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IPO Wall Street: per i venture capitalist meglio aspettare tempi migliori

IPO Wall Street: i venture capitalist consigliano di aspettare tempi migliori

Le ultime deludenti IPO di Wall Street hanno smorzato l’entusiasmo delle nuove società che intendono quotarsi nella Borsa USA. Il debutto del progettista di chip britannico Arm Holdings era stato presentato in pompa magna dalla società e dagli intermediari che si sono occupati del collocamento delle azioni, ma alla fine è stato accolto freddamente dal mercato. Dal suo prezzo IPO di 51 dollari per azione il titolo è balzato del 25% nel primo giorno di negoziazione ma ha terminato il mese di settembre con solo il 4,9% di guadagno a 53,52 dollari.

A Instacart è andata peggio. La società americana di servizi di consegna online di generi alimentari ha esordito con un valore di 30 dollari per azione questo mese al Nasdaq e all’inizio degli scambi aveva aumentato il suo valore fino al 40%. Ora però il titolo si trova a 29,69 dollari, al di sotto del prezzo IPO. Un po’ meglio è la situazione dell’azienda di software di automazione del marketing Kalviyo, in crescita del 15% a 34,50 dollari rispetto al prezzo IPO di 30 dollari.

Le performance dei nuovi arrivati sono state offuscate, dopo una brillante partenza, dalla Federal Reserve, che nella riunione del 19-20 settembre ha raggelato il mercato ribadendo il concetto di tassi d’interesse alti più a lungo delle aspettative e dimezzando da quattro a due i tagli attesi per il 2024.

 

IPO Wall Street: ecco perché è meglio rinviare

Proprio la permanenza di tassi più elevati per un tempo maggiore sta spingendo i venture capitalist a sconsigliare alle startup di diventare pubbliche in questo momento. Almeno fino a quando i tassi non si saranno stabilizzati, il che significa che la Fed deve prima annunciare di aver raggiunto il picco dei rialzi. Le società di venture capital investono a lungo termine (circa 10 anni) rispetto agli investitori di private equity o pubblici. Tuttavia hanno bisogno di un’uscita come le IPO per distribuire i rendimenti ai loro investitori.

Il rinvio delle quotazioni, come consigliato, sarebbe un brutto colpo per diverse realtà tecnologiche che avevano già rinviato i loro piani di IPO a Wall Street alla fine del 2021, quando il mercato cominciava a recepire la salita dei rendimenti. Le aziende speravano che le quotazioni importanti di questo mese potessero portare un’iniezione di fiducia aprendo le porte a una serie di nuovi ingressi, ma a quanto sembra non è stato così e forse è meglio aspettare momenti migliori.

“Il mercato è stato difficile nelle ultime settimane. A meno che non ci sia una grande necessità di diventare pubbliche, consigliamo alle società di aspettare fino alla seconda metà del prossimo anno”, ha affermato Mike Volpi, socio della venture capital Index Ventures.

Jason Greenberg, co-responsabile dell’investment banking globale di tecnologia, media e telecomunicazioni di Jefferies, ritiene che, con le quotazioni pubbliche che rimangono rischiose, “le startup più propense all’IPO sono quelle costrette da fattori che vanno oltre gli obiettivi tradizionali di raccogliere capitale di crescita o fornire liquidità”.

Paul Kwan, amministratore delegato della società di venture capital General Catalyst, focalizza l’attenzione sul fatto che gli aumenti dei tassi d’interesse pesino particolarmente per le startup private non redditizie. Questo poiché sono valutate sulla base del loro flusso di cassa futuro che, attualizzato a un costo più alto, risulta essere inferiore. “Fino a quando i tassi non si stabilizzeranno, è improbabile che ci sia una ripresa delle IPO”, ha affermato Kwan.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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