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Investire nei paesi emergenti? Ecco come fare con gli ETF

Investire nei paesi emergenti? Ecco come fare con gli ETF

Investire nei paesi emergenti? Non è mai stato così semplice come oggi. Almeno all’apparenza. Sono infatti numerosi i prodotti d’investimento dedicati a questa ampia categoria geografica. Al suo interno rientrano sia i paesi asiatici (tra i quali la Cina, considerata ancora un paese emergente) sia i paesi dell’America Latina, nonché quelli dell’Europa orientale. Pertanto, se è facile trovare prodotti che investono sulle azioni dei paesi emergenti o su alcuni di essi, più difficile è selezionare l’offerta giusta.

 

Un segmento di mercato in crescita

L’azionario emergente è una porzione del mercato azionario in crescita all’interno dei portafogli degli investitori. Soprattutto negli anni dei tassi di interesse a zero la ricerca di rendimento ha spinto verso queste aree geografiche che compensano il maggiore rischio con una maggiore possibilità di performance. Ancora oggi, tuttavia, l’azionario emergente rappresenta una piccola parte dell’universo azionario investibile. Trainati dalla Cina, la cui presenza schiaccia spesso quella degli altri paesi all’interno degli indici emergenti, questo segmento di mercato sta guadagnando sempre più spazio all’interno dei portafogli degli investitori di tutto il mondo che utilizzano il tassello “emerging market” per completare una diversificazione geografica costituita da America, Europa e Asia.

Nonostante la richiesta del mercato, il peso dell’asset class azionaria emergente è ancora frazionale rispetto a quella dei paesi sviluppati nei principali indici azionari globali. Per esempio, nell’indice MSCI All Country World che rispecchia le azioni quotate in tutti i mercati azionari globali, in termini di capitalizzazione complessiva gli emergenti rappresentano appena l’11% del totale.

 

Investire in azioni dei paesi emergenti con gli ETF

Sono numerosi gli ETF che investono in azioni dei paesi emergenti, un prodotto disponibile presso la grande maggioranza degli asset manager. Di questi ETF ne esistono oltre 80 in tutto il mondo dei quali 15 quotati in Italia. Alcuni hanno come benchmark indici globali emergenti come l’MSCI Emerging Markets, altri si specializzano su una sola area geografica come l’Asia o l’America Latina o l’Est Europa, altri ancora infine si concentrano su un solo paese, come per esempio possono essere il Brasile, la Cina o la Turchia.

Tra gli ETF “emergenti” quotati in Italia uno dei più capitalizzati è l’iShares Core Msci Emerging Markets che vanta asset in gestione per oltre 14 miliardi di euro. Non è il solo ETF che investe nell’indice generalista dei mercati emergenti. Quasi tutti gli asset manager hanno un prodotto che ricalca l’MSCI Emerging Market. Al suo interno la Cina è l’area geografica dominante con oltre il 30% di peso, seguita da India e Taiwan al 14% e Corea del Sud al 12%. Il primo paese non asiatico è il Brasile al 5%. Un’alternativa agli indici MSCI sono gli indici FTSE, anche questi molto gettonati dagli asset manager.
A livello settoriale gli indici emergenti vedono una netta dominanza dei settori finanza e tecnologia che rappresentano in media oltre il 40% del portafoglio, seguiti dalle società attive nel mondo dei consumi discrezionali.

 

Le varianti meno tradizionali

Con l’evoluzione dell’ingegneria finanziaria sono arrivati sul mercato anche ETF emergenti diversi da quelli tradizionali. A parte la categoria ESG che anche in questo segmento ha registrato un’esplosione di proposte, iShares offre ad esempio gli ETF Smart Beta, Lyxor offre un ETF che investe nell’azionario emergente senza la Cina. Da segnalare anche l’offerta di Xtrackers: un ETF a replica sintetica che investe sui mercati di frontiera, ovvero quei paesi non ancora meritevoli e maturi per entrare a far parte dell’indice dei mercati emergenti.

Un mondo, quello emergente, naturalmente ricco di opportunità ma anche di rischi vista la presenza di paesi politicamene instabili, non sempre democratici e con sistemi giuridici a volte poco trasparenti. Se da una parte il peso dell’economia reale è decisamente superiore a quello della capitalizzazione di mercato, gli investitori devono approcciare questa asset class con la giusta dose di equilibrio e prudenza andando alla caccia di un premio per il rischio più elevato ma consapevoli anche del maggior livello di volatilità.

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Redazione

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