Gli investitori non possono lamentarsi del comportamento dei mercati finanziari nei primi nove mesi dell’anno. Superato lo scoglio dei “dazi reciproci” ad aprile, le Borse sono state protagoniste di un crescendo, accompagnate da obbligazioni e dall’oro. Come accade almeno da un paio di anni, parte della forza dei mercati arriva dalle società impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). Diversi analisti di mercato avvertono della creazione di una bolla a Wall Street.
Senza arrivare a scomodare il rischio bolla, quasi tutti gli investitori si interrogano sulla sostenibilità di questa corsa. Lo fa anche Giordano Lombardo, fondatore e amministratore delegato di Plenisfer Investments Sgr nella sua lettera agli investitori. Ciò che preoccupa Lombardo è che “un eccesso di investimenti in un determinato campo, per quanto importante, porta prima o poi a mal-investimenti, e al crollo delle illusioni in termini di ritorni attesi”.
La sostenibilità degli investimenti in IA
Il 2025 si caratterizza per piani di investimento record nel settore tecnologico. Solo negli Stati Uniti si stimano tra i 400 e i 500 miliardi di dollari destinati alla costruzione di datacenter, infrastrutture necessarie per supportare le applicazioni di intelligenza artificiale.
“I cicli di ammortamento di datacenter e chip sono brevi, tra 3 e 5 anni, e l’ammontare di ricavi attesi per coprire questi investimenti è enorme, circa dieci volte i ricavi attuali” sottolinea Lombardi, citando i calcoli degli esperti di settore. Il rischio è che gran parte dei flussi di cassa aziendali venga assorbita da queste spese, con possibili pressioni sulle valutazioni di Borsa.
L’alternativa dell’investimento in energia
La strategia consigliata da Lombardo prevede un approccio “obliquo” all’AI, investendo in realtà che ne facilitano lo sviluppo o in situazioni speciali, oltre a titoli tecnologici cinesi con valutazioni più contenute rispetto agli equivalenti statunitensi.
L’energia assume un ruolo cruciale. Secondo Citigroup, la domanda di calcolo generata dall’AI richiederà ulteriori 50 GW di capacità energetica globale entro il 2030, cifra quasi equivalente all’intera capacità elettrica installata del Regno Unito, con un impatto stimato di 2,8 trilioni di dollari di spesa incrementale.
In questo contesto l’uranio viene indicato come soluzione di lungo periodo per soddisfare la crescente domanda energetica collegata all’intelligenza artificiale, rafforzando il nucleare come asset strategico. “Pensiamo che la soluzione di lungo periodo al problema della crescente domanda energetica, connessa anche all’IA, sia il nucleare” commenta Lombardo.









