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IPO: ecco le 10 peggiori del 2021 di Wall Street

Wall Street: ecco quali sono state le 10 IPO peggiori del 2021

A Wall Street il 2021 è stato un anno in cui si è visto un exploit delle IPO. La quantità di denaro che si è riversata nelle circa 400 società diventate pubbliche è stata enorme, con 30 di loro che hanno raccolto almeno 1 miliardo di dollari. Tuttavia, la maggior parte delle Offerte Pubbliche Iniziali si sono rivelate insoddisfacenti per gli azionisti dal punto di vista delle performance post-quotazione. Infatti, l’80% delle azioni delle società sbarcate a Wall Street è negoziato al di sotto del prezzo IPO, con un rendimento medio negativo del 30%. Ad essere scambiati al di sopra del prezzo iniziale di offerta sono in pochi. Tra i virtuosi vi sono la società di pagamenti Affirm Holdings, il fornitore di apparecchiature diagnostiche in vitro Ortho Clinical Diagnostics, la società canadese di servizi di rete Telus International, la piattaforma di reclutamento mobile cinese Kanzhun, la piattaforma di sicurezza informatica basata sull’intelligenza artificiale SentinelOne e il broker assicurativo specializzato all’ingrosso Specialty Group Holdings.

 

Wall Street: la graduatoria delle IPO perdenti nel 2021

Un aspetto importante da valutare nelle IPO riguarda i blocchi, che di solito vanno da 90 a 180 giorni, durante i quali gli azionisti non possono cedere le proprie azioni sul mercato. Il problema sorge quando si giunge alla scadenza di tali limiti e gli investitori vendono in massa; in quel caso è possibile che i prezzi delle azioni scendano in maniera repentina. La domanda quindi che è interessante porsi diventa: quali sono state le peggiori IPO del 2021, una volta rimossi i blocchi? Di seguito ecco la classifica delle 10 peggiori, ovvero delle azioni che hanno perso di più in Borsa dopo la quotazione, considerando però solo quelle della prima metà del 2021, dove si ha la certezza che gli investitori siano stati poi autorizzati a vendere le azioni.

 

Oscar Health 

Il primo posto è occupato da Oscar Health, piattaforma tecnologica per l’assicurazione sanitaria. Quotata a marzo 2021 a un prezzo IPO di 39 dollari, le azioni hanno perso già il primo giorno di contrattazione l’11%. Alla fine del mese di gennaio il titolo scambia a 6,71 dollari con una discesa dell’82,79%.

 

RLX Technology 

Al secondo posto si colloca RLX Technology, produttore cinese di sigarette elettroniche, che al primo giorno di quotazione a gennaio 2021 è balzato del 146% nella Borsa di New York. Da allora però vi è stato un processo involutivo con le azioni che dal prezzo iniziale di 12 dollari sono finite a 3,34 dollari, perdendo il 72,16%.

 

Oatly Gorup 

Al terzo posto troviamo Oatly Group, produttore svedese di latte d’avena, quotato al NASDAQ a maggio 2021. Lo stesso giorno le azioni sono salite del 19% rispetto al prezzo IPO di 17 dollari, raggiungendo il picco a 28,73 dollari a giugno. Il 31 gennaio il titolo ha terminato la seduta di Borsa a 7,11, con una performance in tutto il periodo di -58,17%.

 

Marqueta

Il quarto posto è contrassegnato da Marqueta, fintech californiana che è presente nella Borsa di New York da giugno, con una quotazione iniziale di 27 dollari. Al debutto il titolo è aumentato del 13%, arrivando a novembre a un valore massimo di 32,51 dollari. Successivamente è crollato, chiudendo il mese di gennaio 2022 a 11,80 dollari e facendo registrare un passivo post-quotazione del 56,29%.

 

Full Truck Alliance

Al quinto posto c’è l’azienda di autotrasporti Full Truck Alliance, considerata l’UBER cinese per i camion. Divenuta pubblica a giugno, è cresciuta del 13% il giorno stesso della quotazione a Wall Street, rispetto al prezzo IPO di 19 dollari. Alla fine del mese di gennaio il titolo si trova a 8.40 dollari, con una discesa complessiva del 55,78%.

 

TuSimple Holdings

TuSimple, azienda di autotrasporti californiana, si colloca al sesto posto. L’approdo nella Borsa USA è stato ad aprile 2021 e il primo giorno ha visto le quotazioni arrivare fino a 41,50 dollari per chiudere a 38,43 dollari, al di sotto del prezzo di apertura di 40,25 dollari. Ora le azioni si trovano a 18,76 dollari, in calo del 53,39%.

 

Coupang

Al settimo posto vi è il gigante coreano dell’e-commerce Coupang, che si era fregiato del titolo della più grande IPO dell’anno nel 2021, prima di essere superato da Rivian. Partito a marzo con un prezzo iniziale di 35 dollari, è subito aumentato del 41%, ma lunedì 31 gennaio ha chiuso le negoziazioni a 20,82, facendo registrare una perdita in un anno del 40,51%.

 

Playtika Holding

Lo sviluppatore israeliano di giochi per dispositivi mobili Playtika Holding ha debuttato a Wall Street a gennaio 2021, con un profitto il primo giorno del 17% rispetto al valore iniziale di 27 dollari. Il mese di gennaio però le azioni hanno chiuso a 17,04, con un rendimento negativo del 36,88%, il che lo confina all’ottavo posto tra le IPO meno virtuose di Wall Street.

 

UiPath

In nona posizione troviamo UiPath, fornitore di software per processi robotici. Le azioni della società hanno iniziato a essere scambiate ad aprile 2021, festeggiando l’esordio con un aumento del 23% rispetto al prezzo di offerta di 56 dollari. Dopo aver raggiunto un massimo a giugno di 84 dollari, il titolo si è eclissato finendo oggi a 36,53, con una perdita da aprile del 34,76%.

 

Shoals Technologies Group

L’ultimo posto della graduatoria dei grandi perdenti è occupato da Shoal Technologies Group, produttore statunitense di apparecchiature per l’energia solare. L’azienda ha debuttato in Borsa a gennaio 2021 guadagnando subito il 24% dal prezzo IPO di 25 dollari. L’ultima seduta ha visto le quotazioni arrivare a 16,86 dollari, con una performance da allora di -32,56%.

 

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Redazione

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