Jensen Huang di Nvidia difende l’intelligenza artificiale: non distrugge posti di lavoro

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L’intelligenza artificiale non va temuta, ma capita e integrata nelle competenze professionali. Questo è il messaggio lanciato da Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, in un’intervista all’edizione 2025 di Nvidia GTC (GPU Technology Conference), la conferenza globale sulle tematiche legate all’AI (Artificial Intelligence) che riunisce sviluppatori, ingegneri, ricercatori, progettisti e professionisti IT da tutto il mondo. La dichiarazione arriva in un contesto in cui si discute animatamente sul pericolo che la nuova tecnologia possa distruggere posti di lavoro. Molte aziende stanno licenziando, ma non sono pochi gli osservatori specializzati a ritenere che in realtà le mosse di queste società siano da attribuire a fattori diversi dell’intelligenza artificiale. In questo articolo:

 

  • Intelligenza artificiale: cosa ha detto Huang
  • Trump sferra un fendente a Nvidia

 

Intelligenza artificiale: cosa ha detto Huang

Il top manager di Nvidia rigetta il concetto di sostituzione dei dipendenti con l’intelligenza artificiale nello svolgimento delle mansioni, ma ha parlato di un altro tipo di sostituzione: chi integra l’AI nelle proprie competenze prenderà il posto di chi invece non lo fa. In poche parole, bisogna adattarsi per sfruttare le opportunità che la tecnologia presenta. L’integrazione tempestiva con l’AI, quindi, non solo permette la sopravvivenza professionale, ma porta a un arricchimento personale, sottolinea Huang. Quindi, l’amministratore delegato esorta le persone a prendere confidenza con strumenti molto potenti come ChatGPT, Claude AI o Sora, che hanno rivoluzionato il mondo dell’intelligenza artificiale.

Un altro problema molto dibattuto è quello della sostenibilità ambientale. L’AI elabora una quantità enorme di informazioni che vanno gestite da infrastrutture estremamente energivore come i data center. Al momento non c’è una soluzione per adottare un approccio di energie pulite evitando di alterare l’ambiente. Per questo è tornata di moda l’energia nucleare dopo anni di oblio. I giganti tecnologici che gestiscono i data center come Amazon, Alphabet e Microsoft hanno concluso importanti accordi con aziende operative nel settore dell’energia atomica. Huang riconosce le problematiche ambientali connesse allo sviluppo dell’AI, ma ritiene che la stessa intelligenza artificiale possa contrastare il cambiamento climatico attraverso modelli predittivi. A ogni modo, Nvidia sta attuando misure sostenibili, utilizzando esclusivamente energia rinnovabile. In definitiva, l’intelligenza artificiale non può essere evitata, secondo Huang, quindi bisogna scegliere da che parte stare, se adeguarsi al progresso o rimanere ai margini.

 

Trump sferra un fendente a Nvidia

L’intelligenza artificiale è al centro del business di Nvidia. I chip più potenti realizzati dal gigante di Santa Clara servono per alimentare i modelli generativi, i data center e le infrastrutture di rete. Questo permette alla società di fatturare centinaia di miliardi di dollari, consolidandosi nel ruolo di più grande progettista di semiconduttori al mondo. Tuttavia, l’azienda sta combattendo contro le strette dell’amministrazione Trump sull’esportazione dei chip di fascia alta Blackwell fuori dal territorio americano, soprattutto in Cina, dove Nvidia realizza una buona parte delle sue entrate.

In una dichiarazione di domenica sera nel corso di un’intervista andata in onda nel programma “60 Minutes” della Cbs, “The Donald” ha dichiarato che solo i clienti statunitensi dovrebbe avere accesso ai chip Blackwell. “Non permetteremo a nessuno di averli, a parte gli Stati Uniti”, ha affermato. Questo cosa significa? Il suggerimento più immediato è che il governo americano sia pronto a un nuovo giro di vite dopo le restrizioni attuate finora sui semiconduttori all’avanguardia.

Prima del vertice della scorsa settimana di Trump con il presidente cinese Xi Jinping, si era parlato molto della possibilità che gli Usa permettessero l’esportazione di una versione dei chip Blackwell meno potente alla Cina. Tuttavia, l’accordo tra i due leader non include questo argomento. I falchi dell’amministrazione americana sono molto riluttanti a trasferire tecnologia di prima fascia che potrebbe essere utilizzata da Pechino per scopi militari. Nel contempo, però, anche i responsabili politici cinesi stanno esercitando pressioni sulle aziende locali per farle rinunciare ai potenti processori di Nvidia con lo scopo di stimolare la produzione interna. “Hanno detto molto chiaramente che non vogliono che Nvidia sia lì in questo momento”, ha dichiarato Huang nei giorni scorsi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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