 9,2%”. Il backtest è stato eseguito sull’orizzonte temporale giugno 2008/settembre 2024. “Ecco perché gli investitori istituzionali vi investono da decenni” aggiunge.

Ora, con la cosiddetta “democratizzazione” l’asset class diventa accessibile anche all’investitore retail, con adeguata preparazione e supporto professionale. “La normativa oggi ci permette di creare prodotti di investimento infrastrutturale pensati per gli investitori retail” spiega Iaquinta. Si tratta degli Eltif (European long-term investment funds), strumenti concepiti per canalizzare i capitali verso l’economia reale e progetti infrastrutturali sostenibili. Come “Privado”, il fondo recentemente lanciato da Swiss Life AM. “Abbiamo creato un Eltif sulle infrastrutture europee che permette un accesso mensile, offre ritorni stabili ed è redimibile trimestralmente. Così offriamo l’accesso anche gli investitori retail. Il nostro ruolo come asset manager è rendere semiliquida una asset class illiquida e che quindi, per questa ragione, paga un plus di rendimento” illustra Schirra.

“Ci focalizziamo sulle società medio-piccole – riprende Saladino – in primo luogo perché la competizione su questo target, che prevede transazioni media di 100 milioni di euro circa, è inferiore; in secondo luogo perché queste dimensioni rispecchiano un gran numero di società, soprattutto in Italia. Il nostro obiettivo è identificare asset che abbiamo la possibilità di diventare core/core+, ovvero servizi indispensabili” conclude.

Immagine di Redazione

Redazione

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